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Agricoltori armati contro gli OGM

 
Nonostante Bruxelles e la soglia del 9%, banditi dalla produzione bio. Appelli e iniziative. Dal 7 luglio il mercato @ p.zza della Mercanzia
 
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Genova, 28 giugno 2007
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di Marina Seveso
   
cocomero
 
Sul dibattito EU intorno alla soglia di contaminazione accidentale leggi anche Speriamo in bio
La recente decisione UE di "far passare" la soglia di contaminazione accidentale dello 0,9% anche per i prodotti biologici sta sollevando un bel polverone, almeno in Italia. La nostra produzione biologica, che più di altre si basa su un presupposto di qualità e affidabilità, teme di essere danneggiata prima di tutto nella percezione dei consumatori.
L'equazione "se gli OGM ci possono essere vuol dire che ci sono" per il momento infatti non è vera: i regolamenti del biologico vietano esplicitamente il ricorso a qualsiasi prodotto geneticamente modificato e, in caso contrario, non ottengono la certificazione.
La contaminazione "accidentale" è una norma introdotta per l'agricoltura industriale, in modo che terreni coltivati intensivamente e vicini a produzioni OGM, per esempio, non possano essere penalizzati, qualora nel raccolto fosse rilevata la presenza - fino allo 0,9% appunto - di prodotti del terreno OGM.
Ma, soprattutto, la norma è valida per quelli che vengono chiamati i "lavorati", cioè i prodotti industriali pronti da consumare, che spesso assemblano ingredienti provenienti da coltivazioni disparate: proprio per evitare il rischio di equiparazione dei prodotti a marchio "bio" con gli altri, l'intero Parlamento europeo aveva chiesto a larga maggioranza che il biologico fosse differenziato con norma più restrittive, che avrebbero accettato solo lo 0.1% di contaminazione accidentale. E ricordo che lo 0,1% vuol dire in pratica zero assoluto, perché corrisponde alla semplice possibilità di oscillazione degli strumenti di misurazione. Ma la Commissione UE, come già si diceva, ha ignorato il parere del Parlamento e ora il rischio è che alcuni consumatori vengano distolti dal biologico dall'attenzione posta dai media su questa teorica soglia di contaminazione: che in realtà non annulla affatto il divieto assoluto di impiegare OGM, né l'attenzione che i produttori biologici pongono nell'evitare qualsiasi tipo di contaminazione, a partire dal terreno su cui coltivano.

Ma la questione non è solo il timore per un mercato che sta conoscendo un momento felice grazie all'accresciuta consapevolezza delle persone verso la propria salute e quella dell'ambiente, ché in verità rilancia molte questioni finora rimaste troppo in sordina nel variegato mondo del biologico, prima fra tutte la necessità di fare dell'Italia un Paese OGM-free. Nel nostro Paese, infatti, le grandi estensioni di terreno semplicemente non ci sono, e l'avanzare delle coltivazioni OGM - che per ora sono piuttosto limitate - rischierebbe di portare a una contaminazione generale dei prodotti convenzionali. Per questo alcune associazioni di categoria hanno lanciato un appello in cui si chiedono la salvaguardia e la difesa non solo dei prodotti biologici, ma di tutta l'agricoltura italiana, invitando chi opera invece nel settore bio a moltiplicare gli sforzi per un'informazione e una comunicazione corretta.

Da un punto di vista più pratico, la Coop rende noto di aver chiesto ai suoi fornitori a marchio bio di non tenere conto della soglia fissata a Bruxelles: i criteri saranno più restrittivi e verranno dichiarati in etichetta. Per chi si preoccupa, giustamente, degli OGM presenti nell'alimentazione degli animali, Coop dichiara già da anni "il rifiuto di utilizzo di Ogm nei prodotti a marchio Coop e nell'alimentazione delle filiere animali destinate alle carni, alle uova, al latte microfiltrato a marchio Coop". Non solo nel biologico, quindi, ma anche negli altri prodotti: e che il problema non sia di poco conto è dimostrato nella campagna lanciata da Greenpeace in questo periodo, contro l'utilizzo di mangimi contenenti OGM per le mucche che forniscono il latte per il Parmigiano Reggiano. L'appello al Consorzio di produzione del parmigiano affinché elimini la soia transgenica dall'alimentazione delle mucche si può firmare, e ha già raccolto quasi 7000 firme.

Comprare direttamente dai produttori, magari scambiando due parole e chiedendo informazioni, rimane comunque il metodo più sicuro e simpatico di far la spesa biologica: da qualche tempo c'è in città un Mercatino, gestito direttamente appunto dai produttori, senza intermediari, che offre buone cose a prezzi ragionevoli. Si svolge in Piazza della Mercanzia al sabato, con le seguenti date: 7 e 21 luglio, 4 e 18 agosto, 22 e 29 settembre, ma non sono escluse altre date in altri luoghi della città, forse ancora alla Loggia di Banchi come lo scorso inverno. Ci si trovano non solo frutta e verdura, ma anche salumi, miele, pane e formaggi, nonché la possibilità di affiliarsi a un Gruppo d'Acquisto. Per informazioni, si possono chiamare Jeanne Vazzoler 3407923096, o Gilberto Turbiani 3339455830, dell'Associazione L.I.S.K.A. che organizza mercatino e gruppi d'acquisto.
 
 
 
 
 
 
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