Non c'è stata ieri, 17 luglio 2007, l'attesa conversazione tra
Gianni Berengo Gardin, uno dei più noti fotografi italiani, e
Don Antonio Balletto, teologo genovese: quest'ultimo, infatti, per problemi di salute non ha potuto partecipare alla presentazione del volume fotografico
I mille volti dell'utile, che si è ugualmente svolta nell'atrio di Palazzo Ducale.
È stata, comunque, una buona occasione per approfondire un argomento, quello della
cooperazione sociale, che ha spesso troppe difficoltà nel farsi conoscere. Il libro di
Berengo Gardin raccoglie infatti tutte le immagini scattate in diverse cooperative sociali liguri e recentemente esposte in una
mostra fotografica allestita prima a Genova, poi a Sestri Levante. «Non sapevo molto delle cooperative sociali» ha dichiarato il fotografo, «ed è stato interessante scoprirle qui a Genova. È sorprendente il numero delle cooperative presenti in Liguria, e anche
Walter Veltroni, a cui pochi giorni fa ho consegnato una copia del libro, ne è rimasto colpito».
In effetti, nella nostra regione sono centinaia le cooperative sociali, e superano di gran lunga le diecimila unità gli addetti che vi lavorano: «ma non c'è da sorprendersi» ha affermato l'Assessore alla Cultura
Giorgio Devoto, «perché rimboccarsi le maniche nei momenti di bisogno è insito nel Dna dei genovesi».
Le difficoltà principali che riguardano le cooperative, però, sono costituite dalla
diffusa ignoranza sulle dimensioni del problema sociale e sulle caratteristiche delle cooperative stesse, che spesso sono confuse con il volontariato: invece,
le cooperative sociali sono un motore di sviluppo economico, sono vere e proprie attività imprenditoriali che hanno però obiettivi diversi da quelli delle normali imprese. Non mirano al profitto, ma hanno a che fare con i valori e le dimensioni dell'umano. Inoltre,
nel fare cooperazione non è solo importante cosa si fa, ma come lo si fa: e le cooperative, in questo, hanno un valore aggiunto rispetto ad ogni altra azienda, in quanto il lavoro svolto non viene fatto
per coloro che hanno un disagio, ma
insieme a loro.
Quest'ultimo aspetto è forse ciò che maggiormente emerge dalle fotografie di
Berengo Gardin: esse mostrano più di ogni parola cosa significa operare
nel mondo della cooperazione sociale. «Guardando ognuna delle foto contenute nel volume» ha spiegato ancora
Devoto, «si riesce a vedere tutto quello che c'è dietro, fattore che di per sé è importante nell'arte della fotografia, ma che lo è ancora di più per un settore come quello dell'intervento nelle realtà più deboli».
In chiusura dell'incontro, un'anticipazione per quanto riguarda il futuro della mostra
I mille volti dell'utile: innanzitutto sono in programma altre tappe sul territorio regionale, e poi, probabilmente verso la fine dell'anno, si pensa di ripetere l'iniziativa fuori dai confini non solo regionali, ma anche nazionali, con un'esposizione a Bruxelles.