Nino Rota
Continua il braccio di ferro tra sindacati e dirigenza al Carlo Felice. Stavolta la scure dello sciopero è calata impietosa sulla "prima" del Cappello di Paglia di Firenze di Nino Rota, che sarebbe dovuto andare in scena ieri sera, martedì 20 novembre 2007.
Al posto della recita, però, sul palcoscenico è salita Marta Vincenzi, compiendo un gesto senza precedenti, nella sua veste di presidente della Fondazione Teatro Carlo Felice, e ha cercato di spiegare ai genovesi (pochi purtroppo) quel che sta succedendo in Teatro. Un gesto di discontinuità e di disponibilità rispetto alla chiusura a riccio del sovrintendente Di Benedetto, che è stato recentemente "ridimensionato" nei suoi poteri dal Consiglio d'Amministrazione. Comunque staremo a vedere, «mai più senza una prima» ha promesso la Sindaco. Ce lo auguriamo tutti.
Ciò detto, da giovedì 22 novembre dovrebbe andare regolarmente in scena uno dei capolavori assoluti del Novecento musicale italiano (ore 20.30, repliche il 25, 27, 28 novembre), passato alla storia per l'estrema genialità e semplicità d'ispirazione. Ne è autore il grande Nino Rota, quello di 8 ½, della Strada, di Amarcord, del Padrino, insomma il maestro dei maestri in materia di colonne sonore. Il quale, però, qualche incursione nel repertorio classico l'ha fatta, e con successo.
Vediamo cosa accade in questa buffissima storia di signore e di cappelli. Si comincia con un cavallo d'un promesso sposo, che mangia il cappello di paglia di una signora. Lei, accompagnata dall'amante, pretende di riaverne uno uguale a quello regalatole dal gelosissimo marito. Nel giorno del suo matrimonio, che rischia ovviamente di andare a monte, il povero giovane gira tutta Parigi, in una esilarante girandola di equivoci. Lo zio sordo lo salva, regalandogli un cappello di paglia di Firenze identico a quello perduto.
La storia risale a uno dei lavori più frizzanti di Eugène Labiche e Marc Michel, Un châpeau de paille d'Italie del 1851, di cui Rota stesso ha fatto nel 1955 il proprio successo teatrale, quando una commissione del Teatro Massimo di Palermo lo convinse a riprendere un lavoro iniziato nel 1943 per gioco, scrivendo il libretto a due mani con la madre.
Ne è nata una delle più riuscite opere comiche del Novecento, un teatro musicale che per invenzione, freschezza e chiarezza riesce a divertire senza aver perso nulla con il tempo. Un vortice di citazioni, prestiti e parodie estremamente attraenti e di splendido gusto, che pescano anche nel valzer e nella Vienna di fine Ottocento, nel teatro di Puccini, nella melodia di Bellini e Donizetti con le variazioni malinconiche o brillanti, nella farsa prodigiosa di Rossini. Insomma, ce n'è per tutti, fatevi sotto.
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