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Battiato a Genova: il suo nuovo film

 
Il cantante e regista ha presentato 'Niente č come sembra' al Verdi di Sestri Ponente. L'attenzione alla colonna sonora e ai temi filosofici
 
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Guarda anche il nostro video: Franco Battiato presenta il suo nuovo film, 'Niente è come sembra', al pubblico del Cinema Verdi di Sestri Ponente  
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Genova, 24 novembre 2007
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di Pietro Dacci
   
Franco Battiato
Franco Battiato
 
Il concerto
Sette anni fa avevo visto Franco Battiato scappare in lacrime dal palco del Carlo Felice. Era il concerto per De Andrè, lo stesso in cui Celentano non trovava le parole e scappava dalla scena inseguito dai fischi.
Il cantautore-poeta siciliano, invece, i genovesi li ha conquistati. Affabile ed elegante, dialogante, raffinato, astruso, vicino e lontano, con quella voce che sempre sempre un po' rotta dall'emozione.
Sabato 24 novembre 2007 - ancora al Carlo Felice - è andata in scena un'altra prova d'amore. Si parte attenti e un po' compiti quando Franco intona Bach - solo voce e piano - ma poi è una cavalcata in crescendo, che inizia dalla vecchia e sempre attuale Povera patria e finisce in delirio con Cuccurucucu. Due ore e mezza di concerto.
In mezzo anche le performance dei giovani musicisti FSC e del gruppo femminile The Mab, nonché il reading musicale di Manlio Sgalambro.
Insomma, una certezza che continua a sorprendere.
D.M.
Al Teatro Verdi di Sestri Ponente, con puntualità teutonica, un cordiale ma frettoloso Franco Battiato ci introduce alla sua ultima fatica cinematografica Niente è come sembra.
«Purtroppo alcuni passaggi potranno apparire ostici, ma certi argomenti possono essere esposti solo con parole a loro propri», spiega il regista.
Ci fa sapere che «la colonna sonora non fa mai da contrappunto alle immagini, ma è sempre paritetica a queste e al testo» e che anzi «spesso intere sequenze sono costruite sulla musica e non viceversa». Quasi si scusa se il film «pur durando solo poco più di un'ora possa sembrare interminabile» (più o meno le stesse parole che spese nel 1978 per L'Egitto prima delle sabbie), anche se sottolinea che «a Enrico Ghezzi è piaciuto molto».

Certo è che sembra di essere proiettati in un salotto fra amici, dove l‘argomento di discussione non è l'ultima eliminazione eccellente all'Isola dei famosi, bensì le implicazioni filosofiche riguardo l'esistenza di Dio: o ti annoi o non vedi l'ora di intervenire. La posizione del regista è l'atarassia (altra parola a lui gradita). Come sappiamo, infine, è importante non la risposta ma la domanda.
Strepitosa la maschera di Giulio Brogi (una simpatica autocitazione ci mostra, in un annoiato zapping televisivo, la sigla dell'Eneide Rai anni Settanta): come è stato possibile dimenticare un così grande artigiano? E non uso, volutamente, la parola artista, perché questa può sottintendere una favorevole predisposizione genetica, mentre quella un duro e costante apprendimento.

Anche la grafia del Battiato regista si è di molto affinata, dopo le prime due pellicole, tutto sommato ortodosse, con esiti più televisivi che spettacolari. Qui lenti ed inesorabili zoom che sfociano in spietati ed intensi primi piano mi ricordano gli esperimenti di Ivo Chiesa con Eros Pagni per il Teatro Stabile di Genova (come Brogi, ancora!) che, mettendo la tecnologia al servizio dell'arte (e non viceversa), con grandi schermi permetteva al pubblico teatrale di godere sia della visione globale della scena sia delle espressioni dell'attore.
 
 
 
 
 
 
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