Fare ricerca è uno dei mestieri più belli del mondo, ma in Italia è una strada impossibile. Questo il messaggio lanciato al
Festival della Scienza di Genova da
Sandra Savaglio, una delle scienziate italiane più famose, in occasione della conferenza
Cervelli in fuga. Perché chi va via non torna più, che ha avuto luogo
sabato 27 ottobre 2007 presso l'Aula San Salvatore di piazza Sarzano. L'introduzione spetta a
Fabio Pagan, biologo e giornalista scientifico.
Astrofisica formatasi all'Università della Calabria, Sandra Savaglio ha lavorato molti anni in America e oggi è al Max Planck Institut di Monaco. I suoi studi sono concentrati sui cosiddetti
Gamma Ray Bursts, esplosioni stellari di proporzioni gigantesche - «seconde per energia rilasciata solo al Big Bang», dice - che si verificano ai margini dell'universo conosciuto.
Ma alla conferenza del Festival della Scienza ha parlato soprattutto della sua esperienza di scienziata e di come sia difficile fare ricerca in Italia. Nel 2004 si è guadagnata la copertina delle celebre rivista Time con un titolo eloquente:
How Europe lost its science Stars (Come l'Europa ha perso la sue Star della scienza).
«Mi sono laureata in Calabria, Regione da cui provengo, e poi sono andata via perché volevo fare ricerca. Girare il mondo, confrontarsi con altre culture e scienziati provenienti da paesi lontani, è un'esperienza unica - dice - Il ricercatore può godere di questi privilegi ovunque nel mondo». Al contrario, all'astrofisica non piace come funzionano le cose in patria. Le patologie della ricerca italiana sono tante, ma lei punta il dito su fenomeni precisi: «
mancanza di fondi e prospettive, baronaggio, corruzione, burocrazia. Tutto questo penalizza fortemente chi è intenzionato a fare questo mestiere, ancor più se giovane o donna». Sulla questione femminile la scienziata è schietta: «chi dice che il genere non deve entrare nella scelta del management sbaglia, bisogna equilibrare i posti», altrimenti succede come all'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), prosegue, dove i candidati al Consiglio Scientifico in una delle ultime nomine erano tutti uomini. Una stoccata va anche all'attuale Ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi: «che ha iniziato a fare politica nel 1967, quarant'anni fa - dice Savaglio - che ne può sapere dei
Gamma Ray Bursts, che sono stati scoperti solo di recente?».
Alla domanda di Pagan: torneresti? Sandra Savaglio risponde: «non credo, non riesco ad immaginarmi strutture adatte». Ovvero, come quelle che ha trovato altrove. D'altra parte, aggiunge il giornalista: «si dice che l'Italia sia l'unico paese industrializzato ad essersi sviluppato senza ricerca. Ma oggi mancano i soldi e lo sviluppo si è fermato».
Una situazione di stallo, insomma, per cui non si intravedono soluzioni all'orizzonte e di fronte alla quale la scienziata lancia una battuta provocatoria: «
Se la ricerca fosse gestita come è gestito il calcio italiano credo sarebbe tutto diverso».
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