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Scarlatti, il Frank Zappa del Settecento

 
'Un gioco ardito' č il film documentario di Francesco Leprino. Un musicista moderno, infaticabile e per nulla scontato. Su Sky Classica
 
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Genova, 15 ottobre 2007
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di Riccardo Storti
   
Domenico Scarlatti
Ritratto di Domenico Scarlatti
Dopo Mozart, Domenico Scarlatti. Sempre di 250 si tratta. Se nel 1756 Amadeus venne alla luce, un anno più tardi l'estroso musicista napoletano lasciava questo mondo. Il pretesto celebrativo ha consentito, così, al regista e compositore milanese Francesco Leprino di raccontare a suo modo la vita di Domenico Scarlatti. A differenza dell'iter mozartiano del film In casa mia v'aspetto! (2005), la strategia del documentario esclude la tattica dell'ipertesto cinematografico, per prediligere il taglio della biografia musicale attraverso un percorso metamorfico che travalica qualsiasi separazione di genere e generi.

Dodici variazioni tematiche su Domenico Scarlatti partendo dallo strumento principe (il clavicembalo), padre e dio di ogni sonata, per naufragare in un oceano di eterogenee re-citazioni: si passa con spregiudicata leggerezza dalla classicità novecentesca (la Scarlattiana di Casella) al jazz nelle sue variabili espressive (il free di Giovanni Falzone e quello più raffinato di Giorgio Gaslini), attraverso il repertorio contemporaneo elettronico (Corghi, Viel) e acustico (Laganà, Nieder, Torres Maldonado, Sciarrino).
Il gioco della varietà si è fatto sentire (e vedere) anche grazie a lieti sconfinamenti nel rock progressive (Collage delle Orme nella recente rilettura live di Tony Pagliuca e Dave Jackson). Non solo musica, visto che l'esistenza di Domenico Scarlatti si mosse tra l'Italia (Napoli, Firenze, Roma e Venezia), il Portogallo e la Spagna. Il lungo soggiorno nella penisola iberica generò una forte attrazione per i colori musicali on the road; la curiosità creativa del compositore fece il resto, importando - spesso in maniera criptata - modi e tendenze popolari che vanno dal fado lusitano al flamenco andaluso. E, ancora oggi, qualche sonata del nostro presta volentieri il fianco a reinterpretazioni in tal senso.

L'enorme, nonché pregevole, lavoro di Leprino coinvolge e stuzzica immagine dopo nota per passione ed entusiasmo: il montaggio è efficace, così come la "colonna narrativa" estratta da A General History of Music (1789) di Charles Burney e affidata ad una marionetta della , con la voce di Shel Shapiro. Azzeccati gli interventi diretti degli addetti ai lavori (Baiano, Fadini, Leonhardt, Pestelli e Sciarrino): si tocca il versante tecnico senza deprezzare (ma, semmai, valorizzando) il piglio divulgativo della pellicola. Assai felice il cameo del premio Nobel José Saramago.

Francesco Leprino, attraverso questo viaggio di quasi 100 minuti, restituisce uno Scarlatti moderno, infaticabile, entusiasta dei suoni e ingegnoso ricercatore di soluzioni per nulla scontate. In fondo ha proprio ragione quando, durante l'introduzione alla premiere genovese (tenutasi presso la lo scorso 13 ottobre e organizzata dall'Associazione Anfossi), ha dichiarato: «Se Domenico Scarlatti fosse vissuto oggi, sarebbe stato un musicista alla John Cage o alla Frank Zappa».
Per tutto il mese di ottobre, è possibile vedere Un gioco ardito sul canale di Sky. Una copia del DVD è stata donata dall'autore al CSPI.
 
 
 
 
 
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