Che Maggiani fosse un narciso, l'avevamo capito tutti. Basta andarlo a sentire in una conferenza: voce bassa, da prete prima dell'eucarestia, parla sempre e solo di sé. Ma con la sua mostra fotografica Mi sono perso a Genova, ospitata a Palazzo Ducale, ha superato ogni limite. Pagando il biglietto, ci si aspetta una mostra di fotografie su Genova, la sua straordinaria trasformazione, il suo essere al centro del Mediterraneo. E invece, da subito, ci si rende conto che è una mostra su Maggiani e non sulla Genova di Maggiani.
Vorrei dire che l'allestimento è riuscito, le foto sono di livello, le installazioni sonore sono intriganti, quello che stona è l'onnipresenza invadente dello scrittore. Che ora, con questa mostra, si fa fotografo ma, ahimé, anche artista. Nell'ultima stanza una vera e propria installazione di arte contemporanea, una foto, opera di Jacopo Benassi, che rappresenta Maggiani trafitto da penne bic rosse, una sorta di ridicolo San Sebastiano. Ai piedi dell'icona gay, una serie di piccole foto mostrano le medicine che il nostro autore ingurgita per sopportare il suo mal di vivere con cui spesso ce la mena nei suoi interventi pubblici. Se fossimo alla Tate Modern di Londra, se si trattasse di una mostra d'arte contemporanea, ci starei. Tutto ciò ci starebbe, se Jacopo Benassi, il "giovane" artista che ha fatto tale operazione (ahimé è nato nel 1970 e in Italia è ancora definito giovane), avesse rappresentato sé stesso, avesse fatto una riflessione sulla sua identità.
E invece no, è stato chiamato non per progettare un'opera sua in una sua mostra, ma per produrre un'opera dove il protagonista visivo è Maggiani: un ritratto come ai tempi andati. Tutto sta nella tradizione. Una mostra sul principe con tanto di ritratto del principe, prodotto da un "giovane" artista che deve fare la sua strada. E che magari vorrebbe esporre al Ducale in una personale o in una collettiva.
Come mai il Palazzaccio non si prende mai la briga di fare mostre di artisti della nuova generazione e se li fa lavorare, li fa lavorare per i principi?
Poi: bella l'installazione sonora, intrigante, da grande mostra internazionale. Andate e posizionatevi sotto l'audio. Vi aspettereste i rumori della città, vero? E invece no, la voce di Maggiani, anche qui. Non poteva mancare nemmeno la sua voce. Ciliegina sulla torta, una videoinstallazione con scatti in sequenza. Direte voi, scatti su Genova? No, Maggiani, in tutte le salse, anche dal medico, del suo bel possente torace ce n'era già d'avanzo nella foto sansebastianesca.
E ora: le foto su Genova magari sono anche belle, ma in questo contesto svaporano come la rugiada al sole. Mi chiedo: ma perché non si è fermato alle fotografie, perché tanto cattivo gusto, tanta sovraesposizione? Se ogni singola operazione è godibile, la mostra nel suo insieme sfiora il kitsch narcisistico, un cortocircuito da prendersi la scossa. Caro Baggiani - ora non correggo più questa insistenza del correggi ortografia di word che mi trasforma Maggiani in Baggiani - hai messo in piedi la tua più riuscita baggianata.
Un'ultima considerazione: ma Palazzo Ducale cosa crede di fare con queste mostre? Cambiaso, Garibaldi, la mostra fotografica di Bergami - almeno quella ci stava - e ora quella di Maggiani? Un'estate, quella del 2007, in cui l'unica proposta intelligente erano le visite guidate, che dovrebbero essere cose di ordinaria amministrazione.
Me le vedo frotte di turisti accorrere a vedere le mostre che propone il Ducale. Se continua così, Genova può chiudere baracca. Un gran peccato dopo tutti gli sforzi fatti dal 1992 ad oggi. Io avevo solo quindici anni allora e ho visto crescere la città anno dopo anno. Credevo fosse una crescita virtuosa e continua, tant'è che mi sono laureato in Beni Culturali e ora ho capito quanto mi abbiano ingannato. Nell'ultimo anno solo qualche sprazzo di internazionalità a Villa Croce, come con Kaprow in questi giorni. Vivo a Torino, amo molto di più Genova, avrei voluto rimanerci, ma per il momento nella mia città laggiù sul Mediterraneo non riesco neanche a godermi una mostra come Dio comanda.
Commento 1
Maggiani? Un narciso al Ducale
....e chi ha scritto l'articolo un vero genio.
