In margine al
Festival della Scienza dedicato alla curiosità, mi piace parlare di un termine che ha una valenza scientifica come fonte di ricerca:
serendipity.
Questo vocabolo di origine inglese è stato coniato da
Horace Walpole, in riferimento ad una fiaba persiana,
I tre principi di Serendippo. La storia descrive
le scoperte dei tre personaggi con intuizioni dovute al caso, ma anche per la disposizione spirituale con cui si mettono ad osservare le cose. Per questo la
serendipità - si può usare anche il neologismo italiano - è intesa come un elemento essenziale nell'avanzamento della ricerca scientifica; spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Un esempio per sperimentare la
serendipità è quello di smettere di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l'informazione emerga da sé, dalla memoria: il nome, poi arriva.
Approfondendo questo fattore di
serendipità, scopriremo che
molte scoperte della ricerca scientifica sono avvenute mentre si stava cercando altro. Un esempio è la scoperta della muffa che inibiva il proliferarsi dei batteri, fatta da
Alexander Fleming: con quella osservazione casuale nacque la
penicillina, il primo antibiotico della storia. E poi, la stessa
scoperta dell'America di Cristoforo Colombo, perchè in verità lui stava cercando un passaggio per l'India.
Bella è la frase di un ricercatore biomedico che disse: «La
serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino». Sarà per questo motivo che la
serendipità è un atteggiamento della ricerca sempre più praticato consapevolmente.
Pensando ancora, posso aggiungere che
la natura di Internet si presta molto alla formazione di serendipità. Culturalmente, possiamo affermare che la Rete è un grande motore di
serendipità. Gli intrecci connettivi, la possibilità di esplorare gli ipertesti, i rimandi dei link, gli indirizzi specifici e le curiosità aggiunte, aumentano la possibilità di scoperte e conoscenze nuove.
Io inoltre credo che la
serendipità porti con sé anche
l'intuizione, quella speciale risorsa che ci mette in contatto con un sapere ancestrale: la conoscenza di qualcosa che è prezioso per noi e ci aiuta a comprendere quello che siamo e vogliamo. Perciò ritengo che spesso, quello che consideriamo magia, sia in sostanza un nostro personale percorso all'interno di un disegno cosmico. La
serendipità allora entra in gioco non già per caso, ma per un disporsi sereno alla propria intuizione, al proprio accadere delle cose che è dettato dal nostro essere.
Così concludo augurando buona
serendipità a tutti. Come? Invitandovi a lasciar perdere i vostri pensieri
fissi e le vostre continue
idiosincrasie, così libererete molte vostre potenzialità sconosciute e troverete la cosa più giusta per voi.