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Billy Cobham
 

Billy Cobham si dà alla fusion

 
Il batterista jazz rock detta da sempre stili e tendenze. Con 'Drum'n'voice 2' mette insieme un set di stelle. Una produzione italiana
 
   

     
Genova, 10 ottobre 2006
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di Riccardo Storti
   
Leggi le altre notizie di C'era una volta il rock, a cura del Cspi, su mentelocale.it

Ricordate i Novecento? Seconda metà anni Ottanta: il loro singolo Movin' on fu una delle hit dance più ballate nelle discoteche nazionali. Ma che c'entra la storia meteorica di una band italiana con quella, sicuramente più blasonata e fondante, del batterista jazz Billy Cobham? C'entra, eccome. Sì, perché l'ultimo lavoro di Cobham (Drum'n'voice 2) è stato prodotto da Pino e Lino Nicolosi, ovvero tastierista e chitarrista dei Novecento. Il complesso - va precisato - è attivo ancora oggi e gravita nel mondo della fusion. Ne è passata d'acqua sotto i ponti, da quando ci sollazzavamo al ritmo della disco.

Billy Cobham ha una storia, ma è soprattutto la storia del jazz rock da Miles Davis in poi, quando l'ibrido genere ha cominciato a dettare tendenze (anche il progressive italiano non ne fu esente, se pensiamo agli Area, Perigeo, Dedalus, Agorà e Arti & Mestieri). Panamense formatosi in U.S.A., negli anni Settanta è colonna portante della Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, il suo album solista Spectrum (1973) è considerato dalla critica un must della letteratura batteristica di sempre.

L'abbiamo visto spesso esibirsi in Italia, anche a Genova; insomma, Cobham è un habituée del nostro Paese e questo, se vogliamo, spiega la collaborazione con i Nicolosi Bros., tanto che la recente fatica del nostro è comunque un bis a quel Drum'n'voice - All that Groove del 2001, distribuito da Sony.
Abbandonato l'intento divulgativo del primo (diamo orecchie jazz a chi non ne ha), nel volume 2 un set di star della fusion mondiale seguono le bacchette di Cobham: si adeguano alla linea del maestro ma non si conformano, realizzando un processo osmotico dai risvolti piuttosto gradevoli. Qualche nome? Brian Auger all'organo Hammond, John Patitucci e Frank Gambale (già con Chick Corea), il rivoluzionario percussionista brasiliano Airto Moreira e quello ligure Marco Fadda (spesso live con Vittorio De Scalzi), il tastierista di Spectrum (Jan Hammer), il bassista Jeff Berlin, una conoscenza hendrixiana come Buddy Miles, il chitarrista di Sting Dominic Miller. Ovviamente i Novecento al completo, come mai li avevamo ascoltati. Sulla carta un CD entusiasticamente attraente.

In effetti si tratta, comunque, di un disco che coniuga sapientemente gli aspetti più accattivanti di una fusion prossima all'easy listening, quindi con aperture al soul, al funky, a sollecitazioni latine e a generalità black. Brani facili, quindi, valorizzati ulteriormente da momenti individuali a metà tra manierismo, mestiere e virtuosismo. Ingredienti dosati senza eccessi. Ce n'è per qualsiasi utilizzo, dal lounge alla sonorizzazione radiofonica. Musica ambientale, ottima tappezzeria sonora adatta per tutte le occasioni, comprese quelle dell'ascolto puro e semplice. Non poteva essere che così: alcuni marchi emergono subito, si fissano e mettono il fiocco decorativo sul dono raffinato.

Da incorniciare le zampate di Brian Auger in Waveform, il duetto/duello percussivo tra Cobham e Moreira in Ozone part 1 e in Amazon, la lezione afro-zawinuliana di Ozone part 2 (con un eccezionale solo di basso di Berlin) e il gioiellino FM Let me breath firmato Novecento, in perfetto style council.

Se in Drum'n'voice 2 cercate l'originalità, avete sbagliato disco: il già sentito è parte integrante dell'impasto, eppure non si tratta di un'operazione scontata. Dietro a questi codici archiviati da decenni, c'è un batterista che continua a sperimentare forme, trasmettendo segnali ascoltabili da chiunque. Questo è, probabilmente, il maggior pregio del CD.

Per info
www.nicolosiproductions.com
 
 
 
 
 
 
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