Non lo dico in tono ironico, sono stufa di leggere tutta la sua retorica post comunista sul Secolo XIX, ho anche provato a scrivergli, dopo qualche suo eccessivo scivolone narcisista-comunista-buonista....credo che qualcuno gli dovesse dare una "scrollatina" pubblica, chissà che non si dia un limite.
Grazie Gabriele, di vero cuore.
Saluti
Silvia Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 2
Non sono d'accordo con il pezzo, lo trovo più immotivato che interessante. Maggiani si muove in una genova protagonosta con le sue storie che si svolgono con le persone, i palazzi, le vie, gli odori ... di Genova. Genova è protagonista e gode non solo della scrittura, eccellente, di Maggiani ma questa volta anche del suo vedere, del suo occhio, decisamente originale per visioni riportate e per "didascalie". Non so quanto narcisismo sia uscito dalla
presentazione al Ducale, di certo ne più ne meno che quello di chiunque si trovasse in quella posizione... Chi scrive, fotografa, parla in pubblica, dipinge, canta etc..., come chi fa ricerca, ha un forte egocentrismo e non vi trovo nulla di male, soprattutto se i "prodotti", per usare un termine ahimé moderni, sono eccellenti...
Cordialmente. Alberto Diaspro. Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 3
Semplicemente imbarazzante.
Cosi come chi ha dato la possibilità a Maggiani
di avere finanziamenti e luoghi dove esporre.
...è difficile anche affermare che descrive una città, anche se a suo modo. Puah!
Saluti!
Daniele Nicoli
Commento 4
Volevo dare un giudizio negativo sull'articolo, non per il contenuto, magari in gran parte condivisibile, ma perché scritto sull'onda di un anticomunismo che oggi sta ormai dilagando; se Maggiani fosse di destra, l'amico Rossi avrebbe scritto le stesse cose?
Federico Cabona Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 5
ciao a tutta la redazione,
volevo fare i miei personalissimi complimenti per il pezzo, a chi l'ha scritto come a chi ha permesso di pubblicarlo: non ho visto ancora la mostra e quindi non propongo giudizi in merito; fa molto piacere però sapere che si possono ancora leggere opinioni diverse, non per forza positive; la funzione della critica è determinante, costruttiva e positiva (se in buona fede, s'intende) ...altrimenti siamo fregati. Riprendendo l'articolo: ma Palazzo Ducale cosa crede di fare con queste mostre? Bisognerebbe imparare da Torino, vero centro culturale nazionale, che invidia! E dalla prossima stagione hanno anche Martone come responsabile dello Stabile!
Saluti,
Lorenzo Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 6
Forse c'è un fraintendimento di fondo, la mostra mi sono perso a Genova' non è una mostra fotografica su Genova, ma di come vede la città un artista, ovvero di colui che si è perso: Maurizio Maggiani. Quindi chi va a vedere questa mostra va a rendere omaggio a Maurizio Maggiani, all'artista scrittore ed in questo caso fotografo.
Che poi Maggiani sia un narciso, forse lo è come molti scrittori e artisti. In fondo abbiamo tutti la condanna di parlare di noi anche quando parliamo di altro.
Detto questo poi si può comprendere il kitsch narcisistico, e chi va a vedere la mostra sa cosa si aspetta: uno che si è perso a Genova e vuole raccontarcelo parlando di lui e dei suoi punti di vista'.
Detto questo poi si può condividere la parte di critica che Gabriele Rossi fa alle scelte del Palazzo Ducale nell'allestire certe mostre. Questione di costi? Della classica mentalità vorrei ma non posso?'. Sono d'accordo che manca un salto di qualità. Ci sono sparse per l'Italia tantissime belle mostre, basta andare sul sito web .
E Genova non compare. Se poi andiamo alle sul numero di visitatori al 21 novembre del 2007 tra tutte le mostre allestite nell'anno...Genova non esiste proprio.
Al primo posto c'è: Brescia. Museo di Santa Giulia con Turner e gli impressionisti. La grande storia del paesaggio moderno in Europa (dal 28 ottobre prorogata al 9 aprile) Visitatori: 352.415. Media giornaliera: 2.189- Giorni di apertura: 161.
Sapete dov'è Genova? È (57°) cinquantasettesima con - Luca Cambiaso un maestro del Cinquecento europeo (dal 3 marzo all'8 luglio). Visitatori: 34.901. Media giornaliera: 315 Giorni di apertura: 111.
