2006: 250° della nascita di Mozart. E questo (già) lo sapevamo. Una marea di iniziative di ogni tipo: editori, promotori, organizzatori, musicanti e musicisti, cineasti e cinofili, teatranti e melomani. Tutti a correre, in lungo e in largo, per l'orbe terracqueo spinti dal (o dietro al) fantasma di Amadeus. Sommersi all'inverosimile dallo tsunami di carta, CD, DVD e programmazioni, tanto da trovare "dolce" il "naufragar" in queste acque.
Mozart e il cinema, o meglio,
Mozart al cinema, nascosto, come anonimo spettatore in sala, tra le pieghe sonore rilasciate come tracce nell'ordito narrativo di una (una? Più di cento...) sceneggiatura. Si presta, quella musica, ne ha gli ingredienti prioritari: la capacità di attirare lo spettatore che, rilasciato nel proprio "doppio" l'ascoltatore in sé, si emoziona nel magma di sensazioni visive e uditive.
Mozart in vita (e
postmortem) a Vienna. Venti dimore e racconti di Storia e di storie, oggi, talune, abbandonate alla quotidianità di un Megastore o di ristorante etnico. "Quotidianità" potrebbe fare rima con "banalità", ma sarebbe troppo semplice. La vita scorre ad altre e alte velocità: tra clienti non ci si preoccupa di chi fu quello spazio, ora occupato da un esercizio commerciale. Càpita ma non tutti l'hanno capìta.
È utopia la sintesi tra "categorie" così lontane? Non di certo per il musicista e musicologo
Francesco Leprino (negli anni Settanta, quelli del progressive, uno dei primi a smanettare con la musica elettronica in Italia) che, con il suo delizioso
video-documentario In casa mia v'aspetto! Mozart a Vienna (prod. Al Gran Sole, Milano, 2005), ci porta a zonzo per Vienna. Scorrendo e scorgendo le varie dimore del nostro, Leprino tratteggia una particolarissima biografia, contrappuntandola ad effetto con citazioni di film che hanno utilizzato commenti musicali mozartiani.
Un lavoro di magistrale finitura e di raffinata creatività: Leprino fa parlare Mozart attraverso la corrispondenza privata, ne mette in luce quell'
umanità simbiotica al
genio, senza eccessi e prevedibili sempli-amplificazioni romanzesche o romanzate. Un'operazione anche di attenta
ricostruzione filologica.
Ma questo non basta: la voce fuori campo del fantasma, dà corpo alle immagini del film che, grazie al link della partitura, crea letteralmente una nuova pellicola, in apparenza cresciuta sull'accordo dei contrari.
Mozart in crisi con chi sta in alto, si trova in compagnia con uno svagato (e osservato: sempre dall'alto)
Jim Carrey in
Truman Show sulle note del
Rondò alla Turca della sonata K. 331. Mai maggior sentore di morte si potrebbe avvertire fondendo le parole di Amadeus con il finale di
Teorema di Pasolini: osserviamo Massimo Girotti procedere verso la fine, accompagnato dal
Requiem, e vediamo Mozart. Così come la scena della crocifissione di Cristo ne
Il Vangelo Secondo Matteo, innalzata all'ennesima emozione grazie alla sconvolgente Musica funebre massonica K. 477.
E così per
La mia Africa di Pollack,
Saranno famosi di Parker,
PerdutoAmor di Battiato,
La vita è bella di Benigni,
Due sotto il divano di Neame (e reso famoso dal duo Glenda Jackson-Walter Matthau),
Alien di Scott,
Gli inesorabili di John Huston,
Io ballo da sola di Bertolucci,
Intrigo internazionale di Hitchcock e potremmo continuare...
Un'opera ricca, densa, per nulla erudita ma dotata di sana vivacità intertestuale. Il bello di
In casa mia v'aspetto! risiede proprio nella
semplicità dell'impostazione volta a coinvolgere lo spettatore: novanta minuti in volata continua, leggeri e, al tempo stesso, profondi. Proprio come Mozart (ha insegnato).
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