 © foto: Gianni Ansaldi
Quando mi è stata proposta la realizzazione di questa mostra ho fatto la seguente obiezione: grazie, sono onorato, ma è meglio realizzarla nelle condizioni ideali di premorienza dell'autore. L'autore deceduto infastidisce assai meno la delicata sensibilità dei molti, migliori di lui, che ingiustamente non hanno goduto dello stesso privilegio, ed egli stesso non può essere accusato di usurpare ciò che spetterebbe ad altri. L'obiezione è stata respinta, ho accettato di espormi, e dunque ben mi sta tutto quello che ne viene.
Quello che ne viene dalle opinioni esposte in questo sito è una pesante accusa di edonismo narcisistico e di fatuità. Da quello che posso capire, di narcisismo sono accusato da chi ha visto la mostra, di fatuità -e anche di post comunismo buonista- da chi non l'ha vista. Vorrei obiettare quanto segue.
La mostra è intitolata a lettere ben visibili e inequivoche: Mi sono perso a Genova. Dunque chi paga i 5 euro dell'ingresso lo fa perché interessato al personalissimo, soggettivo, opinabile sguardo del sottoscritto. Allo stesso identico modo di chi decide di spendere 7,23 euro per acquistare il romanzo La Regina Disadorna; un romanzo, appunto, ambientato a Genova. Sguardo e narrazione soggettive; belle o brutte, interessanti o insignificanti.
Ma tra romanzo e mostra c'è una differenza di contesto non secondaria. Il romanzo è un prodotto del mercato, vive in virtù delle sue regole: un imprenditore rischia il suo capitale investendolo su un'opera che forse gli darà guadagno, forse perdita. La mostra, questa mia come altre, è invece un investimento di denaro pubblico e chi ci mette i soldi è il contribuente. Per questa ragione i contribuenti fanno più che bene ad esercitare la loro critica -direi che è un loro dovere- e a discutere se i loro soldi sono stati spesi bene o male.
L'ideale sarebbe esercitare una critica sulla sostanza, sui contenuti, sulle forme della mostra, di questa come di tutte le altre. Non vi pare? Lo sguardo di Maggiani è insignificante, la sua idea della città è deprimevole e banale... e così via. Invece esercitate la vostra critica sull'autore. Che è antipatico. Fatemi capire. Trovereste eccitante, utile e produttivo discutere di una mostra di Toulouse Lautrec (si parva licet, naturalmente) criticandola perché l'autore era un puttaniere, un ubriacone e un cocainomane? Era tutte queste cose, ma è di questo e da questo che giudicate la sua opera?
La mostra Mi sono perso a Genova ha lo svolgimento simile a un libro; c'è una narrazione di 178 fotografie lungo sei sale espositive accompagnate da testi, più una terza e una quarta di copertina, dove da tempo immemore si descrive, brevemente, biografia e bibliografia dell'autore. In questo caso la bibliografia è una installazione video, all'ingresso, piuttosto discreta come ingombro, e la biografia è una installazione fotografica in una parete della sesta sala. C'è qualche autore di qualunque genere che troverebbe narcisistico avere una terza e una quarta di copertina? Non mi pare, e infatti appaiono in tutti i libri, in tutte le mostre, in tutte le esposizioni di qualsivoglia genere.
L'installazione sonora è un racconto a sei voci -la mia e quella degli amici miei che da anni se ne vengono con me a piedi per Genova- il cui tema è l'idea di ciascuno sul perdersi, su Genova, su ciò che vediamo e percepiamo di una città sempre più grande di noi.
Poi ci sono le immagini. Io non sono un cartografo e non ho nessuna intenzione cartografica; le mie immagini sono narrazioni soggettive appunto, e in questo senso sono 178 autoritratti, anche se non apparte, ovviamente, nemmeno un'ombra del sottoscritto. Allo stesso modo che lo sono, svariate migliaia di autoritratti, le immagini di Milano di Ugo Mulas o Basilico (sempre si parva licet). Loro infinitamente più bravi di me, ma pur sempre sguardi soggettivi, personalissimi. E credo che il senso e la ricchezza del loro lavoro risieda proprio lì. Come il senso del mio.