Non servono altri commenti. Giorgio Boratto Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 7
Caro Gabriele, Maggiani rappresenta Genova. Il narcisismo dei pochi che ogni giorno si parlano addosso. Si fanno i complimenti, si trastullano e si trascinano tra il Palazzo della Borsa, il Palazzo Ducale, la spianata di Piccapietra, questo e quel giornale... rappresentano la noia. Ora, a me risulta difficile collegare l'intelligenza dell'autore di queste uscite pubbliche, di tutta questa sovraesposizione priva di contenuto, alla grande intelligenza dell'autore della Regina Disadorna. Erano i tempi in cui, credo, Maggiani non aveva grandi legami con la città, scriveva perché aveva qualcosa da dire, non qualcosa da firmare.
Genova si parla addosso, i dieci scrittori, i cinque o sei giornalisti, questi personaggi che passano da una radio ad una tv, da una tv ad una società di relazioni pubbliche, e che popolano stanze e palazzotti locali sanno fare questo. Sono tutte persone di una noia mortale. Capita in molte città che si credono arrivate, sai un paio di occasioni in dieci anni e ti senti arrivata, hai i tuoi dieci intellettuali e puoi sederti, stendere loro tappeti rossi e limitarti a dire che li hai.
Maggiani si è adeguato all'ambiente. Scatta le foto, ci mette se stesso, va in giro, ne parla. Qualcuno lo ascolta e poi? Nel migliore delle ipotesi diciamo che sono personaggi narcisi, come hai scritto tu, ma molto piccoli. Scompaiono non appena li confronti con i grandi intellettuali - artisti di altri paesi. Prendi persone come Renzo Piano, Carlo Freccero (due esempi legati in qualche modo all'attuale amministrazione, ma che mi vengono spontanei, non c'entra nulla questo dettaglio), come è stato Franco Carlini, sono legati ad una città, certo, ma mettili ovunque nel mondo e con i loro contenuti reggeranno ogni confronto, apporteranno qualcosa. Prendi invece persone come Maurizio Maggiani, Bruno Morchio (l'altro, a Savona lo invitano a parlare di marketing territoriale col giallo ligure e lui non fa altro che presentare il suo ultimo libro, neanche si preoccupa del titolo dell'incontro) o i molti - troppi - giornalisti locali e portali fuori dai loro giardinetti, dal loro pubblico che li applaude mentre sospirano presentando un libro, mentre riflettono sulle parole in pubblico perché il momento è sempre grave no, questi non funzionano. Sono personaggi che non funzionano. Questi eventi, come quello di Palazzo Ducale, sono come contenitori mutanti, con un contenuto sempre uguale a sè stesso. Non nelle settimane, o nei mesi. Il problema è che è sempre uguale negli anni.
Enrico Ratto Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
Commento 8
Il mio primo commento è stato, nella sua forma un poco 'crudo'.
Ne condivido tuttora la sostanza.
Vorrei solo precisare che Maggiani è probabilmente il minor colpevole
di questo polverone, anche se complice.
L'artista è specchio di quello che Genova ora produce e offre.
La sua mostra fotografica, così è presentata [ ??? ] e come tale deve essere
giudicata, è davvero di basso livello. Un progetto banale e per nulla originale.
Difficile invece 'digerire' chi sovvenziona, sponsorizza queste mostre,
questi avvenimenti. Comune, Palazzo Ducale e tutti gli altri piccoli grandi sponsor.
Cosa hanno visto in questa esposizione? Possibile avere dai relativi
responsabili un giudizio, un pensiero su questa esposizione fotografica, sulla
comunicazione utilizzata dall'artista? Cosa hanno visto di bello, interessante, nuovo, originale, elegante?
Non su quello sempre proposto in passato o quello in cantiere in futuro.
Su questa mostra fotografica. Con il senno di poi, si può sempre sbagliare.
Daniele Nicoli Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it
COMMENTO 9
Io non ho parole. La mostra di Maggiani è stato uno degli eventi più significativi degli ultimi tempi a Genova. E questo perché Maggiani sa guardare. Sa guardare Genova e l'ha descritta con le parole semplici e istintive di un bambino.
E forse è questo il motivo per cui non è stata apprezzata; la gente non sa più vedere e non sa più stupirsi delle cose semplici e immediate.
La mostra di Maggiani è immediata; certo, per chi sa vedere. Per chi cammina con il naso all'insù. Per chi sa vedere un elefante nella pancia di un boa. E non un cappello...
Emanuela Spera Se volete dire la vostra su questo argomento scrivete a redazione@mentelocale.it