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Legambiente e Festival della Scienza hanno organizzato oggi, 3 novembre, alle ore 15, Sala del Minor Consiglio, un convegno sullo stato della cultura scientifica in Italia, partendo dal livello attuale di istruzione, passando per le istituzioni e arrivando al mondo scientifico.
Il lungo dibattito si è articolato in tre fasi: nell'introduzione Flavia Zucco, neurobiologa e esperta di medicina molecolare, ricercatrice Cnr, membro del Comitato Scientifico Legambiente e presidente di Donne e Scienza, ha tenuto una lezione sul concetto di Scienza, concentrandosi sulla nuova era. La ricercatrice ha evidenziato il passaggio dalla precedente fase di saperi scientifici universali, a quella attuale in cui la scienza è sempre più appannaggio di pochi. È stato richiamato il pensiero di Robert K. Merton, sociologo statunitense padre del termine serendipity, che aveva descritto la scienza secondo una visione comunitarista, prodotta da una comunità di individui, universalista, dal valore universale, e scettica, perché sempre impegnata a mettere in discussione la propria veridicità: una visione assimilabile al concetto di torre d'avorio.
La neurobiologa invece si avvicina all'antitesi di John Ziman: la scienza oggi è proprietà esclusiva di chi la produce, locale, commissionata, esclusiva e autoritaria. «La spinta prevalente del mondo scientifico non è cercare la verità, ma la novità; il modo preferito di operare è quello della creazione, non della creatività; si producono nuovi strumenti e non nuove teorie». Un secondo errore della scienza contemporanea è l'assenza di un proprio linguaggio. La scienza utilizzava metafore per sintetizzare le sue scoperte, ma è rimasta ferma ai tempi dei buchi neri, ultima figura retorica di successo. «Per confrontarsi meglio con la scienza contemporanea - conclude Flavia Zucco - è necessario gettare un ponte tra cultura umanistica e cultura scientifica, demistificando la neutralità e rilanciando l'importanza della creatività».
La seconda parte della giornata ha visto l'ex ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer, oggi nella veste di Presidente del Gruppo Interministeriale per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica, dare l'allarme sullo stato di analfabetismo scientifico e sulla necessità di trovare nuovi modi per rianimare la ricerca nel nostro paese. Berlinguer ha illustrato le gravi lacune del sistema scientifico italiano. «Perché la scienza non è una cultura universale? La unilateralità culturale è grave; non siamo nella fase di ricomporre due culture, ma la sintesi del sapere passa attraverso una migliore formazione culturale di massa». L'ex ministro della pubblica istruzione conclude «la democrazia per funzionare richiede la comunicazione della scienza».
Successivamente Cristina Capelli, in qualità di rappresentante del Festival, Maurizio Burlando, responsabile attività educative di Federparchi, Rosa Maria D'Acqui, direttore scientifico di ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure), e Vincenzo Terreni, Presidente ANISN (Associazione Nazionale Insegnanti Scienze Naturali) hanno partecipato alla tavola rotonda su Soggetti, luoghi, risorse da mettere in rete a livello territoriale per diffondere e qualificare la cultura scientifica in Italia, moderati da Vittorio Cogliati Dezza, responsabile nazionale di Legambiente.
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