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Gigi Venegoni
Gigi Venegoni
 

Radici anni Settanta per due dischi rock

 
Electromantic pubblica Ante Tilt di Gigi Venegoni. La MP Records di Padova propone 'Out of Sight' dei Technicolour Dream. Le recensioni
 
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4 settembre 2007
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di Riccardo Storti
   
Sperimentazioni ardite e casalinghe che diventano embrioni di un progetto capace di cambiare la storia del progressive italiano degli anni Settanta. È quanto esce fuori dagli archivi privati di Gigi Venegoni, chitarrista storico degli Arti e Mestieri. Siamo a Torino, tra '72 e '73: Venegoni è uno studente universitario fuori corso che, infiammato dal demone musicale, decide di trasformare la sua stanza in una sorta di studio di registrazione e di incidere su un Revox ed un Tascam un bel po' composizioni, con l'ausilio di alcuni amici (Max Bertola, Claudio Montafia e Giorgio Vigliar). Il Venegoni polistrumentista - qui si destreggia tra chitarre, basso, tastiere e percussioni - è un fan sfegatato dei King Crimson, ma non ha il mellotron, così si inventa il "VenegonMellotron", ovvero un organo elettrico Farfisa il cui suono viene filtrato da effetti (Phaser e Eco). Di lì a pochi mesi, sarebbero nati gli Arti e Mestieri e il loro capolavoro Tilt. Immagini per un orecchio (prodotto dalla Cramps nel 1973).

Oggi, parte di quella genesi, è stata pubblicata dall'etichetta Electromantic in Ante Tilt: il restauro dei fossili venegoniani è stato effettuato in maniera certosina, con un risultato suggestivo, per nulla nostalgico ma, semmai, di assoluta pertinenza documentaria. È emozionante percepire nella suite Land of Trees e nella sua appendice La Marcia come emerga, dal magma montante dell'armonia, Gravità 9.81. Questi preziosi appunti di Venegoni non sono solo un lungo omaggio allo stile di Robert Fripp (Via De Amicis, Night Flight, Velvet Shadows, Aliante), ma una testimonianza di un lungo apprendistato tra disparate ascendenze: Gentle Giant (Remember The Giant e L'acrobata), PFM (Phoenix) e i corrieri tedeschi (Cantilena).

Continua la recherche psych sul suolo nazionale da parte della MP Records di Padova. Dopo i Clepsydra, è la volta dei romani . Il loro Out of Sight (2007) è un CD la cui storia parte da molto lontano. La band ruota attorno alle figure del vocalist Marco Conti e del chitarrista Fabio Porretti. Entrambi iniziarono a suonare nella metà degli anni Settanta, avvicendandosi in diversi complessi della capitale. Sound Sixties, dilatazioni psichedeliche - a poco a poco - si rigenerano attraverso l'energia del nascente punk. Sono contaminazioni anche queste, no? Arriviamo così all'83 quando, dopo varie vicissitudini, in pieno revival underground, nascono i Technicolour Dream. Questione di due anni, poi lo scioglimento e il buio, ma con il nuovo millennio, precisamente nel 2002, la fenice risorge e alla coppia di ferro Conti e Porretti, si aggiungono il poliedrico bassista Stefano Martinelli e il batterista Massimo Palego.

Out of Sight è un disco tipicamente rock, con forti radici nel passato, ma che non disdegna passaggi nell'attualità alternative. Il timbro di Conti potrebbe ricordare Wyatt o Reed, l'ensemble ripercorre trame già elaborate da entità borderline (i primi Pink Floyd, Doors, Velvet Underground, Pretty Things, Kinks, Jefferson Airplane, Grateful Dead) corrobarate da passaggi alla R.E.M., con debiti verso la scena neopsichedelica degli anni Novanta. Chitarre blues, sonorità fuzz, ritmiche garage, compiaciute imperfezioni da presa diretta e tanta voglia di raccontarsi in 4/4, immersi nel brodo primordiale di quel rock spontaneo ed epidermico del tempo che fu. Come recitano le note di copertina, "Onestà ed entusiasmo di ragazzi di mezza età".
 
 
 
 
 
 
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La copertina di 'Out of Sight' dei Technicolor
 
   
 




 

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