Lunedì 7 novembre, il
Festival della Scienza ci ha dato la ghiotta occasione di ascoltare
Carlin Petrini, il fondatore di
Slow Food. Dopo l'introduzione di
Telmo Pievani, che ha ricordato come la nascita della agricoltura ha rappresentato una rivoluzione antropologica, facendo dell'uomo il costruttore del suo ambiente, Petrini è intervenuto per parlare del cibo come scienza planetaria.
Pievani ha spiegato che con l'agricoltura nacquero le prime forme sociali e il surplus (produzione non consumata). Uno dei risultati è stata l'
estinzione di massa di molte specie vitali a discapito di una sola: quella umana, che supera i 6 miliardi di unità. Ogni volta che si riduce la varietà, ha concluso Pievani, si riduce anche la capacità di evoluzione. La diversità è il motore dell'evoluzione.
Il movimento Slow Food porta un messaggio di saggezza antica e insieme modernissima:
il cibo come cultura, arte e scienza, da mettere al centro della nostra vita. Da come si produce cibo in rapporto con l'ecosistema si determinerà la nostra salvezza. Diversamente fra pochi secoli potremo sparire.
La natura si sta ribellando: è divenuto chiaro con la tragedia di New Orleans, che ha scioccato gli statunitensi peggio dell'11 settembre 2001. «Io non sono venuto a parlare del lardo di Colonnata o del Pesto genovese - dice Petrini - ma per ricordarvi che due foreste su cinque di mangrovie, una barriera millenaria che salvaguardava le coste investite dallo tsunami, sono sparite per colpa dei gamberetti che mangiamo noi. Le foreste di mangrovie sono sparite per costruire vasche per allevare gamberetti».
L'ecosistema della piccola pesca è finito. I casi come quello dei gamberetti sono molti. Petrini ricorda che, ritornando all'osteria del suo paese in provincia di Cuneo, non ha trovato più la peperonata fatta con i peperoni quadrati, specialità di Isola d'Asti. Ora i peperoni provengono dall'Olanda, mentre nel cuneese coltivano tulipani, che poi spediscono in Olanda. In più c'è un gran traffico di camion. Lo stesso succede con l'acqua minerale.
Con Slow Food, continua Petrini, si vuole dare dignità all'
alimentazione come scienza multidisciplinare. Dobbiamo riscoprire la gastronomia delle nostre nonne. La gastronomia è ecologia, uso rispettoso dei prodotti stagionali o di quello che si pesca nella notte.
«Ricordiamoci - prosegue - che l'identità sta nello scambio: lo dico qui a Genova, città di scambi da sempre. Noi piemontesi, per esempio, abbiamo un piatto: la bagna cauda e non produciamo né acciughe, né olio».
Per concludere, il fondatore di Slow Food auspica che
la scienza ufficiale ritorni a dialogare con i saperi tradizionali. La salvaguardia della saggezza antica ci può far scoprire come soddisfare i bisogni in modo ecologico. La risposta sta in una rete di economie locali. Le comunità di pescatori che si incontreranno venerdì, nell'ambito di
Slow Fish, lo dimostrano: questa è la modernità.
Giorgio Boratto