Kairos. Dal greco,
momento giusto,
opportunità,
occasione. Sarebbe bello riuscire a considerarli sempre sinonimi di
vita.
Diabasis Ballet ha presentato ieri sera (lunedì 16 luglio), in prima nazionale (in replica solo
martedì 17 luglio), la nuova creazione della sua direttrice artistica
Maria Grazia Sulpizi, nella cornice accogliente di piazza San Matteo, all'interno della rassegna
In una notte d'estate organizzata da
Lunaria Teatro.
Quattro segmenti dinamici che compongono un'unica intuizione di movimento, in un'idea di danza contemporanea che si appoggia a una sensibilità molto diffusa nell'ambiente, compensando con l'energia e la dedizione una certa mancanza d'originalità. I connotati sono esposti:
le coreografie mimano la vita, a volte rasentando il teatro-danza, altre volte facendosi semplice pulsione emotiva, esito del vissuto senza diaframmi.
C'è il gusto della citazione pittorica e al contempo del riferimento pop, in una commistione di "alto" e "basso" che funziona e che si srotola con chiarezza davanti agli occhi durante tutto il primo segmento: l'incipit silenzioso (di un silenzio urbano, assai suggestivo, increspato di rombi meccanici, vociare distratti, latrati canini e strilla di gabbiani) è un flusso e riflusso di passi composti che scandiscono il tempo della vestizione dei ballerini; poi cuffie bianche isolano i corpi dai volti e focalizzano l'attenzione sugli strumenti della narrazione. Il gruppo si compatta e compone, poi si scioglie. E mentre in primo piano la giovanissima
Irene Pisotti (appena 17 anni, talento evidente e di grande espressività, che si staglia per grazia e precisione nella compagnia) disegna trame vorticose e di un erotismo inconsapevole e tutto inesploso, in controcampo le altre due coppie contrappuntano la percezione con duetti ora nevrotici, ora placidi, quasi esangui.
L'esibizione segue il suo percorso: un corteggiamento languido (forse un po' impacciato) sulle musiche suadenti di Aphrodite, poi un quadro di gruppo con valigie, in cui il rombo ansiogeno di una musica elettro-pop puntualmente invasiva (
Stefano Cabrera l'ha composta direttamente in sinergia col gruppo) scuote corpi impegnati a soffrire una quotidianità isterica e straniante. Infine, l'acmè della scalata, con un'onda altissima di percussioni che travolge spettatori e ballerini (camuffati ora in camicie arancio, che danno ai corpi l'aspetto di fiamme), vibrando in entrambi all'unisono e chiamando anche l'applauso a scena aperta.
Menzione per tutti, giovanissimi, senza esclusione: oltre alla già citata Irene,
Virginia Scudeletti,
Claudia Cipollina,
Ylenia Somma e
Stefano Tubolino.
Fine delle danze.
Applausi.