Ma perché allora dite che l'allestimento è riuscito, le foto di livello, l'installazione sonora intrigante, e invece non mi fate il culo proprio in quello? Nella sostanza; nell'unica cosa che conta di me: ciò che ho fatto? Perché non spiegate per filo e per segno, partendo dall'opera che avete visto, la ragione per cui ritenete dilapidato il pubblico denaro?
Se invece il tema fosse un altro ancora, se fosse la politica culturale pubblica di questa città, allora il sottoscritto sarebbe ben felice di essere parte in causa di questa discussione, persino se fosse considerato uno dei suoi elementi di scandalo. Perché apparirebbe chiaro che sbeffeggiarlo per il suo "buonismo post comunista" è un'occasione come un'altra per parlare di cose più serie. Ah, ad uso della cattivista Silvia, voglio aggiungere che il mio reddito proviene tutto dal mercato privato soggetto alle leggi implacabili della concorrenza e della competizione; mercato in cui lei immagino confidi convintamene per il suo presente e per il suo futuro.
Non se ne dolga dunque se l'implacabile mercato investe in buonisti post comunisti (per altro categoria quest'ultima in cui non posso in coscienza onorarmi di militare) le sue risorse: è solo bissniss baby.
Commento 1
Cambia tutto, i lavori sono passanti, trovi l'ingegnere dell'IBM che ha aperto un ristorantino, il comico che fa il giornalista ed il giornalista che fa il fotografo. Il problema è questo però: che il comico fa meglio il giornalista di
quanto il giornalista fa il fotografo. O meglio. prima di fare un altro mestiere, bisogna sapere colmare le lacune del proprio.
Maurizio Salvatori
Commento 2
Il mio primo commento è stato, nella sua forma un poco 'crudo'. Ne condivido tuttora la sostanza. Vorrei solo precisare che Maggiani è probabilmente il minor colpevole di questo polverone, anche se complice. L'artista è specchio di quello che Genova ora produce e offre. La sua mostra fotografica, cosi è presentata [???] e come tale deve essere giudicata, è davvero di basso livello. Un progetto banale e per nulla originale.
Difficile invece 'digerire' chi sovvenziona, sponsorizza queste mostre, questi avvenimenti. Comune, Palazzo Ducale e tutti gli altri piccoli grandi sponsor.
Cosa hanno visto in questa esposizione? Possibile avere dai relativi responsabili un giudizio, un pensiero su questa esposizione fotografica, sulla comunicazione utilizzata dall'artista? Cosa hanno visto di bello, interessante, nuovo, originale, elegante?
Non su quello sempre proposto in passato o quello in cantiere in futuro.
Su questa mostra fotografica.
Con il senno di poi, si può sempre sbagliare.
Daniele Nicoli
Commento 3
Ciao,
mi ha incuriosito molto il dibattito nato dalla mostra di Maggiani, io non l'ho ancora vista ma a questo punto ci andró di sicuro, per vedere con i miei occhi i pro ed i contro.
Comunque mi stupisco sempre di piú di quanto noi genovesi non abbiamo fiducia nella nostra cittá. Genova è conosciuta all'estero e sicuramente gli avvenimenti degli ultimi anni, dal Festival della Scienza ai Palazzi dei Rolli, a quel fascino multietnico che molte città ci invidiano, hanno contribuito a farla conoscere ancora di più.
Genova è una città viva, in modo proprio, diversa da Milano o Torino, vi sono centri ARCI, bibliocafé, mostre, teatri sperimentali. Forse più che altro mancano le persone interessate a conoscere e frequentare tutto questo.
Sara Finocchietti
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