E veniamo al secondo botto, dopo il clamoroso successo del concerto di
Alfred Brendel di lunedì scorso (pubblico cialtrone a parte) di cui vi abbiamo già riferito. Immaginate una signora alta, con lunghissimi capelli corvini lisci che le scendono lungo la schiena, ormai un po' imbiancati dal tempo; e due occhi neri neri che vengono da un paese lontano, l'Argentina.
Una donna dal fascino imbarazzante, che trasuda sensualità, però stemperata, addolcita dal passare degli anni. Una creatura, insomma, uscita dalle favole che raccontavano i nostri nonni, ma quantomai reale: stiamo parlando di
Martha Argerich, pianista entrata nella leggenda fin dalla più tenera età - pensate che ha vinto
tutti i concorsi ai quali ha partecipato, record a tutt'oggi ineguagliato.
Dopo aver vinto una brutta malattia, qualche anno fa è letteralmente rinata e ha ricominciato a fare concerti; e allora il pubblico che mandava in delirio in ogni parte del mondo si è reso conto che anche se sul suo viso c'era qualche ruga in più
la passione, la fisicità, l'impeto, l'estro che l'avevano resa immortale nei suoi anni di gioventù sono rimasti inalterati, perchè, come spiega lei stessa, la musica tiene vivo chi la frequenta.
Lunedì sera, 19 novembre 2007, ore 21.00, Martha torna alla
GOG dopo tanti anni, insieme a uno dei suoi ex-mariti (ve l'abbiamo appena detto che è una persona vivace, no?), il direttore
Charles Dutoit, e la formidabile
UBS Verbier Festival Orchestra, una compagine costituitasi qualche anno fa per volontà del colosso bancario svizzero, che la "foraggia" cospicuamente tuttora (iniziativa davvero lodevole, peccato che invece in Italia le orchestre si chiudano e le banche abbiano ben altro a cui pensare).
Sarà una serata che si annuncia già memorabile, vi diciamo subito che
i posti sono esauriti, ma la sera di lunedì, dalle 20.15 direttamente al Carlo Felice,
verranno venduti 200 posti in piedi. Ne vale la pena, credeteci, si tratta di uno degli eventi dell'anno che non potrà lasciare nessuno indifferente. Anche perché il programma prevede il
Concerto per pianoforte e orchestra in do maggiore di
Sergej Prokofiev (1891 - 1953), uno dei più intensi, trascinanti, fors'anche "diabolici" di tutta la letteratura musicale, irto di difficoltà tecniche però non fini a se stesse, ma propizie per il pianista che voglia prendere per mano e far volare con sé gli ascoltatori, trattenendo il respiro. Il tutto immerso in una musica di straordinaria acutezza e modernità E allora, benvenuti a bordo.
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