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Festival della Scienza: Corrado Augias

 
Il noto giornalista e scrittore torna al teatro per il Festival della Scienza. Storia di un martirio. Un «inno al relativismo». Al Modena
 
   

     
30 ottobre 2007
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Corrado Augias
© foto: www.lestorie.rai.it
Corrado Augias
Corrado Augias torna al teatro. Ma questa volta non solo come drammaturgo ma anche come interprete. Cogliendo l'invito del Festival della Scienza, Augias ha scritto una pièce intorno al filosofo nolano Giodano Bruno, martire del conflitto tra scienza e fede: Le fiamme e la ragione. Giordano Bruno, Campo de' Fiori, 17 febbraio 1600, in scena al Teatro dell'Archivolto, dal 2 al 4 novembre (replica serale il 2 alle 21, pomeridiana alle 16 per le altre due date).
Noto al pubblico soprattutto per la sua attività di giornalista, storico e ideatore/conduttore di programmi televisivi, Augias ha allo stesso tempo condotto una parallela carriera - seppur intermittente - dietro le quinte del palcoscenico «fin da ragazzo». Qualcuno certo ne ricorda le tappe salienti che lo videro partecipare nei primi anni '60 al movimento dell'avanguardia teatrale romana con il Teatro del 101 diretto da Antonio Calenda (oggi alla guida del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia), scrivendo Direzione Memorie e Riflessi di conoscenza, con Luigi Proietti; dopo una pausa, torna negli anni '80, con il testo L'Onesto Jago, presentato alla Biennale di Venezia e messo in scena proprio dal teatro stabile di Genova, per la regia di Marco Sciaccaluga, con Eros Pagni nel ruolo di Jago. Quindi, con Vladimiro Polchi scrive Aldo Moro, una tragedia italiana, rappresentato nel 2004 per la prima volta a Parigi; seguono: Processo a Giulio Cesare, anatomia di un omicidio (Roma 2005) , Processo a Nerone. Le confessioni di Agrippina (Roma 2006), Processo a Tiberio, l'ombra del calvario (2007).

Con garbatissima disponibilità, Augias racconta com'è nato lo spettacolo: «È un progetto nato apposta per il Festival della Scienza. L'uccisione di Giordano Bruno è caso esemplare - e tra i più feroci - del contrasto che c'era allora - e c'è oggi - tra libera ricerca scientifica, indagine, confronto di opinioni e d'altra parte la volontà di affermare una verità che si ritiene insindacabile.
Quando una corrente religiosa si ritiene depositaria di una verità succedono guai: allora [all'epoca di Bruno, ndr] si trattava di persecuzione, censura, carcere e morte; oggi, sono cambiate alcune pratiche e il conflitto ha preso forma nel terrorismo internazionale, ma restano comunque antiche pratiche come la condanna a morte proclamata per motivi religiosi nei confronti di scrittori la cui letteratura viene giudicata blasfema, ma si manifesta anche con forti pressioni tese a condizionare la vita quotidiana e la legislazione».
Solo in scena darà vita a un monologo? «Dato che non sono un attore, più che di un monologo si tratta di una narrazione, un racconto cronistico, che è poi la mia professione». Sarà un racconto in prima o in terza persona e a livello di messa in scena quali le soluzioni trovate dal regista Ruggero Cara? «Ci sono inserti di voci fuori scena: alcune leggono certi documenti, poi due sono interventi di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, sul rapporto tra misericordia e verità, ovvero cosa significa nella religione la misericordia di fronte alla verità. È un inno al relativismo che è garanzia di convivenza, sopravvivenza e civiltà».
Quali i punti della vicenda che toccherà?
«Narro del come fece e del perché Giordano Bruno si mise nei guai, poi mi soffermo sullo svolgimento del processo e sull'esecuzione, includendo anche le conseguenze e le ripercussioni di tale terribile atto. Nel racconto entrano in gioco anche le grandi trasformazioni e alcuni cruciali eventi della terribile Europa della seconda metà del ‘500 - inizio ‘600, come l'abiura di Galileo Galilei, la Riforma Protestante, ecc.»
Alla mia domanda sulle fonti, Augias sorride benevolo, come comporre tanta bibliografia? «Su Giordano Bruno ci sono biblioteche intere e rimettere insieme le diverse fonti è il mio mestiere».
 
 
 
 
 
 
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