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È dopo la Grande Guerra che Anna Hosp, dinamicissima donna di origine altoatesina, decide di ridare a Genova e ai suoi appassionati di birra, dopo tanti anni, una vera e propria Birreria in stile Tirolese.
Ingredienti fondamentali furono un ampio locale ubicato in zona centrale, ottima birra, cucina tipica e tanta tanta passione ed entusiasmo da trasmettere a una città che ormai aveva quasi dimenticato le sue magnifiche birrerie di inizio secolo. Ecco quindi nascere la Birreria "Al Tirolo" - conosciuta anche come Forst - in piazza della Nunziata; la birra arrivava direttamente da Merano in fusti di legno, ne venivano spillate due differenti tipologie: birra scura e birra chiara. La seconda, una Lager Forst di circa 5°, era la più bevuta, ma anche la scura St.Sixtus (7,5°) era apprezzatissima: classificata come la miglior doppio malto scura mai bevuta a Genova, veniva definita "così corposa che sembrava di mangiare un panino". La Birreria Forst era troppo legata all'Alto Adige per cedere alla tentazione dei mass da litro bavaresi: serviva birra in boccali da quarto o da mezzo litro, "spillati con sentimento" con almeno due dita di schiuma a bicchiere, come è regola ovunque si voglia servire una buona birra.
La temperatura di servizio della Birra era curatissima: negli anni '50, quando non esistevano i sofisticati impianti di refrigerazione odierni, in birreria arrivavano giornalmente sacchi di iuta contenenti grossi blocchi di ghiaccio che, rotti col punteruolo, venivano posizionati sulle serpentine per refrigerarle e quindi far sì che la birra spillata fosse fresca.
Nel caso in cui fosse risultata troppo fredda? Nessun problema, esistevano dei veri e propri scaldabirra: cilindretti di acqua calda che, immersi nella birra e appesi al bordo del boccale, la portavano a corretta temperatura.
Un prezzo orientativo per un boccale di birra? Alla fine degli anni '50 si aggirava sulle 60 Lire.
La cucina era un altro punto di forza della Birreria: i pochi piatti serviti erano squisiti e qualsiasi genovese non proprio di tenera età li ricorda con grande entusiasmo: gulasch, carrè, landjäger, i caratteristici brezel e speck su tutti.
La Birreria divenne ogni giorno sempre più importante e famosa in tutta Italia, fino ad essere comparata alla mitica "Birreria Taverna Dreher" di Trieste e tanto da ottenere un servizio dalla televisione tedesca.
Un corridoio col bancone all'entrata, una scaletta ed ecco la sala con i tavoloni in legno e posti per quasi un centinaio di commensali; angolo più pregiato della birreria è il Bier Stube, dove per anni ogni Natale, dopo la Messa di mezzanotte, si riunisce in via ufficiosa il Coro del Monte Cauriol a festeggiare cantando e brindando con ottima birra scura.
"Al Tirolo", proprio come nelle birrerie tedesche, era frequentata da un pubblico eterogeneo: dallo studente delle vicine Facoltà di via Balbi alle famiglie in cerca di una piacevole e gustosa cena, dalle persone di età che sorseggiano la loro birra leggendo un libro ai tantissimi stranieri sempre presenti. Tra questi i più illustri erano comandanti e alte cariche delle Marine Straniere, che usavano portare gagliardetti e scudetti in legno della propria nave lasciandoli in dono alle pareti della Birreria. Altro illustre cliente: il Console di Germania, che nella Birreria era di casa.
Non era affatto raro vedere "il Tirolo" vestito a festa e gremito di persone eleganti in occasione di matrimoni, comunioni e cresime.
Durante il fine settimana riuscire a trovare un posto in Birreria era una vera e propria impresa: c'era sempre una lunghissima coda per tutto il corridoio nell'attesa di placare la sete con un meritato boccale di birra.
L' altra birreria, insieme al "Tirolo", rimasta nella memoria dei genovesi, è la "Monica": aperta nel 1966 da una simpaticissima signora altoatesina, ex dipendente proprio della Birreria "Tirolo" e ubicata nell'adiacente via di Vallechiara. L'impronta del locale era simile, anche se la "Monica" si distingueva per le ottime specialità culinarie tirolesi e per la qualità dei prodotti: squisite minestre d'orzo, polenta e gulasch, appetitose insalate di wurstel, prosciutti cotti alla brace e una torta di mele fatta in casa a quanto pare indimenticabile.
Nei primi anni di apertura la birra, servita solo se accompagnata al cibo, era Dreher. Eccezionale la scura, spillata sempre con gran maestria.
La "Monica" ebbe un tale successo da raddoppiare in pochi anni le proprie sale, fino a raggiungere un centinaio di posti a sedere. Anche qui come al "Tirolo" le code durante il fine settimana erano interminabili: tantissimi erano infatti i genovesi incuriositi e desiderosi di provare i gustosissimi piatti tirolesi.
Allontanandoci solo un po' dal centro, arrivando a Castelletto, ecco la Birreria Timossi: ubicata nel bel mezzo della Spianata, era gestita da un ex soldato tedesco che, finita la guerra, si narrava fosse rimasto in terra genovese per amore di una ragazza.
Il locale dalle dimensioni limitate, una cinquantina di posti a sedere, rappresentava un'ottima alternativa alle birrerie più centrali.
La birra era Dreher e il cibo di buona qualità.
Negli anni '70 in via Gramsci, a due passi dai portici di Caricamento, ecco sorgere una nuova birreria, dal nome molto invitante: "Bavaria". Il locale era distribuito su due piani: una sessantina di posti a sedere intorno a tavolacci in legno, illuminazione fiacca, fumosissimo, con un forte odore di birra ovunque e il vociare potente dei commensali, spesso marittimi intenti a placare la loro sete. Veniva spillata ottima birra bavarese e la cucina, rigorosamente tedesca, era davvero degna di nota.
Purtroppo questa birreria aveva una grossissima pecca: aperta tutta la notte, era spesso frequentata da personaggi quantomeno discutibili, col risultato di allontanare sempre più la clientela regolare, che finì così per frequentare esclusivamente il "Tirolo" della Nunziata.
Ancora oggi per i genovesi Birreria è sinonimo di "Tirolo" o di "Monica" e i nostalgici si dividono tra chi preferiva l'uno o l'altro.
Per chi, come il sottoscritto, non ha potuto godere di tanta grazia, non rimane che ascoltare i racconti dei nonni o dei genitori, magari proprio davanti ad un bel boccale di birra spumeggiante.
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