Quali sono i meccanismi, oliati da decenni di esperienza, che generano un fumetto con tutti gli attributi al posto giusto? Cosa bisogna sapere per architettare una storia illustrata da annoverare negli annali?
A queste e ad altre domande risponde il nostro fidato : l'ormai affermato sceneggiatore ha da poco dato alle stampe Professione sceneggiatore (ed. ), breve ed agevole guida al mondo della sceneggiatura, dedicata a chi intende avvicinarsi non solo al mondo della scrittura per il fumetto, ma anche al racconto cinematografico e letterario.
Come scrive nella prefazione al , il piccolo tomo contiene i consigli che egli stesso, patron della più grande casa editrice italiana di fumetti, si sentirebbe di dare a chi volesse intraprendere la carriera di sceneggiatore.
«Il libro si rivolge sia a persone semplicemente affascinate dall'argomento, sia a chi - per svariati motivi - ha già qualche esperienza in merito, avendo letto, per esempio, testi illuminanti come quelli di e di che, personalmente, non mi stancherò mai di consultare», spiega Sergio.
Affiancato dal mostro sacro Giancarlo Berardi, Badino ha presentato ieri - mercoledì 7 novembre - la propria creatura ad un pubblico partecipe, presso il forum FNAC, rispondendo esaurientemente alle domande più disparate.
Per esempio, come ovviare ad uno stallo creativo? La conoscenza approfondita delle tecniche può supplire ad una momentanea mancanza di idee?
«Lo schema che indico nel mio libro, costituito da quattro paletti fondamentali (idea, personaggi, soggetto, sceneggiatura) è solo una base da cui partire», spiega Sergio, il quale consiglia di munirsi di taccuino e inchiostro: «L'illuminazione può arrivare in qualsiasi momento. Ti viene un'idea e la segni, nero su bianco: potrebbe non esserti utile in quel dato momento, ma potrebbe rivelarsi vincente in una seconda occasione. Anche gli sceneggiatori hanno mille incombenze quotidiane, al di là del lavoro creativo: le bollette, la spesa... Perfino lo spunto più convincente può scappare di mente, perciò è sempre opportuno appuntare tutto. Anche quando la storia sembra non funzionare a dovere, non bisogna mollare la presa, continuando a lavorarvi sopra, formulando alternative a ripetizione».
Aggiunge Berardi: «Quando il cervello è stanco, bisogna staccare la spina, senza abbandonare il pezzo che ci sta facendo dannare, né smettere di sfornare idee. Chi fa il nostro mestiere deve emetterne di continuo. Come le galline con le uova».
Uno degli strumenti indispensabili ad uno sceneggiatore è costituito dalla continua documentazione: strati e strati di conoscenze indotte che, col passare del tempo e con l'accumularsi dell'esperienza, costituiscono il sedimento ideale per strutturare nuove narrazioni.
In questo senso, «La lettura è fondamentale», continua Berardi. «Non si può scrivere, senza leggere. La lettura consente di creare immagini. Cosa c'è di più bello di leggere un libro e di immaginare le facce dei personaggi e gli ambienti in cui agiscono?»
Sergio, dal canto suo, non ha difficoltà nell'ammettere la grande influenza che la settima arte ha sui suoi lavori: «In una mia storia di prossima pubblicazione, Topolino e la leggenda dei robo-presidenti, illustrata da , ho citato Alfred Hitchcock in almeno due occasioni: nella prima vignetta, in cui ho voluto rendere omaggio alla sequenza iniziale de La finestra sul cortile e, poi, sfruttando il Monte Rushmore, reso celebre dal Maestro del Brivido in Intrigo internazionale».
Come afferma uno dei maggiori autori contemporanei di graphic novel, , l'idea è differente dalla trama. Quest'ultima, infatti, rappresenta la parte più complessa dell'atto creativo, poiché deve attenersi ai punti indicati nella struttura di base. Autori per il cinema come , basandosi sui saggi di antropologi del calibro di Joseph Campbell, hanno teorizzato precisi schemi cui è possibile ricondurre qualsiasi racconto: «Le variabili sono praticamente infinite, ma la maglia di fondo è sempre la stessa», spiega Badino.
Così come praticamente immutabile è il carattere di un personaggio, una volta che questo è andato codificandosi col tempo: è il caso degli eroi disneyani, che da quasi ottant'anni popolano l'immaginario collettivo con le loro peculiarità ormai canonizzate. Dare costantemente nuova linfa ad un minestrone antico, per usare le parole di Berardi, è uno degli obiettivi degli sceneggiatori di oggi: «Considerare i personaggi Disney come semplici pupazzetti dotati di becco e grandi orecchie è un grosso errore. Soprattutto, se tale considerazione viene espressa dallo stesso sceneggiatore. Pippo o Paperoga devono essere innanzitutto persone, i lettori devono rispecchiarsi in essi, i loro problemi devono essere percepiti come plausibili anche qualora non dovessero esserlo nella vita reale», puntualizza Badino. E continua Berardi: «Bisogna sempre partire dai personaggi, costruendo la storia in loro funzione e non viceversa, senza pensare a chi leggerà il prodotto finito. Deve piacere allo sceneggiatore, in primo luogo: non bisogna studiare a tavolino un prodotto perché catturi l'attenzione di un determinato target. Anzi, il più delle volte, chi fa questo mestiere deve anticipare il gusto del pubblico».