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Festival della Scienza: la curiosità

 
Scienziati e filosofi mettono sotto esame la curiosità, tema portante dell'attuale edizione del Festival. Dalla storia fino all'economia
 
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Genova, 27 ottobre 2007
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Festival della Scienza 2007
Management, imprenditoria, scienza, filosofia, giornalismo: la curiosità - il tema di questa edizione del Festival della scienza - è stato sviscerato da più punti di vista nell'ambito della conferenza Curiosi per conoscere. Talk Show, che si è svolta nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale venerdì 26 ottobre 2007.

Storicamente ambiguo, il termine "curiosità" è diviso tra un significato positivo e uno negativo, tra l'accezione di ‘meraviglia' aristotelica, che sta alla base della ricerca e il quella di "impiccione", di "spione", derivante dalla tradizione greca e parte di quella latina.
Il Festival chiaramente trae spunto dal significato positivo, ed è la padrona di casa, la Presidente Manuela Arata, ad illustrare le ragioni per cui si è deciso di dedicare la manifestazione a questo tema. «La curiosità muove il mondo - dice - in un'epoca in cui sembra più semplice non pensare. Ma questo è anche un ringraziamento all'universo della scienza, che sta dando tanto per cambiare in meglio la qualità della nostra vita. Il Festival ha tanti compiti: attirare i giovani, favorire la partecipazione e il rapporto con i cittadini, illustrare e far accettare i risultati della scienza. Ma vuole anche sensibilizzare la politica, perché è di vitale importanza che questo paese investa di più, soprattutto nella ricerca di base».
La giornalista Ilaria Cavo, moderatrice dell'incontro, racconta un aneddoto che la lega intimamente alla curiosità. «Una volta diedero un tema alla scuola di specializzazione che frequentavo - dice - Il titolo era: perché vuoi fare la giornalista? Lavoravo già e nella fretta, scrissi solo: perché sono curiosa. Bene, mentre io mi aspettavo una ramanzina il docente mi elogiò, dicendo che quella era la risposta giusta».
Nella tradizione greco romana ci sono parecchi riferimenti al concetto di curiosità, per lo più negativi. «Per i greci essere curiosi significava sostanzialmente farsi i fatti degli altri», spiega Margherita Rubino, docente di Teatro e Drammaturgia dell'antichità presso l'Università di Genova. Plutarco scrisse addirittura un saggio dal titolo De curiositate, in cui illustra come liberarsene. Ma c'è un riferimento, nell'antichità, in cui curiosità e scienza vanno a braccetto: «Tacito definì espressamente il curioso come colui che è avido di sapere scientifico», prosegue Rubino. I ricorsi storici non si fermano qui. «Nella filosofia la curiosità non è mai stata un valore positivo - dice Simona Morini, docente di filosofia presso l'Università IUAV di Venezia - basta pensare che è la causa del peccato originale di Eva. La condanna di questa attitudine mi pare stia alla base dell'idea di una natura come data, che non può mutare. Mentre invece noi oggi viviamo in un mondo pieno di cose inventate dall'uomo». «Insomma, prosegue Morini, c'è qualcosa di conservatore nella battaglia contro la curiosità».
Riprendendo la definizione antica di curiosità Edoardo Boncinelli - fisico e biologo, docente all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano - si dice: «un'impiccione delle cose della natura». Alla domanda se esiste un gene della curiosità, lo scienziato risponde che non lo sa: «in genere ogni nostra caratteristica determinante è definita da molti geni - dice - decine, centinaia, migliaia», ma preferisce illustrare i contorni della curiosità scientifica ancora una volta con un termine greco: «lo stimolo che guida lo scienziato è riconducibile alla Hybris greca, ovvero alla tensione, persino all'arroganza del pensiero, diciamo anche una certa faccia tosta».
A Carlo Castellano - economista e imprenditore - va il compito di legare impresa e curiosità. «Un imprenditore che voglia essere creativo e innovativo deve essere curioso - dice - soprattutto nell'epoca della cosiddetta "economia della conoscenza". Questo vuol dire intraprendere percorsi alternativi, affrontare nuove sfide e cercare orizzonti nascosti. La tecnologia non è solo applicazione della scienza pura, è un fenomeno molto complesso, alla base del quale sta la forza del gruppo. Quando penso a questo mi vengono in mente le facce di tutte le persone che lavoravano al team Ferrari nel momento in cui ha vinto il Campionato del mondo a San Paolo dei Brasile».

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