"All dressed in uniforms so fine
they drank and killed to pass
the time... they walked in line,
they walked in line, they walked in line".
Entrino lor Signori entrino, senza falsi pudori od immotivati timori accedano a questa corte dei miracoli e mai li abbandoni la speme d'incontrare le più variopinte genti.
Degni di curiosa attenzione per lor Signori, io credo e con sicurtà affermo, saranno i personaggi del fantasmagorico spettacolo sociale di scena tra le mura e le vetrate di cotale locale, personaggi e personificazioni, dunque, che immantinente andrò a presentare e che in ordine sparso a Voi si paleseranno: frequentatori assidui dell'areopago genuense, millantatori di successi professionali, giovini e non più giovini etère tangate e discinte alla strenua ricerca di sguardi - maschili e non - offuscati dal desiderio, neo-yuppies, arrivati, non ancora partiti, eterni studenti più o meno affacendati, esponenti di spicco dell'
Ancien Regime cittadino, freaks, supergiovani, "lotofagi", ggiovani con lo scazzo, ggiovani alter(n)ati ed... artisti "cresciuti all'ombra dei vicoli" (Fama refert!). Tutti insieme, appassionatamente, per dar vita ad un glorioso e nefasto Celebrity Deathmatch.
Si vocifera che a tale spettacolo partecipino anche alcuni sparuti filosofi, ma a me non pare di aver mai avvistato siffatte sirene del sapere, al più, vi confiderò, si possono incontrare alcuni onanisti mentali... "ed è una morte po' peggiore".
Rullo di tamburi, lo spettacolo va ad incominciare.
Atto unico, atto puro
Ore 19.30 di un Venerdì qualunque: tutti dentro!
Il postribolo spalanca i battenti, ci accoglie all'interno del suo caldo ventre e pare quasi ghermirci con fare voluttuoso, lusingando e nutrendo la nostra sitibonda volontà di potenza con ambrosia frizzante a profusione, vero nettare per ognuno di noi, arroganti e dissoluti semidei di questa città.
Ed è così, con estrema semplicità, che inizia il consueto aperitivo serale, ibridandosi poi, via via che il tempo trascorre tra spensierate zingarate e facezie di ogni guisa, in pseudocena.
Ore 23.00, la bolgia infernale è già iperattiva; le frustranti reificazioni settimanali oramai obliate mediante le molteplici sostanze ingerite - od in qualunque altro modo inoculate - permettono finalmente a noi tutti di naufragare assai mollemente in un soave deliquio, mentre tutto ruota a velocità soniche: le parole, la musica, i volti e pure le "stazioni del calvario" di qualche artista, autentico Palinuro navigante sul proprio mare di sofferenze e solitudini introiettate, appese alle pareti.
Scontato affermarlo, quasi me ne vergogno, ma qui dentro gli anni ottanta sono risorti con tutto il loro potenziale eversivo, ed anche se di Kim Wilde o Billy Idol non v'è traccia acustica alcuna nell'aria viziata e viziosa del locale, dinanzi a me, ed anche dinanzi a voialtri se possedete la scellerata audacia dell'esegeta comportamentale, sfilano le luccicanti e familiari movenze di quel bel paio di plasticosi lustri quali son stati i famigerati '80; forme e contenuti, significati e significanti si fondono insieme per dare vita ad un'unica, primigenia sostanza: la "patina", motore immobile della nostra perduta innocenza.
Ore 1.00 (o giù di lì), tutti fuori o quasi!
Lo spettacolo ha una sua durata, si sa, ed una volta spostatosi all'esterno sopraggiunge, ineluttabilmente, l'annunciata morte fisiologica. Sia chiaro, altrove nuove rappresentazioni prenderanno spontaneamente vita fino a notte inoltrata, ma in questa sede ciò non ci compete.
Dunque Signori, la fiera delle vanità qui si conclude e cede il passo al tanto agognato silenzio, qualora qualcuno di voi rassegnati astanti fosse rimasto turbato od al più disgustato lo dissuado dal tirare la catena poichè nel bel mezzo di queste acque 'sì nere sono anch'io, indefesso presenzialista.
Yuri
altri punti di vista:
Questa sera al Le Corbusier