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Festival della Scienza: Reinhold Messner

 
Il celebre alpinista indaga la volontą dell'uomo di superare i limiti. E ripercorre i successi delle grandi esplorazioni del passato
 
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Genova, 27 ottobre 2007
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Reinhold Messner
Reinhold Messner
«È stata la curiosità a portarmi prima sulle Dolomiti vicino a casa mia, poi sugli ottomila, quindi ai poli e alla ricerca della fine del mondo, che fortunatamente non c'è». Con queste parole Reinhold Messner ha inaugurato, sabato 27 ottobre alle 17, la mostra Pole Position. Avventura fra i ghiacci agli estremi della terra, aperta fino al 6 novembre in occasione del Festival della Scienza (Magazzini del Cotone di Genova, modulo 7, secondo piano). «Non sono uno scienziato - ha proseguito l'alpinista esploratore - ma sono sempre stato affascinato dalla forza mentale che è propria della natura umana. Abbiamo una chiave genetica che, nelle situazioni più disperate, suggerisce cosa fare per sopravvivere». Spostandosi fra gli exhibit della mostra - che spiegano i poli geografici e magnetici, le problematiche che si incontrano in questi ambienti al limite, la loro importanza per la vita sulla terra - Messner si è mostrato particolarmente interessato alla riproduzione di una tenda da spedizione polare e a vecchi filmati-testimonianze di avventure del secolo scorso.

Un'ora più tardi, alle 18,30, Messner ha raggiunto una Sala Grecale dei Magazzini del Cotone straripante di pubblico per la conferenza Pole Position, dedicata all'esplorazione degli ambienti più freddi e ostili del pianeta, i poli e le cime delle grandi montagne. Presentato da Michele Lanzinger, direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali, l'alpinista si è soffermato sul motore che lo ha spinto a compiere tante straordinarie imprese: «ogni tanto voglio liberarmi dell'aggressività e della frenesia del mondo moderno. Compiere imprese importanti, al limite delle nostre capacità ci insegna molto su noi stessi e sulla forza di volontà dell'uomo». Anche se non li dimostra affatto, Messner ha oggi 63 anni, e vanta nel suo curriculum molte imprese straordinarie: ha scalato tutti gli ottomila metri senza ossigeno e sistemi di comunicazione e ha attraversato a piedi l'Antartide e la Groenlandia. «Non crediate - continua l'alpinista - che sia sempre andato tutto bene. Ho fatto tanti errori, sono stato vicino alla morte e ho dovuto rifare diverse volte quelle ascensioni sugli ottomila. Ma adesso che ho una certa età cerco di lasciare un'eredità di quello che ho fatto, esperienze e oggetti raccolti in vari musei che celebrano la montagna e le grandi esplorazioni dell'uomo». Esortato da Lanzinger, Messner racconta la straordinarie imprese in Antartide dell'inglese Ernest Shackleton, uno dei più capaci esploratori del secolo scorso. Dopo aver quasi raggiunto il Polo Sud nel 1909 Shackleton ritentò nel 1914 con la spedizione conosciuta come Endurance Expedition. Ma la nave che li portava verso i ghiacci rimase incastrata e andò perduta. Egli riuscì comunque a portare in salvo l'equipaggio andando a chiamare i soccorsi su minuscole scialuppe e traversando le cinque catene montuose dell'Isola di South Georgia (vicino alle attuali Falklands) con equipaggiamento minimo. «Ho rifatto quest'ultima parte dell'impresa anni fa - conclude Messner. Mi sono sempre chiesto come Shackleton e i suoi compagni ci siano riusciti».

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