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Sergio Maifredi (SM): «Ti ho seguito per anni, da distante, prima di lavorare con te. Ti vedevo in scena, come regista e come attore. Ti ammiravo, ma per quel misto di sospetto e pigrizia che c'è tra chi fa questo mestiere, ti lasciavo stare sul palco, non venivo in camerino a dirti che eri proprio bravo. Poi Lisa Galantini mi dice che tu sei venuto a Roma, all'Eliseo a vedere il mio Io sono il Maestro (mio primo lavoro islandese) e che ti era piaciuto. Allora il desiderio di incontrarti, di dirti che da anni anch'io ti seguivo... E finalmente ci siamo incontrati e abbiamo fatto Notte Araba. Non potevo farlo con un altro attore. Raccontami tu, il tuo incontrare me...»
Jurij Ferrini (JF): «È stato proprio così, ci siamo inseguiti. Poi l'occasione! E quando ti ho incontrato sul palcoscenico ho trovato un regista coraggioso, che approfondisce davvero il senso di un'opera e sa condurti anche laddove il terreno per un attore è incerto. Tu ad un certo punto chiedi una scommessa, io l'ho fatta e fin'ora abbiamo vinto».
SM: «Tu sei un protagonista. Te l'ho detto tante volte lavorando insieme. Tu sei un protagonista, un attore che da solo si porta sulle spalle la responsabilità dello spettacolo, a breve ti farò incontrare con un altro "protagonista", Corrado d'Elia, per il nostro Vero West di Shepard. Come è l'attesa delle prove che stanno per iniziare?»
JF: «Emozionante perché Corrado è senz'altro una personalità molto forte e marcata sulla scena, duettare con lui sotto la tua guida sarà un piacere e sono certo che attorialmente sarà una sfida ogni sera. Una sfida a render vivo lo spettacolo, a far accadere ogni cosa...non vedo l'ora...»
SM: «Affronteremo un incontro in cui ti racconterai alla città, al tuo pubblico, a chi vorrà venire: cosa vorresti dire a Genova, la città dove ti sei formato, che ti ha applaudito, ma da cui sei anche dovuto "emigrare" per ritornare da protagonista».
JF: «Beh in questi giorni sto proprio tornando a Genova con uno spettacolo (Riccardo III, ndr) che amo moltissimo e il teatro pieno fino a domenica... meglio di così... Ritrovare il pubblico genovese che frequenta lo Stabile dopo più di dieci anni è stata una bella sorprersa: sono ancora tutti lì... mi pare di conoscerli uno per uno, vedo le loro teste in platea e gli racconto la storia... un'esperienza che non ha paragoni».
SM: «Incontreremo poi alcuni giovani che vogliono avvicinarsi al teatro, stare con te due giorni durante il lavoro del seminario. Hai una parola che dia la forza ad un ragazzo, ad una ragazza, di impegnarsi in questa full immersion con te?»
JF: «Ho una gran voglia di raccontarvi la mia esprienza teatrale di questi anni e sono un uomo che porta della positività. Non ho mai scoraggiato nessuno, non sono un nichilista, il teatro è duro ma chi ha voglia di provare a farlo deve buttarsi... meglio una vita con dei rimorsi che con dei rimpianti. Tutti quelli che lavorano con me nei laboratori ne escono rincuorati ed entusiasti. Il teatro è gioia ed è più che mai vivo e rivolto ai giovani... direi che è nostro... e non di chi lo dichiara morto da sempre».
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