Due libri necessari per chi ama il progressive rock, e non solo. Diciamo, in generale, per chi ha la necessità di saperne di più. Per il lettore esigente e rompiscatole, quello che non si accontenta della biografia mainstream all'aroma di gossip.
Finalmente qualcuno si è preso la briga di consegnare al pubblico italiano uno studio serio e, al tempo stesso, agile su quell'oggetto misterioso che è il
Canterbury Sound. Il riferimento corre al consistente novero di band che, tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70, si sarebbero riunite entro il circondario della località inglese:
Soft Machine,
Caravan,
Gong, quindi
Hatfield and the North,
National Health e compagnia suonante. Che, a dirla tutta, non andò proprio così, perché il "mito" connesso ad un'eventuale corrente musicale o scuola canterburyana sarebbe "frutto...di una semplificazione giornalistica" o "di una convenzione utile e anche necessaria per poter distinguere suoni e generi". Questo è quanto afferma nella sua introduzione Michele Coralli, autore dell'illuminante ricostruzione storico-musicale
Swingin' Canterbury. Viaggio nella provincia del rock progressivo britannico: 1967-1981 (
Tuttle Edizioni, 2007 - Euro 13).
Tale premessa ci pone immediatamente davanti ad un lavoro dalle prerogative assai serie (peraltro mantenute
in itinere), nutrito di informazioni che non lasciano spazio a dubbi, grazie anche ad una mirabile capacità di sintesi. Si legge bene, anche quando ci si addentra in particolari che potrebbero recare qualche vertigine all'appassionato non avezzo al linguaggio musicale (mi riferisco all'analisi - ci voleva...era ora! - del capolavoro
Moon in June dei Soft Machine). Coralli è chiaro, semplifica senza appiattimenti e, grazie a strumenti intertestuali (citazioni ad opere altrui), trasmette una voglia matta di andare ad ascoltare subito la traccia, per gustarne i dettagli.
A completamento di un volume già piuttosto denso, un eccellente corredo biblio-discografico integrato da una sitografia aggiornata.
Pubblicare un saggio di musica elettronica, altra impresa titanica. Sì, perché, non è che ci sia la coda fuori dalle librerie, no? Quindi bisogna essere doppiamente bravi.
In primis le competenze, quindi -
last but not least - la comunicazione. Giorgio Sancristoforo (aka
Tobor Experiment) forse l'ha indovinata. E con lui la
Isbn Edizioni in connubio a
QoobTV. Cosa si sono inventati? Parafrasando il sottotitolo del frontespizio, un "sussidiario di musica elettronica". In realtà,
Techstuff DVD (2007 - Euro 14) è un manuale bilingue (Italiano-Inglese) di musica elettronica, con tanto di DVD allegato. Attira già dal "paratesto", essenziale, un po' retro, tanto da evocare qualche copertina dei
Kraftwerk o di altri anodini precursori dell'electropop.
Il formato è quello tascabile di un CD. Cominciamo a sfogliare. Fotografie in bianco e nero, capitoletti leggeri e tanta ironia (compresa l'illeggibile - per noi profani - introduzione in codice binario). In realtà, quanto squadernato nel libello, non è una burla, ma seria divulgazione sorretta da una concreta capacità espositiva. Che, poi, tra una riga e l'altra, scatti il sorriso, probabilmente rientra nel copione. Ma l'autorevolezza mostrata è molta, se pensiamo che il testo è concluso da una lunga e preziosa testimonianza (una delle ultime) di
Karlheinz Stockhausen. Il DVD non è un duplicato del libro, ma una curiosa variante scandita da clip monografiche, assai divertenti capaci di mostrare segreti e virtù dell'elettronica quando si fa musica. In più, per chi avesse il desiderio di cimentarsi in sperimentazioni senza spegnere il PC, nel DVD è contenuto un software musicale che simula un generatore formato da 10 oscillatori (per Mac e Windows). E se la musica elettronica continua a farvi paura, ripensiamo alle parole di Stockhausen: "Non ci dovrebbe preoccupare il numero delle persone che possono già capire o sentire ciò che sta succedendo. Lasciamo fare alla natura dell'evoluzione umana".