Lettera di Roberto Carvelli
Gentile...
Vengo a sapere da un'informativa della casa editrice Feltrinelli che sta per uscire il libro di Maurizio Maggiani, autore che pure apprezzo,
Mi sono perso a Genova. Una guida. Rimango sorpreso dalla analogia con il mio
Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale, uscito per un editore più piccolo (edizioni interculturali) nell'estate del 2004. Non ho elementi per pensare che la guida, che non ho letto, dello scrittore Premio Strega abbia altre affinità ma, d'acchito, mi sento in diritto di far presente questa fastidiosa conformità che unisce tre ingredienti difficilmente controvertibili: la guida (il genere letterario), il perdersi (come categoria gnoseologica), la città (qui Roma lì Genova).
Di guide "storte", dopo quell'estate 2004 (ma certo anche prima), ne sono state pubblicate molte (quella di Marco Lodoli
Isole. Guida vagabonda di Roma - 2005 e quella di Fulvio Abbate
Roma guida non conformista alla città - 2007, per citare solo le più note). La prossimità di
Mi sono perso a Genova al mio
Perdersi a Roma, però, viene fuori ancora di più proprio perché adotta la stessa idea personale (personale di me Carvelli) che sottende tutto il mio lavoro: l'idea del perdersi, dello smarrimento, del perdersi metafisico insieme a quello geografico. Almeno così promette quel titolo. Si tratta della solita vergognosa questione del saccheggio intellettuale ad opera dei grandi (autori ed editori) che continuano a crescere a danno dei piccoli (autori ed editori) che continuano ad essere ignorati (dai grandi editori, dalla critica)?
A rischio di apparire pedante segnalo a caldo alcuni elementi di contatto.
Mi sono perso a Genova.
Una guida
di Maurizio Maggiani
Materiali tratti dal sito Feltrinelli, dalla newsletter informativa, dalla scheda del libro
· Non ci sarà tutta Genova, ma solo la parte che possiedo, quella che porto con me, quella che mi rimane.
· Non ci sono molti monumenti in questo volume. O almeno non i monumenti canonici.
· Un viaggio romantico
· Ma è anche un viaggio interiore nella città di Genova
· Luoghi che coincidono con la memoria della città e al contempo con la memoria che lo scrittore ha del suo rapporto con la città.
· Le sue fabbriche, ci sono i vicoli che salgono dal porto, ci sono l'area collinare e il mare-operaio.
· Una città in cui è più facile perdersi che trovare la prospettiva che tutta la contiene.
Il titolo poi cambiato in
Mi sono perso a Genova era Guida per perdersi a Genova, come si arguisce chiaramente dal seguente
link
Perdersi a Roma.
Guida insolita e sentimentale
di Roberto Carvelli
Materiale, in ordine sparso, tratto dalla quarta di copertina, dalla prefazione, dalla scheda editoriale
· Una guida sbilenca, un percorso di paesaggi che non trova posto nell'ufficialità delle guide.
· Guida insolita per assenza di riferimenti canonici
· È una guida fuori centro dove la città viene mostrata nei suoi luoghi più insoliti e meno turistici.
· Una romantica non-guida dove Roma è soprattutto un sentimento. E perdersi, un capriccio del cuore.
· È un invito a lasciare le strade principali delle mappe consuete per perdersi nei risvolti. intimi della metropoli, un atto d'amore verso una città che è possibile continuare a scoprire
· Una guida insolita di Roma inadatta a dare coordinate, a rendere governabile l'intreccio di vicoli, strade, percorsi attraverso itinerari riconoscibili. I posti su cui ci invita a fermarci sono discariche, ospedali, cantieri, piccoli cinema, bar fuori mano, con uno sguardo laterale, con una leggerezza speciale nel passo. Una guida che ci accompagna nel dimenticare la strada.
