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Una Birra Pedavena. Grazie!

 
Lo storico birrificio del bellunese ce l’ha fatta: non chiude più. Nel 2004 ci occupammo del caso, il 22 ottobre anche Report ne ha parlato
 
   

     
25 ottobre 2006
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Birreria Pedavena
© foto: www.birrapedavena.it
Leggi le altre notizie di 'In diretta da Milano' di Cristiana Stradella su mentelocale.it

Report - la trasmissione di Milena Gabanelli che va in onda tutte le domeniche su Rai 3 - mette questa notizia come Goodnews della puntata del 22 ottobre: la Birreria Pedavena ce l'ha fatta e dopo 14 mesi dalla chiusura ha ricominciato a produrre la storica Birra delle Dolomiti.
La conduttrice chiude il servizio affermando: «È grazie a persone così se l'Italia continua a marciare nonostante tutto».

Queste persone sono gli abitanti di Pedavena o meglio sono Pedavena, piccolo paese in provincia di Belluno in cui tutti gli abitanti hanno un parente che presto o tardi ha lavorato nella Birreria.
Della storia della Birreria Pedavena mi ero occupata qualche tempo fa quando avevo scoperto la storia di questa piccola realtà tutta Italiana e la battaglia di una comunità intera per salvarla.
L'ennesimo Davide contro Golia con un lieto fine che si spera, diventi presto lietissimo. I fratelli Luciani producono Birra da tempo immemore. L'azienda nel corso degli anni si è fatta solida, talmente solida da assorbire anche il mitico birrificio triestino della Dreher e da figurare come il secondo produttore di birra italiano. L'azienda fa gola ai grandi investitori ma preferisce rimanere una realtà locale, legata al territorio, tanto da essere definita fabbrica-paese. Negli anni settanta arriva la crisi, la crisi quella vera e i Luciani cedono la Birreria alla Heineken, che nel giro di qualche anno rileva anche il Birrificio Moretti.

Nel settembre 2004 la multinazionale olandese decide inaspettatamente di chiudere lo stabilimento che produce 650.000 hl/anno, quantità irrisoria per il colosso danese. Non basta un prodotto di qualità, l'essere stati più volte premiati a livello mondiale (l'ultima volta nel luglio 2005) ed essere risultati nel 2004 la fabbrica Heineken che ha raggiunto le migliori performances tecnico produttive in Italia.
La fabbrica va chiusa.
Presentando il servizio la Gabanelli spiega che la birra è nelle mani di grandi produttori che rilevano le piccole aziende e poi le chiudono perché concentrano la produzione nei grandi stabilimenti. Ecco perché il birrificio Pedavena deve chiudere.
Ma Pedavena senza la Birreria non è Pedavena.

Cominciano così 14 mesi di battaglia vera e propria in cui tutto il paese si mobilita per salvare l'industria. Quando sono organizzati gli incontri con i rappresentanti di Heineken per cercare un accordo, è un intero paese a bordo di un pullman quello che va a Milano per trattare.
Si tratta per fare in modo che la Heineken non chiuda lo stabilimento ma lo ceda. Ma per la multinazionale cedere è fuori discussione: non si cedono stabilimenti ai concorrenti.
In 14 mesi tutta la comunità locale lotta per potere garantire la produzione industriale di birra nello stabilimento. Nascono due siti, e , dove vengono raccolte 44.000 firme a supporto del progetto per salvare la fabbrica.

La Heineken alla fine firma un impegno formale a cedere lo stabilimento se qualcuno è interessato all'acquisto.
E sono gli stessi operai che lavorano in fabbrica, un centinaio in tutto, ad impegnarsi in prima persona, cercando un compratore. Cominciano a presentarsi ad amministratori delegati e consigli di amministrazione finché finalmente non trovano qualcuno disposto all'acquisto: i friulani di birra Castello.
«Gli ettolitri prodotti ad oggi sono circa 65.000 e sembra quasi incredibile che solo un anno fa eravamo ancora in lotta per cercare di non far chiudere lo stabilimento, cancellando così con un colpo di spugna tutto quel patrimonio di conoscenze di chi sa come si fa una buona birra italiana!», scrivono sulla newsletter che festeggia lo storico obiettivo.
Ma la battaglia è appena cominciata.
Ci sono ancora 40 dipendenti che rimangono in cassa integrazione. La sfida ora è riportare anche loro al lavoro e creare nuovi posti di lavoro in modo che almeno un giovane della vallata possa tornare a lavorare nello storico Birrificio.
 
 
 
 
 
 
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