Prendete vostro nonno da parte, mettetelo seduto e raccontategli come funziona la vostra vita a trent'anni suonati, da precario e senza troppe speranze che le cose migliorino in futuro. Molto probabilmente resterà di stucco, colpito da quante cose sono cambiate rispetto ai suoi tempi, lui che a trent'anni aveva già moglie due figli, casa, etc etc.
Vabbè, non sarà per tutti così, ma è il senso del libro di
Federico Mello L'Italia spiegata a mio nonno. Lavoro, pensioni e famiglia: un paese che ha rinunciato al futuro (Mondadori, p. 137, 13 Eu) uscito in libreria dal 25 settembre e nato dal
blog di Federico prima di approdare a Mondadori.
Un libro che ha deviato bruscamente i progetti, ancorché precari, del giovane scrittore. «Mi sono licenziato e stavo partendo per l'Inghilterra - dice - ma prima volevo pubblicare questo
pamphlet sul blog. Il giorno dopo mi hanno chiamato dalla casa editrice».
Come nasce il libro? «Dallo stomaco e anche un po' dalla testa», dice Federico che, con un contratto a termine presso la Regione Emilia Romagna, racconta la sua storia insieme a quella di migliaia di altri ragazzi italiani. «Viviamo un tempo in cui i processi cambiano in modo estremamente veloce - prosegue - mentre
le analisi e le letture rimangono indietro».
La legge Treu che aprì la strada ai contratti precari nel 1997, la legge Biagi e la retorica sulle politiche giovanili degli ultimi dieci anni, sono alcuni degli obiettivi della polemica di Mello. Per non parlare dell'età del nostro paese: «il fatto che la nostra classe dirigente sia mediamente over 60 o 70 non è solo una questione anagrafica, ma culturale. Quella generazione fatica a capire le dinamiche che governano la vita di un giovane».
In questo periodo le occasioni per incazzarsi non mancano, e nemmeno le voci che denunciano.
Cosa possono fare i giovani oltre a indignarsi? «La mia idea è che la prima battaglia da fare sia culturale - dice Mello - il messaggio che vorrei dare è quello di urlare
reclaim the future, anche perché non è affatto certo che in futuro il nostro paese possa continuare a garantire il benessere odierno. Che fare? non so quale sia la forma giusta, ma dovremo lottare per politiche giovanili diverse, fare lobbying a favore dei giovani».
Documenti alla mano, con stile frizzante e provocatorio, Mello fornisce un altro po' di materiale su cui farsi venire la bile, soprattutto se si ha dai venti a quarant'anni.