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Sono tornato alla Biblioteca Berio da post-studente. C'è sempre la stessa aria mista di studio matto e disperatissimo e cazzeggio, di infinite pause caffè nell'atrio all'aperto e diottrie che se ne vanno su manuali alti un metro e mezzo. Ma qualcosa è cambiato: il Berio Café. Dopo un restyling di quelli che non passano inosservati, il locale riapre i battenti. Sabato 22 ottobre alle 17 la festa d'inaugurazione.
E che ci sarà mai da dire sull'area ristoro di una biblioteca? Beh, le curiosità non mancano. Marcello Magazzù, esperto nel settore della ristorazione, e Paolo Vanni con la sua agenzia di marketing e comunicazione Nuova Set, hanno ridato vita ad un luogo che rischiava di rimanere sconfinato in un asettico anonimato. Come? Studiando la storia e facendo domande.
«Pochi sanno, per esempio - dice Vanni - quale sia la vera origine del nome Berio. Molti pensano sia il musicista Luciano. In realtà è un abate del Settecento, tutto preso dalla ricerca scientifica». Si occupava di elettricità l'abate, perché uno dei problemi più grossi all'epoca erano gli incendi della Lanterna, che veniva colpita dai fulmini ad ogni temporale.
Il Berio lasciò alla città circa sedicimila volumi (solo una piccola parte del suo patrimonio). Ecco come nacque la Biblioteca.
Torniamo al locale, tutto rinnovato. Dominano il giallo e il blu, che oltre ad essere i colori sociali della Berio, danno un tocco di vivacità. Una grossa novità su tutte: la cucina. In precedenza le pietanze erano precotte, mentre ora si cucina al momento. Lo staff è completamente rinnovato. Aperto dalla mattina alle sette di sera, si propone per colazione, pausa pranzo e aperitivo. Ci sono panini e piatti con primi o secondi + contorni (da 5.50 a 6.80 Eu circa). Nel locale è stata predisposta una zona con box office e una pedana per ospitare eventi culturali.
Sui muri campeggia il fumetto di una figura misteriosa, in bianco e nero. «Abbiamo giocato con il personaggio dell'abate - continua Vanni - dandolo in pasto a Giovanni Talami [fumettista della Bonelli, ndr] perché lo disegnasse a modo suo. In questo modo diventa una presenza fisica».
Punto di riferimento per giovani studenti, ma non solo. Uno degli scopi del Berio Café è di agire in collaborazione e a sostegno della biblioteca. «Il nostro obiettivo è dare un valore aggiunto alla biblioteca - prosegue Vanni - proporre un servizio di qualità ma anche attirare gente verso via del Seminario che, diciamo la verità, non è conosciuta da tutti».
Iniziative con gli studenti stranieri, presentazioni di libri e concerti accanto a primi secondi, caffè (che i ragazzi ne prendono a iosa) e tè. E la figura misteriosa dell'abate che, sotto forma di fumetto, potrebbe anche avere un seguito.
Nella foto: l'interno del Berio Café
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