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Via Pre, protesta
La protesta degli abitanti di via Prè
 

Via Prè: «rivogliamo casa nostra»

 
Il 2 novembre i solai fatiscenti del civico 12 sono crollati. Da oltre un mese gli abitanti sono sfollati, i negozi chiusi. La protesta
 
   

     
Genova, 5 dicembre 2007
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di Giacomo Revelli
   
È la via più autentica di Genova. Quella in cui ancora succede di tutto e, miracolosamente, non accade mai niente, quella in cui le cose cambiano per rimanere sempre uguale a sé stesse. Quella che s'è salvata dalla valangata di fondi piovuti dalle Colombiane prima, dal G8 dopo e dal 2004 poi, finiti ristrutturare altre vie più celebrate e meno vissute. Quella delle Marechiaro, ma anche quella degli Azuz e degli Jopnas che ci abitano, dei Gulit che arrangiano televisori e carabattole a Genova come a Dakar, quella dei fratelli Bisanti, una vita passata a sfornare focaccia tra le migliori dei vicoli.

È questa la via Prè che ieri pomeriggio ha rotto gli argini, ha invaso il traffico di via delle Fontane e ha protestato pubblicamente per la chiusura parziale che da un mese la mutila e di cui tutti sembrano essersi dimenticati.
Il 2 novembre, in pieno pomeriggio, i solai del civico n.12, marci e appesantiti dalla pioggia, sono crollati di schianto. Il palazzo era ufficialmente disabitato da anni. In realtà qualcuno c'entrava per dormire e salvarsi come poteva quando tirava brutta aria. Sulla facciata s'arrampicano impalcature e tralicci arrugginiti, mentre le grondaie pisciano rivoli che hanno ammuffito gli intonaci, con l'acqua che rispunta poi tra le pietre per strada, come nelle vene d'alta montagna. Già da tempo c'era chi, passando lì sotto, accelerava il passo, oppure si segnava, mormorava orazioni, scongiuri, Insciallah.

Quel giorno, per fortuna, appurarono che sotto non c'era rimasto nessuno: nessun morto senza nome, nessun giallo da snocciolare, nessun avviso di garanzia; ma gli inquilini di 12 appartamenti, quelli del civico 7, i dirimpettai, una trentina di persone, sono stati allontanati per pericolo di ulteriori crolli. I giornali hanno ronzato un pochino, scattato decine di foto, elogiato questo angolo di Genova multietnica, mangiato qualche kebab, registrato qualche mugugno. Poi stop, la palla è rimbalzata nei lunghi corridoi del tribunale, ha sbattuto nelle porte dei remoti uffici delle procure, s'è impantanata negli immoti acquitrini dei gabinetti amministrativi. S'è saputo che proprietario dell'edificio, in parte, era il Comune di Genova che voleva ristrutturarlo per farne residenze per studenti. A bloccare il progetto erano però gli ultimi due piani, appartenenti a una poco chiara società immobiliare, una come tante, i cercatori d'oro sono arrivati anche in via Pré, neanche fosse l'Orinoco...

Scarichi di responsabilità, dichiarazioni, avvocati, iscrizioni formali sul registro degli indagati, visite, perizie. Intanto la via rimane chiusa e la gente continua a vivere fuori casa. C'è chi ha trovato ospitalità da parenti e chi invece deve arrangiarsi in albergo. Ci sono famiglie intere, bambini. C'è la signora Carmela che ha 88 anni e delle perizie non sa che farsene.
Jopnas, senegalese, da 12 anni in Italia: è il suo il vocione che grida "Casa! Casa!" accompagnato come in un coro gospel dal falsetto delle donne: «Mi hanno pagato l'albergo per 3 giorni e poi mi sono dovuto arrangiare - dice - È un mese che non entro a casa mia, le mie provviste saranno andate a male. Sono venuto in Italia perché qui credevo non accadessero queste cose».

«Qualche anno fa ci fu un crollo con un morto - dice un genovese, riferendosi a Daniel Koljedja, l'operaio albanese morto nel cantiere del Galata Museo del Mare - e il giudice intervenne subito. Qui per fortuna non è morto nessuno, tutto dovrebbe essere più semplice e invece non ci dicono niente».
Il popolo di Prè occupa via delle Fontane, piazza della Nunziata, poi via Gramsci, andata e ritorno: battono coperchi, urlano, portano manifesti e striscioni tesi tra scopettoni e bastoni: PRE-tendiamo di rientrare nelle nostre case; oppure si rivolgono al sindaco: a Natale PRE-staci la casa! Anche noi eravamo PRE-senti: via Prè, fate PRE-sto!
 
 
 
 
 
 
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