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Gallino al Festival della Scienza

 
Il sociologo illustra le manipolazioni della ricerca. Principali imputati, i governi e le Universitą
 
   

     
Genova, 31 ottobre 2007
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Luciano Gallino
Luciano Gallino
«Molte delle manipolazioni della scienza non sarebbero possibili senza l'attiva partecipazione delle Università». Con queste parole Luciano Gallino - sociologo, professore emerito all'Università di Torino - ha concluso la conferenza Tecnologia e Scienza in programma in questo quinto Festival della Scienza.

Introdotto dal direttore del Festival Vittorio Bo, Gallino ha tenuto una lezione sulle manipolazioni della ricerca scientifica. «La scienza è considerata un bene pubblico globale, oggi più che mai è comunicabile e accessibile in tutto il mondo» ha esordito Gallino, che prosegue: «Tuttavia, vi sono ancora diversi ostacoli. Grazie alla ricerca scientifica le condizioni e la durata della vita sono migliori rispetto a un secolo fa, ma tali benefici sono validi solo per un terzo della popolazione mondiale, mentre per gli altri due terzi le condizioni di vita sono stagnanti, o addirittura peggiorate».

Ci sono ostacoli di tipo tecnico: «un'altissima percentuale di popolazione continua a dipendere da sistemi di conoscenza tradizionali - prosegue Gallino - la cosiddetta non scienza», ma soprattutto di natura politica ed economica.
In tutti i paesi sviluppati esistono le "politiche della scienza". «Il mondo è pieno di scienziati che operano a favore di un partito, di un governo o di un regime, sia esso autoritario o democratico - dice il sociologo. L'inconveniente è un altro: secondo queste politiche la scienza deve essere utile ad un'economica fondata sulla competitività. Cosa ben diversa dall'essere utile al bene comune». Molti governi impediscono la diffusione delle scoperte scientifiche: «un atteggiamento diffuso soprattutto negli Stati Uniti, ma solo perché è il Paese più scientificamente avanzato», ha spiegato Gallino, pur evidenziando come: «molti politici americani denunciano tale reato».

Altro problema: i costi economici della ricerca scientifica. «È scandaloso che i ricercatori retribuiti con investimenti pubblici debbano spendere un'enormità per accedere ai dati scientifici» ha detto Gallino, elogiando le poche iniziative che si muovono contro questa tendenza, come l'accesso libero a certe riviste elettroniche, i progetti inter-universitari e i corsi di alcune università seguibili gratuitamente da tutto il mondo. Nei dipartimenti, però, troppo spesso esiste quella che viene definita "cultura del mercato": «Dietro remunerazione economica, piccole e grandi aziende richiedono la produzione di risultati falsati e inquinanti da utilizzare per fini personali. Molte manipolazioni della scienza, dunque, - lamenta Gallino - provengono direttamente dalle Università».

In chiusura, il sociologo ha accennato un richiamo ai Millennium Goals, mete che nel 2000 le Nazioni Unite si erano prefisse di raggiungere entro 15 anni, come il dimezzamento della povertà nel mondo o la riduzione della mortalità infantile: «Dopo sette anni - ha constatato il sociologo - si può già prevedere che sarà impossibile raggiungere almeno la metà degli scopi. E questo, soprattutto, per gli scarsi finanziamenti rivolti alla ricerca scientifica».
 
 
 
 
 
 
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