Immagini in bianco e nero che ritraggono i genovesi di un tempo su una spiaggia. Mi sembra sia quella di Varazze. Sono tratte dall'archivio della Fondazione Ansaldo e Silvio Soldini, regista del documentario Un piede in terra e l'altro in mare, le alterna a riprese nuove del mare, degli oliveti, dei muretti a secco liguri.
Ma i veri protagonisti sono i genovesi e il loro lavoro, l'attaccamento alla terra e alle tradizioni. Sono ritratti commoventi perché veri e schietti. Soldini ha raccontato lavori tipicamente liguri: c'è una floricoltrice di Arma di Taggia, un ex operaio dell'Italsider, un pescatore di Camogli, un viticoltore di Riomaggiore, un ufficiale e comandante di tante navi, frantoiano e produttore di olio extravergine delle taggiasche.
Silvio Soldini e la Liguria: un legame che diventa ogni giorno più solido. Il regista ha girato a Genova il suo ultimo film, 'Giorni e nuvole': un grande successo di pubblico e una vetrina importante per la città, che Soldini ha ritratto nel modo più romantico e affascinante.
Ma un film non gli è bastato per raccontare tutto su questa terra, fatta di mare e di colline, di tradizioni e di gente vera. Così è nato il documentario Un piede in terra e l'altro in mare. Il progetto gli è stato affidato da Regione Liguria. I "ritratti di Liguria" di Soldini verranno presentati in anteprima al Teatro Carlo Felice di Genova giovedì 20 dicembre alle 18. Ci sarà anche il regista. L'ingresso è ad inviti, e il documentario entrerà poi nel circuito dei Festival specializzati, nazionali e internazionali: «prossimamente ci sarà una serie di proiezioni in tutta la Liguria. Poi il documentario sarà proposto a Il cinema italiano visto da Milano Festival e poi volerà all'estero: dal Festival du cinéma Italien d'Annecy fino al Tirana Film Festival», anticipa Andrea Rocco della Genova-Liguria Film Commission.
La Liguria e la sua gente: il lavoro, le esperienze, la vita di chi vive appassionatamente la propria terra. Ci sono Mariangela Cattaneo, floricoltrice del Ponente, l'ex-scaricatore e colonna storica della Compagnia Unica Amanzio Pezzolo, Franco Boeri "Roi", frantoiano e produttore di olio extravergine delle taggiasche, Franco Pellini, ex operaio dell'Italsider, Simone Gambazza, pescatore di Camogli, Heydi Bonanini, viticoltore di Riomaggiore e Alessandro Bagioli, ufficiale e comandante di molte navi.
«Silvio Soldini è venuto al mio frantoio per fare un sopralluogo», racconta l'ultimo discendente dei Boeri, che con il padre impegna tutto il suo tempo e la sua passione , «l'oliveto e le campagne circostanti gli sono piaciute subito. Ci ha ripresi durante la raccolta delle olive: era molto interessato al nostro lavoro».
Ma Franco non è nuovo all'occhio della telecamera: anni fa, nel suo frantoio di Badalucco, in provincia di Imperia, è arrivata la BBC per girare un documentario sull'olio italiano, poi è stata la volta della tv tedesca. «Ma con Soldini si è creato un rapporto straordinario», racconta ancora Boeri, «lui è una persona semplice, che spesso ha cenato a casa mia, con la mia famiglia». Franco non ha ancora visto il documentario: «sono un po' emozionato» conclude, poi torna a lavorare nel suo amato frantoio.
Franco Pellini ha raccontato la sua vita da operaio all'Italsider di Cornigliano: «ho lavorato nell'Acciaieria per molti anni della mia vita», spiega, «il primo giorno mi sembrava di trovarmi in un inferno dantesco, ma ho resistito grazie anche all'amicizia che mi legava alle persone che lavoravano con me: l'amicizia era tutto».
I container non sono mazzi di fiori, danno anche fastidio, ma questo sono i porti, e senza porti Genova e la Liguria non esisterebbero, dice Amanzio Pezzolo, intervistato da Soldini nel documentario. Anche lui ha instaurato con il regista un rapporto di complicità: «le riprese sono state fatte alla Trattoria Luigina, ai Piani di Fregoso, dopo un bel pranzo», racconta Amanzio, «io sono un appassionato di Genova e credo che Soldini mi abbia scelto per il mio entusiasmo nel raccontare oltre quarant'anni di storia del Porto». Poi nel suo viso sorridente cala un'ombra: «quando parlo del mio lavoro non posso dimenticare che, ancora oggi, il lavoro del portuale è ancora troppo rischioso. Oggi sono morte sei persone: non esiste nessuna sicurezza e questo per me è molto doloroso».