Hilary Putnam
In questi giorni al Festival della Scienza si discute di una nuova proposta filosofica, il naturalismo pluralistico. Se ne è parlato oggi nel corso di un seminario a porte chiuse i cui risultati verranno presentati in due appuntamenti di domani, sabato 3 novembre: la conferenza alle ore 15.00 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, dal titolo Fin dove può arrivare la biologia nello spiegare le azioni umane?, con Mario De Caro, John Dupré e David Macarthur coordinata da Telmo Pievani; e la lectio magistralis Scienza e filosofia di Hilary Putnam, a giudizio di molti il massimo filosofo vivente (ore 18.30, Sala del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale).
Secondo una scuola di pensiero sin troppo fortunata (soprattutto in Italia), la filosofia non avrebbe nulla a che fare con la scienza. Secondo Heidegger, per esempio, "la scienza non pensa" - e sarebbe un errore capitale se i filosofi si preoccupassero di ciò che fanno gli scienziati. Contro questa posizione si schierano oggi i fautori della filosofia scientifica (da Dennett a Pinker), secondo i quali la filosofia dovrebbe porsi in continuità con la scienza, e forse annullarsi in essa, perché la scienza è l'unica nostra fonte di accesso alla realtà. Il dibattito tra questi due punti di vista è molto serrato, ma sembra quasi un dialogo tra sordi.
Il naturalismo pluralistico può rappresentare una via di uscita a questa impasse. La proposta è quella di una filosofia informata di ciò che accade in campo scientifico - una filosofia che deve perseguire la compatibilità tra le tesi filosofiche e le teorie scientifiche - ma senza smarrire l'autonomia, la specificità e il valore della ricerca filosofica in quanto tale. In questa prospettiva, sono criticabili tanto il ritorno di fiamma di posizioni che si sperava scomparse (come il creazionismo dei difensori del Disegno Intelligente o il relativismo assoluto degli ultimi post-moderni) quanto lo scientismo di chi ritiene che i problemi etici stiano per essere risolti dalla genetica, dalle neuroscienze o dalla psicologia evoluzionistica. La complessità del mondo umano è tale, infatti, che si può sperare di spiegarla soltanto attraverso una pluralità di prospettive, compatibili con la scienza ma non necessariamente riducibili a essa.
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