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«Sei iraniana?»: è questa la domanda che, da un mese e mezzo, Stefania si sente fare più spesso. E lei risponde: «No: ho origini siciliane, ma sono italiana a tutti gli effetti».
Dai primi di settembre, Stefania, insieme alla cugina Rossella, gestisce Shahrazad, una locale in zona Foce specializzato in un piatto che è sempre stato prerogativa araba: il kebab. «Ci è sempre piaciuta la cucina etnica» mi ha confessato Stefania: «fino a luglio abbiamo avuto un ristorante ecuadoriano a Sampierdarena, ma abbiamo deciso di cambiare genere. Il kebab è un cibo che agli italiani piace molto. E poi, se gli egiziani iniziano ad aprire pizzerie, perché noi non possiamo vendere kebab?».
E come mai proprio qui alla Foce, e non nel centro storico? «Nei vicoli puoi trovare cibo arabo ad ogni angolo» ride Stefania, «mentre questa è una zona nuova. Ho vissuto da queste parti per molti anni, e noto che adesso la gente sta cambiando ed è pronta per qualcosa di nuovo».
La kebabberia di Stefania e Rossella è aperta per tutto il giorno, a partire dalle 11.00, ed è dunque adatta alla pausa pranzo come alla merenda, alla cena veloce come al dopocena: «Mentre durante la settimana puntiamo ad una clientela di vario tipo, dagli studenti a chi lavora in ufficio» mi dice Stefania, «nel weekend vogliamo porci come punto di ritrovo per chi esce dai locali, e per questo rimaniamo aperti fino alle due, o anche alle tre».
Tra i piatti offerti, il classico kebab, il falafel, il kafta (un cordon bleu arabo, particolarmente speziato); e poi hamburger, hot dog, insalate miste e patatine fritte, con la possibilità di scegliere tra vari menù in stile McDonald. E i più pigri possono anche usufruire della consegna a domicilio.
Ma le due cugine non intendono fermarsi qui. Nelle loro idee, infatti, quello che ora è un semplice negozio di kebab è pronto ad allargarsi anche ad altre cucine etniche: «in primo luogo a quella spagnola e sudamericana in generale», mi conferma Stefania. E poi, un altro progetto: aprire un secondo punto vendita a Pegli, «ma per questo, viste le lentezze burocratiche, ci vorrà chissà quanto tempo».
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