Inaugura in modo molto promettente la Stagione Sinfonica 2007-2008 del
Teatro Carlo Felice:
venerdì 14 settembre, il pubblico genovese è rimasto a lungo ad applaudire l'esecuzione dello
Stabat Mater di
Antonín Dvorák (1841 - 1904). Un applauso rivolto sicuramente ai cantanti - svettava la voce piena del basso
Paata Burchuladze -, ma soprattutto alle masse artistiche del Teatro, un'orchestra in forma smagliante e un coro assolutamente calato nella parte e fedele esecutore dell'interpretazione di
Daniel Oren. Inutile nasconderci che
quando c'è il direttore israeliano sul podio, la partecipazione e il coinvolgimento delle maestranze del Carlo Felice è totale.
È lo stesso
Oren, nel suo
discorso iniziale a sorpresa, a enunciare le due chiavi di lettura di questa esecuzione:
un'opera sacra appartenente alla spiritualità cristiana, interpretata con grande coinvolgimento religioso da un direttore di fede ebraica; una composizione che mette in musica la sofferenza umana, dedicata ad un amico,
Luciano Pavarotti, scomparso dopo una lunga malattia.
«La Madre addolorata stava in lacrime presso la Croce su cui pendeva il Figlio». Con queste parole inizia lo
Stabat Mater, un inno cattolico risalente al XIII secolo e attribuito a
Iacopone da Todi. Rivolgendosi a Maria in lacrime, davanti alla croce su cui sta morendo suo figlio, il fedele chiede alla Madre di poter anche lui accettare il dolore per amore di Gesù.
Oren coglie l'occasione per una
riflessione sul significato della sofferenza umana, e accosta il lamento di Maria a quello di Abramo, quando pensa di dover sacrificare il figlio Isacco per volere di Dio.
Perché esiste il dolore? Se non si può rispondere a questa domanda, si può però percepire
la grande dignità che l'uomo raggiunge nella sofferenza. Se riesce a non cercare sfogo in un lamento che diventa disperazione nichilistica,
nel dolore l'uomo può elevarsi verso Dio e addirittura condividere con Lui i suoi sentimenti: «O Vergine gloriosa fra le vergini, non essere aspra con me, fammi piangere con te». Un bellissimo verso dello
Stabat Mater, che Dvorák mette in musica con un Largo di grande dolcezza.
Quale dedica migliore, per l'amico Pavarotti, morto nella sofferenza, che ricordarlo mentre piange insieme a Maria?