È una saletta semplice, quasi spoglia, con i suoi quattro computer e un grande schizzo del waterfront fatto da
Renzo Piano, appeso al muro. Eppure il nuovo Centro di Documentazione dedicato al progetto dell'architetto genovese - inaugurato giovedì 29 novembre e finanziato da Unicredit - ha un significato che va oltre l'apparenza.
Negli hard disk si trovano oltre
300 disegni e schizzi che immaginano la Genova del futuro. C'è anche un'intervista fatta da Mario Paternostro all'architetto per Primocanale, e concessa per l'occasione.
La cosa strana è che vengano conservati in un Museo. «Di solito le opere che entrano in un Museo passato come dalla vita al morte, dal presente al passato - dice Pierangelo Campodonico, direttore del MuMa - non è così per le opere regalate da Renzo Piano, che continuano ad alimentare il dibattito». Una discussione che riguarda l'avvenire di questa città. Non a caso nel Museo si svolgono i lavori dell'
Urban Lab, a cui partecipa lo stesso Piano insieme ai migliori architetti del mondo. «Spero che questa sala continui a crescere - dice Piano -
che accolga tutte le idee sul futuro di Genova, quelle giuste e quelle sbagliate, quelle possibili e quelle impossibili. Ed è giusto che siano accessibili a tutti, perché solo con un metodo democratico si può avviare una riflessione fruttuosa».
A proposito dell'
Urban Lab, l'architetto dice: «una cosa è emersa dagli incontri che abbiamo fatto:
Genova non può crescere oltre, deve svilupparsi entro una linea verde, che segna il confine con le colline, e una linea blu, che è il mare. Il rapporto con il porto, in questo senso, è fondamentale».
Nel suo discorso Piano parla anche dei genovesi: «non credo siano tirchi, ma parsimoniosi, e nemmenno diffidenti, ma prudenti. Parsimonia e prudenza sono virtù, non difetti. E poi credo che i genovesi e Genova si assomiglino molto: stupendi, aperti e chiusi allo stesso tempo. Non ho mai capito se è Genova che ha fatto i genovesi o viceversa».