Franco Carlini è mancato improvvisamente la scorsa notte. Aveva 63 anni ed era uno dei maggiori esperti di nuove tecnologie in Italia. Stamattina, ironia della sorte, sul
Manifesto è uscito il suo ultimo articolo. Un vero guru, come si dice oggi. Genovese, studi universitari in Fisica, da sempre univa la passione per le scienze, per il giornalismo e per la politica. Collaboratore del
Corriere della Sera dal 1989, su cui scriveva di web economy; sin dai primi anni Settanta perno del
Manifesto, lavorava anche con
L'Espresso e la Rai. Il 14 luglio scorso aveva festeggiato i dieci anni di
Totem, società di web content e web design da lui fondata nel 1997. Un vero fiore all'occhiello per Genova, una piccola realtà conosciuta a livello nazionale per la sua eccellenza nel settore della e-sfera.
Simona Campanella parla a nome di tutti, dei "suoi ragazzi". Trova con difficoltà le parole: «è una botta durissima, mancherà molto a tutti, come amico e come collega». Nata nelle aule del corso di giornalismo dell'università di Genova, dove Carlini insegnava informatica, Totem è una di quelle belle idee che raramente si concretizzano. Oggi ci lavorano una quindicina tra giornalisti professionisti, programmatori e web designer. Com'era lavorare con lui? «In un parola, stimolante - dice Simona - tutti i giorni arrivava con un spunto, un'idea su cui noi potevamo lavorare e crescere continuamente».
Ecco come lo ricordano su Visionpost.
È una grave perdita per il mondo della scienza e dell'informazione. La notizia è giunta a ciel sereno, inaspettata, talmente improvvisa da risultare incredibile, come dice
Francesco Paternò del
Manifesto: «molti qui in redazione non ci credono ancora. Franco era una parte importantissima di questo giornale, lascia un grande vuoto». Paternò - amico e stretto collaboratore di Carlini - cura le pagine di
Chips & Salsa, una rubrica che è presto diventata un punto di riferimento irrinunciabile per chiunque si occupi o è appassionato di internet, e fenomeni socio-economici legati alla rete. «Colpiva la sua lucidità e la sua grande rapidità. Gli piaceva discutere, anche animatamente, ma sapeva ascoltare», dice ancora Paternò.
Rossella Panarese, curatrice di vari programmi per
Radio 3 Scienza, ricorda il rapporto con Franco: «è stato uno dei più cari collaboratori di questa radio. Quando c'era qualcosa di importante in ballo lo chiamavo sempre. Non era mai scontato, anzi, si innervosiva molto di fronte alle cose banali. E poi è stato anche un grande amico, era molto generoso».
Andrea Rocco della
Genova Film Commission, anche lui collaboratore del
Manifesto, lo conosceva dai tempi dei boy scout. «Aveva una decina d'anni più di me, ma le nostre strade hanno continuato ad incrociarsi fino ad oggi. L'ho visto cinque giorni fa per parlargli di un progetto nuovo. Era in forma smagliante, più creativo che mai e pieno di idee.
Franco era curioso verso le cose, le idee e le persone. Aveva sempre gli occhi aperti, mai in modo banale. Doti rare, soprattutto a Genova. Non è un caso che abbia fondato Totem: un'impresa con un gruppo di ragazzi giovani, non provinciali, attenti alle cose del mondo».
Un guru militante.
Amanzio Pezzolo, la storia del porto di Genova in persona, lo ricorda con la sua solita verve: «me lo ricordo alle manifestazioni, era sempre scompigliato, possibilmente con le stringhe slacciate. Era un bravo professionista e soprattutto un grande amico: aveva un'idea del giusto - cosa che non molti hanno - dava un senso alle cose. E sul lavoro metteva una dedizione rara. Fu tra i maggiori artefici di
Habib (inserto culturale del Manifesto uscito nella prima metà degli anni Novanta) un'iniziativa che non ha più avuto simili, cresciuta fuori da ogni steccato».
«È anche per merito suo se oggi faccio la giornalista - racconta
Laura Guglielmi, direttore di mentelocale.it - ha letto, corretto e pubblicato i miei primi pezzi, prima sulla rivista "I magazzini del Sale" e poi su "Il Manifesto". Non era una persona facile, era un po' burbero, ma bastavano poche sue parole perché tu capissi come andava scritto un pezzo e perché andava scritto. Lo voglio ricordare con quel suo sorriso dolce, perché Franco aveva una parte molto bella che mancherà a noi tutti. E voglio ricordare anche la sua dedica che aveva scritto a mano sulla mia copia di "Chips & Salsa" del 1995: "Io ormai senza parole, di fronte a tanto dialogare. Ma forse basta un sorriso" f.»
Anche il presidente della Regione Liguria
Claudio Burlando l'aveva chiamato per le sue competenze: «sono profondamente colpito dalla scomparsa di Franco Carlini - dice - di cui ricordo la preziosa collaborazione durante l'ultima campagna elettorale, in un campo come quello dei nuovi mezzi di comunicazione che l'ha visto operare ai massimi livelli». Già.
Un imprenditore critico.
Teresa Sardanelli - che dirige l'ufficio cultura e promozione del settore Musei del Comune di Genova - lo ricorda così: «ci eravamo conosciuti nei primi anni Settanta, poi per molto non l'ho più rivisto. Di recente ci siamo ricontrati: mi ricordo che mi ha colpito la sua lucidità. Nonostante abbia creato un'impresa di successo e si sia confrontato con il mercato, ha sempre mantenuto una visione critica. Spesso, in occasione di discussioni di varia natura, mi sono trovata d'accordo con lui».
Chiunque voglia scrivere un ricordo su Franco, invii una mail a
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