· Una non-guida e un invito a perdersi
Sono tante le domande che mi pongo ma, prima di tutte le altre: chi tutela la piccola editoria sommersa, spesso bacino di stimoli letterari a cui attingere, chi tutela me che vivo e scrivo nella solitudine e a margine da amicizie potenti, cordate, grandi gruppi editoriali?
Cordiali saluti
Roberto Carvelli
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Lettera di Maurizio Maggiani
Quest'anno il premio Pulitzer è stato assegnato a Cormac McCarthy per il libro
The Road, La Strada. Attualmente negli Stati Uniti è in vendita la 32ma edizione del libro
The Road, di J. London, e la 45ma di
On The Road, di Jack Kerouac. In ambedue i casi si tratta di una storia di viaggio attraverso l'America, come nel libro di McCarthy. Ho letto quel libro e posso ragionevolmente affermare che si tratta di un breve sunto del Libro
The Stand di S. King, altra storia di un viaggio attraverso gli USA, ma in questo caso sorprendentemente simile, sin nei dettagli.
Mi sono arrabbiato molto con la giuria del Pulitzer e con McCarthy, non tanto per Keruack, che non mi interessa, ma per London e King, tra i miei autori preferiti.
Nonostante la mia arrabbiatura il
The Road Pulitzer è stato considerato dalla critica letteraria americana come il libro americano più importante degli ultimi dieci anni. Impossibile che ignorassero i precedenti, giurati e critici, e alla fine mi sono rassegnato al fatto puro e semplice che McCarthy potesse scrivere ancora una volta
The Road, o
The Sand, anche se il suo non mi pare proprio un libro così importante.
Oggi ho letto di
Perdersi a Roma di
Roberto Carvelli e delle preoccupazioni circa il rispetto della proprietà letteraria, e del rispetto in generale del suo lavoro che sente in qualche misura usurpato dal mio. Io francamente non ho letto
Perdersi a Roma e probabilmente ho perso una buona lettura e una buona guida di una città che mi sta particolarmente antipatica; forse l'autore con il suo sguardo "sbilenco" e così particolare mi avrebbe aiutato a trovare un senso che non ho mai visto in quella città. Così come Carvelli non ha letto il mio
Mi sono perso a Genova, visto che non è ancora uscito; gli capitasse di leggerlo potrebbe aggiungere elementi alla sua preoccupazione, oppure no; non lo so. Ma sono scarsamente interessato.
In coscienza so di non aver rubato niente a nessuno. Volendo aggravare la mia posizione, aggiungo che nel 2002 ho pubblicato addirittura un volume dal titolo:
I luoghi dell'anima. Viaggio sentimentale in Garfagnana, che chiaramente riecheggia alcuni dei temi salienti dell'opera di Roberto Cravelli, così come appaiono dai materiale che vi ha fornito. Visto che neppure allora avevo letto
Perdersi a Roma.
Che posso dire?
Non saprei;
forse che Maggiani e Carvelli sono intimamente legati, avvinti, dalla stessa tematica, dalla stessa poetica, dallo stesso sguardo, dalla stessa sensibilità? Mah, a me non darebbe neppure fastidio.
Facciamo forse gli stessi sogni, abbiamo forse lo stesso difetto alla retina? Forse amiamo addirittura la stessa donna? Non so proprio.
Forse peschiamo nello stesso lago, abbiamo lo stesso dizionario, io non lo so.
Quello che so è che rispetto il lavoro degli altri e rispetto pure il mio; mi sento abbastanza privilegiato da poter fare a meno di rubare; men che meno le preziose, e rare, proprietà intellettuali.
Dopodiché se sarà il caso, o troverà che sia il caso, il mio editore potrà rispondere del lavoro redazionale per la quarta di copertina e Palazzo Ducale per i titoli, provvisori, che ha dato a una mia mostra di immagini in programma per il 20 di novembre. Ma francamente, queste, mi sembrano un po', come dire?, delle cazzatine. O no?
Con stima, vera, per Carvelli e per chiunque lavori duramente e onestamente,
Maurizio Maggiani