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Laboratorio Hip Hop
Laboratorio Hip Hop
 

A Genova riparte il Laboratorio Rap

 
Lezioni gratuite per ragazzi di paesi diversi. Il messaggio sociale dell'hip hop. Tutti i giovedì, a cura dell'associazione TribUrbana
 
   

     
Genova, 14 novembre 2007
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di
Daniele
Miggino
   
 
Per informazioni
Davide 346 5034345
Betta 347 3631354
Carola 339 7440742
«Samantha ha tredici anni, è originaria di Napoli e parla spesso in dialetto. Quando le ho regalato il cd del gruppo hip hop partenopeo La Famiglia è letteralmente impazzita di gioia. Da allora rappa caparbiamente anche in napoletano stretto. Alì ha origini tunisine e da quando - a maggio scorso, alla Festa dello Sport - si è esibito su un palco mandando in visibilio la folla con le sue rime in arabo, insieme all'amico marocchino Musta, ha iniziato a chiamarci tutti i giorni per farci sentire i suoi testi. Sono i ragazzi che, come Samuel (italiano), Francesco (di origini albanesi), Wesel (rom), partecipano al nostro Laboratorio rap».
Basta questa frase di Nio's, rapper genovese del gruppo Zero Plastica e membro dell', per far capire il significato di questo particolare progetto di didattico-musicale, giunto quest'anno alla seconda edizione. Giovedì 15 novembre la presentazione presso la sede del Centro Ricreativo Polivalente di via delle Fontane a Genova, poi si parte con le lezioni, tutti i giovedì dalle 17.30 alle 19.00. L'iscrizione è gratuita.

Adolescenti provenienti da situazioni non facili, molti di origini straniere, si trovano qui prima di tutto per stare insieme. «Molti di quelli che hanno iniziato il Laboratorio RAP l'anno scorso - prosegue Nio's - non conoscevano nulla di questa forma espressiva, se non i nomi dei loro idoli, come Fabri Fibra, Mondo Marcio, 2Pac, 50cent. In soli sei mesi sono arrivati a rappare descrivendo il quartiere in cui vivono, il degrado, l'assenza di alternative e di spazi per i giovani».
Una volta c'era la parrocchia, dice ancora Nio's, oggi potrebbe essere sostituita da un microfono, una dancehall, parole in libertà. Ma come si svolgono le lezioni? «Insegnamo loro a scrivere su una base, a stare a tempo sui quattro quarti, a fare le rime e a giocare con le parole. È molto semplice: facciamo ascoltare una base strumentale, improvvisiamo o facciamo sentire un nostro pezzo. Poi è la volta dei ragazzi. Oppure, lasciamo che siano loro a portarci i testi scritti di settimana in settimana. Stiamo ad ascoltarli mentre si raccontano, mentre ci descrivono la loro vita, mentre si aprono al mondo come dei romanzi. E poi discutiamo assieme dando loro consigli su come rendere maggiormente efficaci le canzoni».

Un'idea molto lontana dalla mitologia tutta catenazze e pallottole, che caratterizza parte del mondo rap. «Cerchiamo di trasmettere ai ragazzi ciò che a noi sta più a cuore e che secondo noi manca particolarmente all'hip-hop italiano: l'anima sociale. Senza di questa, il rap è una semplice forma estetica, avulsa del suo significato originale».
Eguaglianza, solidarietà, pace, rispetto: sono queste le parole chiave del rap: «la sfida e l'autocelebrazione esasperata dal film 8mile di Eminem, è solo un aspetto di una panorama molto più ampio e profondo».

Insomma, i ragazzi giocano, si divertono e imparano. Grazie soprattutto agli educatori del LET che lavorano insieme a Zero Plastica e l'associazione TribUrbana.

La musica, soprattutto il rap, come strumento di inclusione sociale è da sempre un chiodo fisso di Zero Plastica, che non risparmia critiche all'amministrazione: «il nostro Laboratorio è uno dei primi esperimenti condivisi da tutti i centri sociali del centro storico, ed è un momento d'aggregazione per adolescenti di diverse etnie. Ma il Comune di Genova ha deciso di tagliare le già per altro scarse risorse ad attività sociali: evidentemente chi siede a Tursi preferisce investire nella repressione della microcriminalità, piuttosto che nella prevenzione».
 
 
 
 
 
 
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Zero Plastica
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