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Freeman Dyson
Freeman Dyson in posa...
 

Fesitval della Scienza: Freeman Dyson

 
Il fisico inglese spiega come vede il futuro. La sua lectio tra riscaldamento globale, biotecnologie, energia solare
 
   

     
Genova, 30 ottobre 2007
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«Quello di cui il mondo ha bisogno è di giovani eretici». Così ha esordito l'ottantaquattrenne Freeman Dyson, fisico di fama mondiale, in occasione della conferenza dal titolo Pensieri eretici su scienza e società, in programma nel quinto giorno del Festival della Scienza di Genova, lunedì 29 ottobre 2007 presso la Sala del Maggiore Consiglio di Palazzo Ducale. L'incontro fa parte del ciclo di conferenze Indagine su un futuro sostenibile, a cura di Telecom Progetto Italia. Vittorio Bo, direttore del Festival, e Tullio Regge, noto fisico e matematico, hanno introdotto lo scienziato inglese, il quale ha tenuto una lezione sulle sue "sei eresie", ovvero sei ipotesi che pur non andando d'accordo con le attuali teorie scientifiche non sono escludibili a priori.

Entro il 2070 gli Stati Uniti cederanno la loro leadership mondiale, questa la prima eresia: «Se guardiamo alla storia, spagnoli, francesi e inglesi hanno dominato il mondo a turno, con cicli di 150 anni. Quando si sono allargati troppo la loro struttura è crollata», ha affermato Dyson. L'ipotesi sui possibili successori degli americani punta su Cina, India, Brasile, ma anche l'Unione Europea.
La seconda eresia riguarda il riscaldamento globale: «Il dibattito su questi temi è esagerato», sostiene lo scienziato: «non c'è dubbio che il clima sia un po' più caldo, ma è un problema secondario rispetto ai drammi della povertà, dell'educazione e, soprattutto, della guerra». A questo discorso si ricollega anche la terza eresia: «Se il riscaldamento globale continuerà, il deserto del Sahara ritornerà ad essere un paradiso tropicale, come lo era 6000 anni fa».

La quarta ipotesi di Dyson parte da un parallelo tra la visione dei computer che aveva l'inventore del software John Von Neumann (apparecchi grossi, costosi e a servizio delle sole industrie) e la percezione che il pubblico di oggi ha dell'ingegneria genetica: «proprio come il computer è diventato un oggetto di massa, un giorno le biotecnologie saranno addomesticate e la creazione di genomi diverrà un'arte come la pittura o la scultura».

La quinta eresia riguarda, invece, la cosiddetta "biologia open source". «Prima della cosiddetta evoluzione darwiniana - spiega Dyson - la vita era una comunità di cellule che, grazie ai virus, si scambiavano i geni evolvendo in parallelo». Il fisico auspica il ritorno ad una comunità mondiale che condivida i geni, come proprio come la comunità open source fa con i software liberi.
La sesta e ultima eresia esposta dal fisico inglese ha a che fare con l'energia solare: «Essa è la cura per la povertà rurale» ha spiegato Dyson, «e può portare alla nascita di lavoro nelle campagne, mettendo fine alle migrazioni verso le città».

Il pubblico ha espresso grande affetto e ammirazione per Freeman Dyson, tributandogli lunghe serie di applausi e sollecitandolo con domande pertinenti e curiose. In conclusione, il fisico ha illustrato il suo pensiero con una frase che può sembrarne la summa: «Il futuro a lungo termine non è predeterminato, perché attualmente non esistono ancora norme che possono regolarlo. E con tutta probabilità, anche queste eresie, un giorno, verranno superate».
 
 
 
 
 
 
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