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Giuseppe Pericu
Giuseppe Pericu @ mentelocale
 

Pericu: «vi racconto la mia città»

 
L'ex Sindaco ha scritto un libro sul cambiamento di Genova. C'è anche un dialogo con Piano. È venuto a trovarci a mentelocale
 
   

     
Genova, 2 gennaio 2007
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di
Daniele
Miggino
   
1997-2007. Dieci anni intensi per Genova. Dal G8 del 2001 al 2004, in cui è stata Capitale Europea della Cultura, passando per una costante e continua trasformazione urbana. Una città che tenta di uscire da una profonda crisi economica e lo fa attraverso la ricerca di una nuova identità. Sono gli anni in cui Giuseppe Pericu è stato Sindaco del capoluogo ligure. Da qualche mese è tornato a fare il professore, l'avvocato e il nonno, ma ha voluto lasciare una traccia del suo operato. Si tratta di un libro - scritto con il giornalista Alberto Leiss, suo collaboratore negli anni dell'amministrazione - dal titolo Genova nuova. La città e il mutamento (Donzelli), che comprende anche un dialogo tra l'ex Sindaco e l'architetto Renzo Piano. Pericu è venuto a trovarci in redazione, abbiamo parlato del libro, di questo decennio vissuto con un'idea fissa: trasformare la città, non semplicemente amministrarla. Ma gli abbiamo chiesto anche dei suoi gusti in fatto di musica, libri e film.

Partiamo al brucio. Scelga un libro, un film e un disco o un autore musicale. «L'Ulisse di Joyce, che ho letto in francese ancor prima che uscisse la traduzione italiana, è il libro che più mi ha coinvolto. Ha rappresentato il superamento del romanzo tradizionale. Altri scritti dello scrittore irlandese, come Finnegans wakes e Dedalus mi sono piaciuti meno». Tra i tanti film, elegge La battaglia di Algeri di Pontecorvo. E in musica che gusti ha? «Mia moglie mi ha avvicinato alla musica sinfonica e alla lirica. Ma da giovane ascoltavo il jazz più veloce. Per un periodo mi sono accostato anche alla dodecafonica, ma ero un disastro».

Andiamo al libro Genova nuova. «Nasce dall'esigenza - dice Pericu - di illustrare i cambiamenti forti cui è stata soggetta la città in questi dieci anni, cambiamenti di non sempre ci si è accorti. Da parte mia c'era anche il desiderio di raccontare quello che ho fatto». Il Porto Antico nel 1997 esisteva già da cinque anni, ma la Valpolcevera era ancora una sfilza di capannoni abbandonati, la Fiumara era da venire, in San Lorenzo si andava con le macchine. Genova da allora ha cambiato faccia, questo è indubbio, ma la sua nuova identità l'ha trovata? «È una ricerca difficile - dice il Sindaco - la globalizzazione rende uguali i comportamenti di tutti. È un fenomeno inarrestabile, che provoca un forte disagio sociale. Trovare una caratterizzazione propria è anche una salvaguardia. Noi abbiamo lavorato molto sul passato. Ma affinché Genova trovi la sua identità culturale è necessario che i genovesi si sentano proiettati nel futuro, che percepiscano la fattibilità di questo processo».

A Marta Vincenzi ed Enrico Musso, candidati a sostituire Pericu a Tursi nelle elezioni amministrative dello scorso aprile, avevamo chiesto come si immaginano la città tra dieci anni. Lei se la immaginava così nel 1997? «No, ero molto pessimista, soprattutto per ciò che riguarda la disoccupazione (passata in questi anni dal 12% al 4% n.d.r.). Ma già immaginavo il recupero dell'orgoglio cittadino. E poi non sapevamo che sarebbe arrivato il G8, il 2004 era un'ipotesi vaga. Questi due eventi ci hanno costretto a ragionare in tempi stretti sui grandi temi della città». A proposito, cosa pensa di Marta Vincenzi? E che consiglio le dà? «Marta ha una capacità di comunicazione molto alta. È una persona che aggrega facilmente. Le consiglio di continuare a lavorare in questa direzione, con un progetto forte».

C'è qualcosa che avrebbe voluto e non è riuscito a fare? «Genova ha bisogno di una manutenzione complessiva più adeguata - risponde - parlo di strade, marciapiedi, di pulizia. Se uno abita in una bella strada ci torna più volentieri la sera. Sembra banale, ma non lo è. Non ce l'abbiamo fatta per mancanza di risorse. Ma è un problema che hanno tante città italiane».
Nelle prime fasi del libro, Barcellona appare come lo spirito guida di Pericu, l'esempio a cui guardare, una città che ha saputo trasformarsi a partire dalle Olimpiadi del 1992. Genova ha avuto le sue occasioni e le ha sfruttate. Ma ha raggiunto la maestra? «No - sorride - ci mancano i numeri, la quantità. E poi scontiamo anche un trend italiano negativo». Mentre la Spagna vola. «Certo, se si realizzasse il waterfront progettato da Renzo Piano anche Barcellona dovrebbe temerci», prosegue. Appunto, parliamo di Piano. Lei lo conosce bene. Come lo definisce? «Una persona geniale e un genovese convinto. All'estero viene presentato come "l'architetto genovese", ed è lui stesso che si qualifica così. L'idea di rivoltare la città verso il mare è sua e potrebbe essere una vera rivoluzione per Genova».

Oggi è ottimista sul futuro della città? «Ci sono tre o quattro progetti che se portati avanti produrrebbero risultati grandiosi. Ma, certamente, una cosa è pensarli, un'altra realizzarli. Uno studio della Bocconi dice che il nuovo aeroporto è fattibile economicamente, poi c'è la collina degli Erzelli. E anche un progetto molto interessante, che prevedeva di fare una sorta di Gardaland della scienza a Cornigliano. Staremo a vedere».

 
 
 
 
 
 
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