Vi ho visti.
Vi ho visti, sapete? So che non ve ne siete accorti, eravate indaffarati, ma vi ho osservato da lontano e da vicino, correre, entrare nei negozi, girare per mercatini e librerie, indugiare su un regalo o sull'altro, prendere, toccare, sfogliare, fare la fila alla cassa, pensare a parenti e amici,
gli piacerà?,
le starà bene?, qualcuno con più voglia, qualcuno meno convinto, un paio, o forse più di un paio, che si facevano violenza, non vedevano l'ora di correre a casa e piantarla lì con tutto quel casino, con tutta quella gente frenetica e chiassosa.
Lo so che i regali, quelli che si scartano e si toccano e si rigirano fra le mani, fanno piacere, alla fine. Ma sì, perché non dirlo?, ma che fatica, quanto tempo e quanti soldi persi per non parlare delle energie, io la sento sempre mia madre che ogni natale dice, adesso mi ci vuole un mese per riprendermi, ma l'anno prossimo col cavolo, l'anno prossimo parto e me ne vado da sola in campagna, ma tanto non è vero, poi non lo fa mai, lo diceva sempre anche mia nonna, tutti gli anni, ma in campagna non ci andava mica mai. E pure mia sorella lo dice e insomma tutti dicono la stessa cosa e si lamentano che non hanno mai il tempo, che hanno troppo da fare, che le feste stressano e c'era pure scritto sul giornale che
le feste sono una delle prime fonti di stress.
E allora.
E allora non sarebbe male regalarsi un po' di tempo, che come al solito costa assai meno. Per esempio. Lo so che avete da fare, ma in mezzo a tutto quel correre a destra e a manca figuriamoci se non passate da via San Luca o insomma da quelle parti, e allora ci vuole un attimo perché piazza Pellicceria è proprio lì dietro, ci vogliono due minuti a piedi, così vi togliete dal freddo, dal rumore e dalla folla e vi rilassate un po', rifacendovi la vista con cose belle e preziose. Perché
a piazza Pellicceria c'è uno dei più bei palazzi di Genova, ma che dico di Genova, d'Italia. È Palazzo Spinola, e in questi giorni ospita la mostra
Per Allumare, Argenti per la luce del Settecento genovese, a cura di Farida Simonetti e Franco Buggero, che si sono dati un gran daffare per riunire più di ottanta argenti di manifattura genovese, tutti realizzati fra la fine del Seicento e i primi dell'Ottocento, che adesso sono negli ambienti dell'Appartamento del marchese,
fino al al 9 marzo 2008. Ma non aspettate fino a quella data per vederla. Concedetevi una pausa adesso. Ci sono fantastici candelieri, doppieri, lucerne, bugie, appliques e smoccolatoi. Insomma, l'ho vista questa mostra, all'inaugurazione, quando tutte le candele della galleria degli specchi erano accese (evento che si ripeterà l'8 febbraio e il 7 marzo), e ne vale la pena, non solo per gli oggetti splendidi che si possono vedere da vicino, ma anche per togliersi qualche curiosità.
Per esempio,
lo sapevate da che deriva il nome "bugia", il noto padellino su cui si fissa la candela? Intanto sappiate che nel Medioevo si chiamava proprio così, "padellino", e la candela non era affatto prevista, ma al posto di questa c'era un bicchierino contenente olio che bruciava, e per facilitarne il trasporto era munito di un manico. Ma nel Settecento al bicchiere viene sostituito un piccolo candeliere, perciò ecco la candela ed ecco il nome di bugia, perché Buyaja era il nome della città algerina famosa per la produzione di cera e di candele destinate all'Europa. In francese diventa
chandelle de Bougie e poi soltanto bougie, da cui appunto bugia. Candeliere o candelabro sono invece termini palesemente legati a candela, dal latino candére, ovvero essere acceso. A proposito. Vi capita mai di "reggere il moccolo" o "reggere la candela"? E a chi non è mai capitato almeno una volta nella vita. Un tempo succedeva alla servitù, di rimanere ore ed ore, magari anche intere nottate, in piedi, lì immobili senza fiatare, ad illuminare cene o convegni amorosi.
Insomma, immergersi in un'atmosfera a lume di candela diventa un modo di avvicinarsi alla storia e alla cultura. Di questi tempi, in cui risparmiare energia non è solo motivo per pagare un po' meno la bolletta, le candele sono tornate di moda. Ben vengano, dunque.
E dopo, ancora un consiglio, ecco la seconda oasi di pace da visitare. Si tratta di una mostra, del tutto diversa, a
Palazzo Rosso, fino al 13 gennaio. Qui c'è un luogo antico e abitato solo dalle anime di chi lo scopre. È il deserto in immagini, abbinate ad oggetti particolari. Ed ecco che nascono
le fotocose, di Patrizia Traverso. Un'idea che merita attenzione. Lo so, ne ho già parlato e ormai Patrizia la conosciamo anche per il suo libro. Ma questa mostra è qualcosa di più. Un percorso nel silenzio, nei colori e nei pensieri che queste fantastiche immagini suscitano. Non perdetevela.
L'entrata è gratuita.
Come vedete, il tempo costa assai meno di quello che pensate.
Buon Natale a tutti.