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Garibaldi - Domenico Russo
'Garibaldi e il Colosseo' (1862) di Domenico Russo
 

Genova ripercorre il mito di Garibaldi

 
Una rassegna di 5 mostre diverse in altrettanti luoghi. Una carrellata di opere e documenti sull'immaginario creato dall'eroe dei due mondi
 
   

     
Genova, 16 novembre 2007
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mentelocale di
Laura
Santini
   
Sono le 9.30 e come accadeva solo pochi giorni fa per il Festival della Scienza, il Ducale si anima delle voci e dello scalpiccio di diversi gruppi di scolaresche. Sono alunni di età diverse, tutti accomunati dal frequentare uno degli istituti scolastici cittadini intitolati a Garibaldi o a qualcuno dei suoi seguaci.
Per la prima volta sono proprio loro - bambini/e e ragazzi/e - i primi ammessi a gustarsi l'anteprima di Garibaldi. Il mito: non solo una mostra a Palazzo Ducale (aperta al pubblico da sabato 17 novembre 2007 fino al 2 marzo 2008), piuttosto una rassegna d'arte sulla diffusissima iconografia che fece di un uomo del popolo dallo spirito eroico un mito. La rassegna si articola, sotto lo stesso titolo, su 5 diverse esposizioni al Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, al Museo del Risorgimento e, a Nervi, alla Galleria d'Arte Moderna (GAM) e alla Wolfsoniana, ma anche su tutta una serie di eventi spettacolari e ludici in molteplici punti della città.
E così, mentre nel Salone del Maggior Consiglio, si chiude la visita + laboratorio (diversamente calibrati sulle singole classi) con l'originale talk show condotto e ideato da Mauro Pirovano che invita i ragazzi a intonare «Sei un mito» degli 883, oltre a ricordargli aneddoti e fortuna di Garibaldi, indugiando sulla toponomastica e le lapidi, nel salone del Minor Consiglio si accomodano autorità, operatori, giornalisti e invitati per la presentazione ufficiale dell'intera iniziativa.

L'occasione è speciale, perché tra tutte le sedi che celebrano quest'anno il bicentenario dalla nascita dell'eroe risorgimentale, è proprio Genova la prescelta sede principale delle manifestazioni culturali e artistiche. Il capoluogo ligure - che non diede i natali all'acclamato uomo d'armi, nato a Nizza (1807) - oltre a vederlo salpare dal celebre scoglio di Quarto accompagnato dai Mille e diretto in Sicilia, è stato da Garibaldi spesso attraversato e vissuto (per motivi di studio e lavoro). Da foresto, il condottiero in rosso fu molto apprezzato (sostenuto a livello politico nel '48 dalla Circoscrizione di Cicagna) tanto da dedicargli il monumento equestre di Augusto Rivalta in Largo Pertini che, all'epoca, era proprio il centro della piazza principale della città. Di questo monumento, del suo bozzetto e della sua genesi, si occupa nel dettaglio la mostra del Museo dell'Accademia Ligustica, (20 novembre 2007-2 marzo 2008). Come sottolineato in tutti gli interventi di presentazione, l'allestimento intorno al mito è stato condotto su più livelli ma anche condiviso da più enti come progetto unitario (tanto che ci sono stati cambi interni e prestiti tra le diverse raccolte cittadine, il più generoso è stato il Museo del Risorgimento), rendendo possibile l'intersecarsi di percorsi complementari che rendessero conto sia dei principali fatti storici del Risorgimento (anche a scopo didattico) sia della portata storica e internazionale, del nome, delle gesta e del seguito popolare che la figura e la successiva diffusione della sua immagine hanno avuto.

L'allestimento al Ducale comprende (curato da Fernando Mazzocca e Anna Villari) uno spettro eterogeneo di espressioni artistiche che variano dalla pittura alla scultura, fino ad una selezione di oggetti d'arte decorativa per proporre l'interpretazione e la rappresentazione che alcuni artisti contemporanei diedero di Garibaldi. Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Girolamo Induno e molti altri pittori soldati ricostruiscono Garibaldi e le sue imprese dato corpo a una pittura nazionalpopolare. Accanto, troviamo una sezione spiccatamente dedicata all'iconografia intorno all'immagine dell'eroe moderno (per esempio attraverso le opere di Plinio Nomellini e Renato Guttuso). Nella prima sezione emerge una figura la cui proiezione viene costruita dal basso, in cui è assente l'elemento celebrativo e spicca invece la partecipazione popolare.
Alla GAM, disallestito l'800 «abbiamo lavorato in modo simbiotico con Caterina Olcese - spiega Maria Flora Giubilei - sulla nudità eroica» che emerge dal monumento ai Mille per Quarto di Eugenio Baroni. A proposito del lavoro di Baroni, Giuliana Algeri (Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico della Liguria) ha annunciato che dopo la scuola di restauro finanziata nel 2004, ora sono stati stanziati i fondi per l'intero restauro dell'opera che presenta grossi problemi di conservazione data la sua esposizione, previsto per il 2008. Alla GAM sarà riproposta una sintesi attraverso una carrellata di documenti sul percorso che portò al concorso del 1910 e alle ragioni che spinsero la giuria a scegliere l'opera. Cavalcando lavori di grandi maestri come Rodin, ma anche attraverso i grandi cantieri in atto per costruire una nuova immagine dell'Italia, si arriverà al momento celebrativo con D'Annunzio che consacra il monumento nazionale (perché voluto e finanziato dal nuovo stato appena costituito).

Infine, alla Wolfsoniana si punta lo sguardo su manifesti, arti decorative, manufatti e esempi di grafica che in vario modo hanno sfruttato e utilizzato in modo propagandistico - strattonandolo un po' a destra e un po' a sinistra dell'ideologia politica - la figura, il coraggio e l'eroismo garibaldino (curatori Silvia Barisione, Matteo Fochessati, Gianni Franzone). In particolare la seconda parte della mostra si concentra sull'utilizzo a scopi politico-ideologici dell'eroe dei due mondi, per comprendere la diffusione enorme in termini quantitativi ma anche geografici del biondo e valoroso cavaliere moderno simbolo in primis dell'Unità d'Italia, spunto all'interventismo che portò all'ingresso dell'Italia nella prima Guerra Mondiale e utilizzato da Mussolini in epoca fascista, ridimensionato e ripulito dell'originario anticlericarismo e partecipazione alla massoneria. Al punto che in un manifesto Garibaldi sarà associato a una bottiglia vuota che è possibile riempire di qualsiasi significato.

Nel nostro contemporaneo nella sua veste statuaria Garibaldi, davanti al Carlo Felice si è fatto porta bandiera delle feste di piazza di fine anno e delle varie conquiste sportive (per lo più legate al calcio), senza badar troppo alle bandiere. Dalla notte bianca, però, ha recuperato una sua identità rivestendosi di un indubbio mantello rosso.
 
 
 
 
 
 
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