Battisti è prog o no? Domanda stramba, per chi la legge fuori dalla nicchia. Invece, per gli appassionati del genere (nella variante italiana), è diventato una sorta di dilemma quintessenziale, fra detrattori e fanatici. Battisti è un artista che divide, così come la sua produzione, per nulla banale, capace di suscitare ampie e aspre discussioni oltre
le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi.
Battisti è stato uno che ha rotto con la modulistica prestampata della canzone leggera. Gli è scappata anche qualche
canzonetta, ma al passo con un percorso originale e, sino al 1980, nobilitato dal
sodalizio con Mogol. Ce ne sarebbe da scrivere; anzi se ne è già scritto abbastanza.
Oltre il mito, la storia di un musicista non pago di determinati limiti, in linea, se vogliamo, con chi non si accontenta più di
strofa-ritornello-strofa e tenta di esplorare altri lidi. Il ragazzo, alla fine degli anni Sessanta, frequenta le persone giuste: alcuni coetanei, che lo accompagnano in sala d'incisione, con il nuovo decennio formeranno la
Premiata Forneria Marconi. Non solo: pensa parecchio all'appendice rock della
Formula Tre di Radius & C. (una volta esauritosi l'appoggio beat di
Equipe 84 e
Dik Dik). Con Mogol si inventa la
Numero Uno, scuderia per artisti emergenti (Acqua Fragile, Flora Fauna e Cemento, Oscar Prudente, Il Volo, Ivan Graziani, Tony Esposito, il primissimo Mango oltre a PFM e Formula Tre).
Poi ci sono album che avvalorano la tesi progressive: pensiamo ad
Amore e non amore (1971) con ben 4 brani strumentali e suonato dalla futura PFM o ad
Anima Latina (1974) con session del calibro di Tavolazzi (Area), dei genovesi Callero e Loprevite (provenienti dal Duello Madre) e Maioli (Aktuala).
Primavera 2007. Una band che nasce per cantare Battisti ed inciderlo. Sono i
Samsara, supergruppo formato da
Aldo Tagliapietra (Orme),
Beppe Leoncini (Steve Rogers Band),
Claudio Budella (Bambini Cattivi) e
Christian Pugliese (Rockesteria). Il CD (
Il nostro canto libero -
Electromantic) è fresco in tutti i sensi, sia per la recente uscita (settembre), sia per l'entusiastica rilettura di
14 classici inossidabili. La voce del bassista delle Orme trasmette con efficacia la forza evocativa di hit come
Il vento e
Il mio canto libero, mentre quella di Pugliese si adatta meglio alle coordinate rock. Suggestivo il medley acustico
I giardini di marzo/La luce dell'Est/Non è Francesca.
Distorsioni hard di chitarra e decise marcature ritmiche riconsegnano al nuovo millennio - e senza invasioni di campo - un felicissimo ruolino di song (
7.40, Fiori rosa fiori di pesco, Il tempo di morire, Penso a te, 10 ragazze, 29 settembre, Pensieri e parole e
Con il nastro rosa). Da segnalare anche una curiosa versione strumentale di
Io vivrò (senza te).
Proprio perché prodotto da un'etichetta attenta alla qualità di progetti musicali alternativi,
Il nostro canto libero è
un lavoro dal piacevole gusto antologico, quindi non l'ennesimo caso di rigetto nostalgico ma, semmai, un'ulteriore ricerca interpretativa da parte di musicisti, che Battisti ha voluto fare incontrare, nonostante le disparate esperienze dei singoli componenti. E tutto questo sa molto di prog.