Natale è vicino e sarebbe piuttosto scontato uscirsene con gli immancabili
consigli per gli acquisti.
Strenne a forma di CD. Uniamo il proposito al dilettevole, pertanto ne approfitto per raccontarvi le ultimissime novità di una label tra le più alternative d'Italia, la trevigiana
Lizard di Loris Furlan.
Quattro proposte in linea con il raffinato approccio "off-shore" dell'etichetta di Preganziol, sempre pronta a valorizzare le intuizioni creative più vivaci di una nicchia che non è solo progressive, semmai (e soprattutto) buona musica.
Partiamo in quarta con il melting pot dei monzesi
Zita Ensemble che, reduci dal buon
Volume 1 (sempre per Lizard - 2006), offrono all'ascoltatore il concept
Quintet Sessions. Il convenzionale trio Vincenzi (chitarre), Gatti (batteria e percussioni) e Fortuna (basso e contrabbasso) si avvale della collaborazione di Luca Urbani ai sintetizzatori e Stefano Floriello ai tablas. L'esito è un caleidoscopio variopinto di ambient, etnica, jazz e psichedelia. Tale trasversalità è pilotata in maniera moderna grazie all'utilizzo di effetti loops, drones, programmazioni e campionature senza sovvertimenti all'impianto analogico dell'immagine elettroacustica. Quasi trendy...Da non perdere le longtrack
L'infelicità perfetta e la
Suite n. 2.
Chi ama gli Area, non può rinunciare al nuovo CD dei
Nema Niko,
Meccaniche di pensiero (quarta prova dopo
Mio scialbo del 2000,
La Storia dell'uomo che incontrò se stesso del 2002 e
No Zeit 7905, esperimento stratosiano con
Raffaello Regoli uscito nel 2006). Mi riferisco alla "mentalità" degli Area, ovvero a quell'attitudine di mettere in contatto le arti tra loro, di usare la voce in maniera poco convenzionale. In una parola: la ricerca. In effetti c'è anche altro. La band veneta ricorda i Japan di David Sylvian, perché non si occupa solo di musica, ma pure di letteratura e arti figurative. Le atmosfere tenui, a tratti cameristiche, pur non insensibili all'elettronica, attingono prestiti da Eno, Cale, Sakamoto, Chimenti e Czukay. Poi la voce recitante di
Marco Tuppo arriva a fare il paio con quella di Paolo Carelli dei Pholas Dactylus, tanto da battezzare
Meccaniche di pensiero il
Concerto delle menti del nuovo Millennio. Alcune virate in direzione della World Music, accolgono il contributo di strumenti (a noi) bizzarri come la trombetta cinese e il darbuka o di scale arabeggianti suonate dalla chitarra. Bellissime le fotografie nel libretto interno, tratte dalla mostra di Marco Tuppo
City VisiLuoghiSogni.
La prossima settimana vi parlerò dell'opera prima dei Garamond (Quant'altro) e dell'atteso bis degli Airportman (Rainy Days).