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No sbronza, no party?

 
Vizi e virtł del decreto Bianchi. Chi guida ubriaco rischia grosso, niente alcol dopo le due in disco. Ma serve? Parola a gestori e ragazzi
 
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Genova, 16 novembre 2007
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di Enrico Moizo
   
disco
 
Un po' di storia
La droga è antica quanto l'umanità. Durante il Cinquecento e per tutto il Seicento, bevante come l'acquavite, il caffè o il tè, così come il tabacco, erano considerate problematiche dall'elite culturale e politica la quale temeva che l'uso incontrollato di nuove sostanze avrebbe messo in pericolo le strutture di potere e l'ordine voluto da Dio. Nell'Ottocento poi, le cose cambiarono radicalmente. In seguito alla crisi alimentare, l'alcol, dissetante, calmava la fame e faceva dimenticare le preoccupazioni, diventando quindi un subdolo strumento di potere. Aiutava l'uomo a sopportare meglio il lavoro di fabbrica e le miserie della quotidianità.
Arrivamo agli anni Venti, negli Stati Uniti, quando il Proibizionismo, con la P maiuscola, divenne ufficialmente una legge federale ed un emendamento che modificava la Costituzione stessa, vietando la produzione, la vendita, l'importazione e l'esportazione di bevande alcoliche. In realtà la popolazione americana continuò a far uso di alcolici, ritrovandosi in appositi bar clandestini, gli Speak Easy e il proibizionismo, più che da deterrente, divenne un fertilizzante per fenomeni come il gangsterismo, che si dedicò al contrabbando di alcolici.
Il fallimento del Proibizionismo fu già più che evidente, tanto che nel 1933 il Presidente Roosvelt si vide costretto ad abolirlo: ma nuove mafie e associazioni a delinquere erano ormai nate, ben lontane dal voler riabilitare i loro criteri di guadagno. Non solo, il numero di alcolizzati era tre volte superiore rispetto al periodo precedente.
Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, in Italia oltre ventimila persone l'anno muoiono per abuso di alcol o problemi collegati, e circa la metà degli incidenti stradali mortali sono causati dalla guida in stato di ebbrezza. Se si considera che gli incidenti stradali sono la principale causa di morte sotto i 40 anni, si capisce l'urgenza di adottare politiche socio-sanitarie che mirino alla diminuzione dell'utilizzo di alcol, soprattutto nei più giovani.

Le patologie legate all'abuso di alcol sono innumerevoli, e non riguardano solo l'aspetto fisico. Oltre ai danni al fegato, ai disturbi renali e alle malfunzioni cardiache, l'abuso di alcol provoca un notevole rallentamento dei riflessi, una diminuzione della capacità di concentrazione e di attenzione. Questi sintomi sono la causa principale degli incidenti stradali, degli infortuni sui posti di lavoro, ma anche di comportamenti violenti.

Le sostanze alcoliche usate in eccesso provocano stati d'ansia, generano sensazioni di paura immotivata e crescente che con il tempo sfociano in veri e propri attacchi di panico. Le crisi depressive sono strettamente legate all'alcol e sono dovute all'insieme dei danni provocati al cervello unitamente ai cambiamenti sociali (problemi di comunicazione, diminuzione dell'autostima e della capacità di giudizio) derivanti dall'alcolismo. Questo, a mio avviso, è il dato più allarmante sul quale riflettere, ed è confermato da uno studio dell'università La Sapienza di Roma, in cui si illustra come l'uso di alcolici sotto i 35 anni sia finalizzato all'instaurazione ed alla gestione dei rapporti interpersonali, piuttosto che alla necessità di bere.
Diciamoci la verità, quante di queste informazioni arrivano realmente ai ragazzi? Di solito tendeono a credere che queste cose succedano agli altri...

Arriviamo al famigerato decreto Bianchi, approvato in Parlamento lo scorso ottobre, che inasprisce le pene per chi guida in stato di alterazione e vieta la vendita di bevande alcoliche nei locali di intrattenimento e ballo dopo le due di notte. Di primo acchito, il tentativo può anche essere ammirevole, indubbiamente nobile.
Certo, molti locali hanno già trovato l'escamotage dei mignon: piccole bottigliette di bevanda alcolica pura vendute prime delle due, con le quali più tardi si corregge i drink analcolici. Certo, c'è chi si porterà in borsa direttamente la bottiglia di whisky, chi uscirà dal locale da ballo per andare a bere qualcosa in macchina, o dal primo venditore ambulante, piuttosto di chi berrà il doppio prima delle fatidiche due di notte. Insomma, chi vorrà devastarsi, continuerà a farlo.
D'altra parte, a tutti quelli che non avevano un rapporto viscerale con l'alcol, che avrebbero potuto fare a meno di quel bicchiere in più, la legge non potrà che avere effetti positivi. Sicuramente ci sarà una riduzione dei casi di persone alla guida in stato di ebrezza, visto che molte avranno il tempo di smaltire gli effetti prima della chiusura dei locali.

Ma quante sono in percentuale queste persone? E i locali da ballo non si riempiranno di venditori ambulanti davanti ai parcheggi? Perché colpire soltanto le discoteche? Secondo un dato statistico infatti, la maggior parte degli incidenti mortali per guida in stato di ebrezza avviene tra le ore 18 e le 22, durante l'ora dell'aperitivo. Insomma, questo mini-proibizionismo, può essere una risoluzione definitiva?

