La saltellante frase di violino che avvia l'
Ouverture è già un'ironica domanda:
dove eravamo rimasti? Verrebbe facile rispondere al 1976. Scontato, perché di anni ne sono passati oltre trenta da quel
Concerto Grosso n. 2. I
New Trolls ripartono da quello schema senza richiamare fasti passati ma, semmai, raccogliendo idee maturate con intelligenza e oggi, finalmente, elargibili al grande pubblico.
Ad essere precisi, la forma non è quella del concerto grosso barocco a cui siamo abituati;
The Seven Seasons (
Aereostella/
Edel - 2007) ha una scansione che potrebbe ricordare quella dell'antica suite di danze, se non fosse per le indicazioni "classiche" dei movimenti. Nodo portante la
contaminazione tra musica colta e rock per le parti strumentali, sorretta da un portato melodico di canzoni strutturate secondo un (det)taglio raffinato e curato nei minimi particolari.
Se le radici dei
New Trolls si collocano tra
Senza orario senza bandiera e il primo concerto grosso (con gemme da
Searching for a Land al
Concerto Grosso n. 2),
The Seven Seasons risulta l'evoluzione naturale (e attuale) del gruppo che fu, nella duplice sostanziale anima
De Scalzi-
Di Palo. Verrebbe da dire, un fiume in piena spinto all'autocitazione. Gli appassionati, di certo, stanno gareggiando con il gioco dei richiami. In realtà tale esercizio non giova ad una seria analisi. Quel discorso interrotto, ormai, da una serie di decenni, ora è ripartito ed è inevitabile che la lingua parlata non sia mutata, ma si serva, addirittura, di un vocabolario più ampio.
D'altra parte sarebbe assai limitante circoscrivere questo lavoro entro etichette di comodo, progressive compreso. Il concerto grosso, nell'accezione del '71, ovvero il
confronto, scontro e dialogo tra orchestra sinfonica e rock band, permane in alcune tracce paradigmatiche (
The Knowledge, lo Scherzo haydniano
Future Joy,
Barocco'n Roll, ampi tratti della suite
Simply Angels).
I
New Trolls, poi, arrivano a lambire addirittura
contorni da colonna sonora nella suggestiva
The Seventh Season (introdotta dalla cadenza di violoncello) e nella morriconiana
One Magic Night, brano arricchito dalla complessità degli impasti vocali (il trasporto di
Vittorio De Scalzi, il sostegno del coro guidato da
Nico Di Palo e l'intervento lirico della soprano
Madelyn Monti che getta luci pucciniane).
Le sezioni più lente - quelle condotte verso gradazioni tra l'
Adagio e il
Larghetto - ampliano, invece, percorsi tematici di notevole caratura:
Intro and Canone nasce da un preludio di chitarra classica capace di articolarsi in un momento corale, che dà il La all'andante
Testament of Time, pagina dalle forti rifrazioni barocche. Nella ballad
Dance with the Rain (anche in italiano come
So che ci sei) lo scambio tra vocalità corale e variabilità timbrica, si intersecano felicemente con efficaci interventi di flauto traverso; ad effetto il pathos calcolato di
To Love the Land, opportuna variazione sull'
Adagio del
Concerto Grosso n. 1.
Cambi di tempo, trame pianistiche e preziosismi di natura corale regolano il rondò di
The Ray of White Light: si risentono quelle voci, reduci da
Le Roi Soleil ma anche dalla dimenticata (ingiustamente)
Dancing.
Vittorio De Scalzi si prodiga in un'introduzione pianistica (
The Season of Hope) dalle mosse impressionistiche presto mutate dall'incedere altalenante di un infuriato tempo dispari. La cellula portante di questa composizione diventa tessuto connettivo per orchestra e gruppo in
Simply Angels: interventi solisti (
Maddalone e la sua elettrica in primis), un interludio lento dalle sonorità piuttosto attuali (avete presente le ultime cose di Sting?) e una ripresa di
The Seasons of Hope generano un quadro accattivante dalle numerose sorprese musicali.
Con i
New Trolls suona la
The White Light Orchestra diretta dal violoncellista genovese
Stefano Cabrera; i testi in inglese sono di
Shel Shapiro, produzione di
Franz Di Cioccio e
Iaia De Capitani. Certo, i
New Trolls non provengono dal nulla, ma ciò che riempie di gioia è che siano tornati. E non potevano farlo meglio con un'opera di alta qualità. Per di più dedicata a chi
scovò l'idea del Concerto Grosso (e non solo). Quel
Sergio Bardotti che ci ha lasciato lo scorso aprile...