Il concetto di bene e di male sono innati nella mente dell'uomo?
Marc D. Hauser professore di Psicologia, Biologia Evolutiva e Antropologia Biologica alla Harvard University, è convinto che sia così e lo ha dimostrato al foltissimo pubblico accorso a seguire la conferenza
La mente morale. Le origini naturali del bene e del male. L'incontro si è svolto
domenica 28 ottobre, alle 18:30 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale ed è stato presentato da Vittorio Bo, direttore del Festival della Scienza
Hauser comincia con una premessa: «la mia indagine è concentrata sulla facoltà morale, ovvero sulla formulazione di un giudizio su un comportamento e non sull'azione che ne consegue. Gli approcci alla questione prevedono un dominio delle emozioni in questo campo, come sosteneva Hume, un approccio totalmente razionale, previsto da Kant, oppure una sintesi dei due. In ogni caso la formulazione del giudizio seguirebbe al ragionamento o all'emozione». L'ipotesi di Hauser è diversa, e decisamente rivoluzionaria: «vorrei dimostrare che le regole morali hanno una radice profonda e inconscia, una sorta di "grammatica morale universale" comune a tutti gli uomini. In pratica emozioni e ragionamenti sono successivi alla formulazione del giudizio morale».
Per provare questa teoria Hauser ha fatto ricorso a dilemmi artificiali presentati in un "Moral Sense Test", nel quale si chiede al soggetto intervistato di esprimere un giudizio su una situazione. Il test, concluso da oltre 250.000 individui provenienti da 120 nazioni, è accessibile su Internet (
moral.wjh.harvard.edu) ed è analizzato in dettaglio sul più recente libro dello psicologo, "Menti morali" (Il Saggiatore, 2007). «Dai risultati si intuisce che il male come fine è ovviamente percepito peggiore di un male collaterale, e che il danno causato da un'azione o da contatto diretto è peggiore di quello causato da omissione e contatto indiretto. E' tuttavia sorprendente notare che molte di queste scelte non hanno una spiegazione razionale: effetti e i benefici risultano identici ma la stragrande maggioranza del campione risponde nello stesso modo, indipendentemente da nazionalità e religione».
Hauser si è chiesto a questo punto se i membri di una cultura primitiva avrebbero risposto allo stesso modo ai suoi test, adeguatamente modificati per risultare comprensibili. «Abbiamo condotto il nostro esperimento sugli indiani Kuna a Panama. Il risultato è sorprendentemente simile a quello ottenuto dai test su Internet. Anche per i Kuna la differenza tra azione diretta ed effetto collaterale è evidente, anche se in misura minore rispetto a noi. A questo punto abbiamo proposto il test a pazienti con lesioni al lobo frontale del cervello, che presiede alle emozioni. Anche questi rispondono in modo molto simile a quelli sani».
Hauser arriva alle conclusioni: «la capacità del cervello di formulare giudizi su bene e male è quindi inconscia e indipendente dalle emozioni. Ne risulta che queste ultime e la ragione influiscono certamente sul comportamento, ma non sulla formulazione del giudizio morale. Molte azioni di carattere politico e legale, che fanno parte del background culturale di un paese, non hanno quindi effetto sul nostro concetto di bene e di male, che è lo stesso per tutti».
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