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Musica: manca il pubblico, non gli spazi

 
A Genova ci si lamenta della chiusura dei locali, ma pochi si degnano di riempirli. Lo sfogo di Matteo Casari infuoca il dibattito
 
eventi
Il nostro articolo sulla chiusura della Panteka ha innescato un dibattito sulla mancanza di spazi dedicati alla musica a Genova. Ieri abbiamo proposto l'intervento di Mauro Cipri, che lamentava l'assenza di locali dedicati ai giovani musicisti.
Oggi pubblichiamo la risposta di un addetto ai lavori, Matteo Casari. Musicista, fondatore dell'etichetta discografica indipendente Marsiglia Records e della fanzine Compost, organizzatore di concerti live in vari locali e spazi di Genova, Matteo è un vecchio amico di mentelocale.it. Se l'ambiente indie e underground cittadino non ha mai smesso di fare proposte, di organizzare iniziative, è merito di ragazzi che - spesso a fondo perduto - si sbattono giorno e notte, come Matteo fa da anni. Per questo capiamo il suo sfogo.

Leggi anche Morettini: «i giovani nel 2008»

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Genova, 8 gennaio 2008
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di Matteo Casari
   
pubblico live
Basta, vi prego, basta!
Sono anni e anni che ci sorbiamo questi inutili piagnistei e mugugni riciclati mille mila volte! A Genova gli spazi per la musica ci sono, ci sono stati e sempre ci saranno. Quello che manca è l'umiltà e l'intelligenza in un pubblico composto per la maggior parte da saccenti ignoranti.
Le serate si sono alternate, i gruppi, i locali, grandi nomi e piccoli tesori segreti da conservare tali. Pochi illuminati eletti si sono degnati di presenziare e riempire i locali, permettendo loro di andare avanti e giustificandone gli sforzi. Dov'era la gente che mugugna in quelle serate?
In città, tolti un paio di esempi, non ci sono locali che danno spazio esclusivamente alle cover band, anzi, provate a parlare con qualche musicista che vi suona e che vi chiarisca quanto sia dura anche per loro.

La situazione non è rosea, nè lo è altrove, ve lo assicuro per esperienza diretta e non per sentito dire. Colpa di difetti di comunicazione, siamo sempre segnati come dei carbonari a vita, tra l'illegalità di appendere locandine che nessuno legge e il tempo sprecato a tenere in piedi siti internet, fanzine, myspace e via dicendo. Ma questo non basta.
Al genovese serve l'evento per scuoterlo dal torpore in cui sopravvive. Allora con gli eventi tutto cambia. Evento positivo (Play Festival, Goa-Boa, Mu-Mù, Gezmataz etc, etc). Evento negativo (una chiusura o una bocciatura o un evento non condiviso da tutti).
Chiude la Madeleine? Coro di malcontento (Oggi per fortuna ha riaperto). Chiude la Panteka? Tutti in piedi, soprattutto quelli che mai ci mettevano piede, per criticare il malcostume di siffatta situazione.
E intanto ci siamo fatti chiudere questi locali perchè non li abbiamo supportati in vita. Un classico, no? Finito il tempo dell'impegno, alla morte dell'azione, tutti si risvegliano attivisti. Quanto ci metteremo a renderci conto del servizio unico che locali come Milk Club, ZeroDieci, Checkmate e i Centri Sociali come la Buridda, Terra Di Nessuno e Zapata stanno dando alla città?
Dovremo aspettare che siano tutti chiusi? Dovremo, quindi, tifarne e decretarne la morte per sentirci un po' parte di quella minoranza giovane che tanto ha da sbraitare contro la maggioranza dei vecchi?

Basta, vi prego, di questo stillicidio di polemichine.
Facciamoci portatori di buone novelle. Parliamo di quanto di buono succede in città (troppo anche per elencarlo in poche righe) e di quale attenzione mediatica stia incominciando a godere la nostra Genova grazie alla qualità dei suoi prodotti.
Facciamo la rivoluzione: supportiamoli.

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