Il Waterline di Carpani e Tagliapietra

Il Waterline di Carpani e Tagliapietra

Un progetto ambizioso. In parte fermo ai Genesis. In parte costruito su brani dalle colorazioni più fusion. Con un omaggio a J.S. Bach

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Genova - Martedi 31 luglio 2007

La rubrica C'era una volta il rock, curata da Riccardo Storti del Centro Studi per il Progressive Italiano va in vacanza. Ci si rivede a settembre!

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Prendiamo un promettente tastierista dalle buone capacità tecniche (Alex Carpani), cresciuto a pane e Genesis, tanto che, oggi, dal suo abbecedario, è capacissimo di sciorinarvi tutta la modulistica del caso. Un progetto (Waterline), già sulla carta piuttosto ambizioso. Strada facendo il musico ha la fortuna e l’onore di arruolare uno tra i singer più originali della scena italiana (Aldo Tagliapietra delle Orme) e un’autorità nel campo della grafica (Paul Whitehead...quello delle copertine dei Genesis e dei Van Der Graaf). Al quadretto si unisca la produzione di una label “indie” americana (la Cypher Arts) e un sostanzioso novero di turnisti di qualità. Il concept si fa concreto (2007) e ci racconta di “waterline” che separano la battigia dall’infinito, di sirene e marinai, scogli, chiare e fresche dolci acque, cascate e onde. Temi nobili che da Coleridge arrivano al progressive nel salty dog dei Procol Harum e così via.

Alex Carpani ha il gusto della composizione ragionata, calcolata, ma non fredda perché nel suo lavoro impiega passione.
Per le prime quattro track, il CD può solo fare venire la pelle d'oca ai nostalgici del sound Seventies. Gli aggiornamenti più recenti si fermano al neoprog tra anni ’80 e ‘90 (Marillion, IQ, Pallas e Pendragon). Il passo risulta volutamente (e onestamente) archeologico, fermo in maniera statica soprattutto ai Genesis: ciò è indicato dalle frasi soliste di moog sorrette dal mellotron, dagli schemi pianistici e da quelli organistici.
Poi, da un determinato punto in avanti, avviene uno stacco sempre più progressivo: la emersoniana Agua Claro (il cui approccio contrappuntistico deve molto alla lezione del Banco) cede la strada a brani dalle colorazioni più fusion: Starcurrents, Song of the Pond (con qualche ricordo dei Camel come in The Waterfall), la grintosa A Gathering Storm (godetevi i tempi composti e vi verranno in mente i degli ex Osanna Rustici e D’Anna) e la quasi easy-lounge Catch The Wave (tra Supertramp, Colosseum e Oregon: eccellenti le parti di sax di Cory Wright). Non poteva mancare l’omaggio al genio classico di J.S. Bach, con la rilettura del Preludio in Do minore BWV 847, spostato su coordinate quasi minimaliste.

Il timbro di Tagliapietra (che poteva essere valorizzato meglio sui toni medio-bassi) conferisce una ulteriore cifra evocativa ad un disco consapevole di trasmettere molteplici sapori, agendo sulla varietà di composite ascendenze. Riassunto? Genesis e derivati, Banco, Camel, Mahavishnu Orchestra ma non Orme. E qui placet a chi ha messo in condizione Tagliapietra di non essere (solo) il “cantante delle Orme” ma una voce unica, al di fuori del catalogo ormistico (provate ad ascoltarlo in Catch the Wave oppure in Starcurrents).
Waterline è un disco ben suonato, piacevole, privo di cali, ma che, talvolta, tende a limitare il proprio raggio d’azione entro lo spettro della prova calligrafica. Varrebbe proprio la pena varcare la waterline dell’esercizio di stile, perché la classe è indubbia e la squadra, sostanzialmente, vincente.

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Alex Carpani
Waterline - (Cypher Arts, 2007)

Sul web:
Progetto Waterline
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Aldo Tagliapietra
Paul Whitehead
Cypher Arts

Riccardo Storti

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