Diamo la parola ad alcuni esercenti, addetti ai lavori, nonché avventori delle discoteche genovesi. Bruno - titolare della Locanda in Salita Pollaiuoli - dice: «Il proibizionismo non ha mai portato a grandi risultati, anzi. Vietare la vendita di alcolici alle 2 potrebbe essere un invito, anche per chi non ha mai provato, ad usare stupefacenti. In ogni caso non è possibile chiudere una strada senza offrirne una alternativa. Ci sono modelli che funzionano benissimo in Europa, come in Germania e in Inghilterra e basterebbe copiare quelli. Essenzialmente sono basati su due punti: tolleranza zero nel week end, ovvero chi guida non deve aver bevuto. Ma soprattutto grande efficienza dei mezzi pubblici e costi bassi per i Taxi. In questi paesi i ragazzi si muovono con i Taxi che hanno costi ridottissimi. In Italia per uscire e tornare con il taxi servono almeno 30 euro. Certo per una simile operazione bisognerebbe che il Governo disegni un piano di legge concordano un piano economico con i taxisti stessi».

Massimo Mortello, gestore del club ZeroDieci di piazza Embriace la pensa così: «Prima di tutto, una discriminazione tra diversi tipi di esercizi pubblici rende inefficace la norma. Non capisco come si possa credere che basti vietare la vendita dentro una discoteca, se sarà possibile prendere da bere in qualsiasi bar che fa orario notturno o dai venditori ambulante. Inoltre, i ragazzi che vogliono bere potrebbero riempirsi le macchine di bottiglie, insomma mi sembra un provvedimento che fa tornare indietro di ottant'anni. La vera soluzione è di rafforzare i controlli e le pene e soprattutto di educare i giovani a bere con intelligenza, attraverso un percorso che deve partire dalla famiglia, nelle scuole e nelle università».

C'è anche il lato economico, oltre a quello morale. Per Alessio Parodi, da anni PR nei maggiori locali genovesi e toscani: «è vergognosa questa imposizione, si tornerà come negli anni del proibizionismo in america degli anni 30: alcolici dati sottobanco, scorte di alcol in macchina. Nei nostri locali, la maggior parte della gente arriva verso le due, dopo aver fatto qualche tappa nei vari pub e discobar. Con questa legge, economicamente può essere un disastro per le aziende, la gente che ci lavora che potrebbe perdere il posto, soprattutto i baristi. Sembra che vengano puniti più i gestori dei locali che non i cittadini rei di mettersi alla guida ubriachi. Bisogna intensificare i controlli sulle strade e fuori dai locali. Per esempio mettendo una persona delle forze dell'ordine all'uscita dei locali più importanti, che si occupi di controllare se una persona può mettersi alla guida o meno».

Stefano Gerbi, psicologo e frequentatore di locali nel weekend è invece favorevole: «I commercianti si rendano conto che non tutto è profitto. Si accontentino del prezzo del biglietto di entrata in discoteca, già di per sè molto caro. Mentre i pub scommetto che triplicheranno gli affari, vedo già le resse ai banconi alla disperata bevuta prima che scatti l'ora X. Tranquilli commercianti, ci perderete davvero poco, e i cittadini saranno un poco (ma solo un poco) più sicuri. Inoltre è una legge che aiuta i gestori, che potrebbero sentirsi in difficoltà a rifiutare una bevuta a chi è già abbastanza carico. Insomma può essere una soluzione minima rispetto al problema, ma se dovesse già salvare una vita soltanto, sarebbe già qualcosa io credo».

Sorgono anche dubbi sull'applicabilità del decreto, che presenta enormi paradossi. Fabio, studente della Facoltà di Lettere e Filosofia di Genova, dice incredulo: «Ieri sera sono stato in una discoteca in Versilia e al ritorno non ho trovato una pattuglia della Polizia Stradale in autostrada e nemmeno ho visto l'ombra di posti di blocco. In compenso l'Autogrill alle 4.30 del mattino vendeva birra ceres (tasso alcol 7,7%) e bottiglie di vino (tasso alcol 12%). Ho visto parecchi ragazzi che insieme al panino bevevano la birra. Penso che tutto questo sia assurdo».

Evelina, studentessa di 22 anni, si trovava in un noto locale del basso Piemonte e ci racconta di aver assistito ad una scena molto simile a quelle del supermercato, dove si reca con sua madre per fare la spesa: «verso le due meno dieci, il DJ ha preso il microfono, un po' come al supermercato lo speaker invita ad avviarsi alle casse, ed ha invitato tutti i clienti della discoteca a comprare direttamente le bottiglie, prima che scattasse l'ora del divieto. E così tra mignon e bottiglie ai tavoli, tutto è andato avanti come sempre...».

A quasi tutti, dunque, questa legge appare semplicistica e non certo risolutiva. I nostri intervistati sembrano uniti sul rafforzare e incrementare i controlli sulle strade, punire in modo molto più severo chi guida ubriaco. Ma la prevenzione è fondamentale: insegnare nelle scuole e nelle università la cultura del bere senza eccessi. Questa è l'unica via efficace, si basa sul buon senso e sulla consapevolezza che soltanto noi stessi siamo custodi e responsabili della nostra integrità fisica.
 
 
 
 
 
 
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