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Un luogo aperto alle idee e alle persone, che colga le esigenze della città, senza segreti. Così Renzo Piano ha pensato il suo Genova Urban Lab, un progetto innovativo che l'architetto genovese dedica alla sua città e intorno al quale ha coinvolto Richard Rogers, chief advisor del Sindaco di Londra Ken Livingstone, Amanda Burden, direttrice al fianco del Sindaco Michael Bloomberg dell'ufficio di Piano a New York, e Oriol Bohigas, padre della Barcellona olimpica.
I lavori del laboratorio, che opererà per la città in città, hanno avuto inizio venerdì 28 settembre e sono proseguiti oggi, sabato 29: i quattro architetti hanno incontrato la Sindaca Marta Vincenzi nei locali di Urban Lab al Galata Museo del Mare per discutere sul Piano Regolatore di Nuova Generazione di Genova.
«Oggi siamo al Galata, la prossima primavera una grande imbarcazione ormeggiata in Darsena diventerà la nuova sede del laboratorio, che non sarà un luogo isolato dal mondo, ma vivrà insieme a Genova». Ma che cos'è un laboratorio urbano? «Un luogo dove si interpretano le mutazioni della città», ha spiegato Piano, «innanzi tutti i cambiamenti del suo porto, che è in continua trasformazione, poi quelli ambientali, culturali, economici. Genova è una città "diversa", seria. Non è tirchia, ma parsimoniosa; non è diffidente, ma prudente».
Ecco i punti cruciali, elaborati durante questo "tavolo delle idee" durato due giorni. Li ha spiegati Marta Vincenzi: «innanzi tutto bisogna pensare alle trasformazioni urbane non dimenticando l'equità sociale; poi c'è la sostenibilità: l'ambiente, l'energia, i trasporti, la valutazione dei costi; infine la qualità e la bellezza degli spazi. Questi tre punti faranno da cornice al nostro lavoro».
Da non dimenticare l'importanza dei micro interventi: «il Piano Regolatore deve pensare a tutti quei piccoli progetti realizzabili in pochi mesi», ha continuato Vincenzi, «un modo per recuperare l'entusiasmo ed essere pronti a sognare e a cambiare».
Tutti d'accordo nel limitare l'espansione della città, «i costi sono molto alti, per questo Genova deve darsi un confine e costruire sul già costruito». A questo proposito Piano ha riproposto il progetto che vede la sostituzione della sopraelevata - che l'architetto definisce «un disastro e al tempo stesso una grande risorsa» - con una monorotaia che parte da Brignole e arriva fino all'aeroporto. E proprio sull'aeroporto Piano polemizza: «è una delle esigenze del nostro programma. Stiamo solo perdendo tempo! Da tre anni c'è la consapevolezza che l'aeroporto lì non va bene. Impossibile anche allungarlo, perché ammazzerebbe gli ingressi portuali. O lo si porta altrove, o le cose andranno sempre peggio. Naturalmente tutto poi viene ricondotto ad una scelta politica».
Tra le altre esigenze c'è il trasposto pubblico locale: «dobbiamo puntare su quello via mare», ha spiegato Piano, «e a sistemi di trasporto verticale: dalle monorotaie agli ascensori; poi bisogna recuperare la via ferroviaria, che dovrà diventare una vera metropolitana».
Tra gli altri "interventi urgenti" il nodo di San Benigno, il progetto degli Erzelli, l'area Fincantieri, il nuovo ospedale nel Ponente. Piano insiste sul porto: «è la macchina della città. Ci vuole il terzo valico, perché il porto sia connesso con l'entroterra». Per questi grandi progetti l'architetto pensa di avviare un grande numero di concorsi: «punteremo sui giovani, universitari e non».
I tre architetti che accompagneranno Piano nel Genova Urban Lab appaiono entusiasti: «conosco molto bene questa città», ha raccontato Richard Rogers in un perfetto italiano, «dalla prima volta che sono stato qui sono trascorsi 50 anni. Ultimamente Genova è cambiata moltissimo: oggi è una città aperta e via Garibaldi è una delle strade più belle del mondo. Bisogna pensare alle persone, non alle automobili, e far rivivere la cultura della passeggiata. A Londra, ad esempio, da anni non costruiamo parcheggi sotterranei. Le persone si muovono con i mezzi di trasporto pubblici, e la città è più vivibile».
Oriol Bohigas ha osservato: «questo è un momento cruciale per l'urbanistica genovese. Bisogna innanzi tutto risolvere i problemi reali dei quartieri e la partecipazione entusiasta dei cittadini è fondamentale». Infine Amanda Burden: «è importante il rapporto di Genova con l'acqua e con il verde. La città deve essere a misura di pedone».
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