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genova  >  spettacoli  >  C'era una volta il rock

Le sperimentazioni sonore dei Negramaro

 
Strumenti etnici e fantasie percussive: è la contaminazione per eccellenza. E Giuliano Sangiorgi è un animale da palcoscenico. La recensione
 
eventi
Sabato 19 gennaio i Negramaro si sono esibiti al Teatro Carlo Felice di Genova. Per l'occasione anticipiamo di un giorno l'uscita della rubrica C'era una volta il rock: ecco la recensione di Simone Nocentini.  
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Genova, 21 gennaio 2008
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di Simone Nocentini
   
negramaro_media
© foto: smallville.forumcommunity.net
Superata a pieni voti, per i Negramaro, l'esperienza della performance teatrale. Dopo un mese di preparazione nella familiarità del loro casolare nel Salento, Giuliano Sangiorgi e gli altri cinque ragazzi della band hanno portato sul palco del Teatro Carlo Felice, tappa di un lungo tour, il loro spettacolo.

Attesi ed accolti da una folla di ragazzine strepitanti con in testa un paio d'ali di cartone (merchandising sui versi del ritornello de La Finestra: "e non mi resta / che allacciare un paio d'ali alla mia testa / e lasciare tutti i dubbi alla finestra"), i Negramaro non si sono accontentati di assecondare il pubblico delle radio commerciali e di MTV.
Su un palco allestito con una scenografia scarna ed essenziale, giocata solo su semplici giochi di luce, hanno dato vita ad uno spettacolo intenso, costruito su brani che attraversano tutta la loro breve ma intensa carriera. Centro di gravità, ovviamente, la personalità di Giuliano Sangiorgi, destinato - se non l'ha già fatto - a lasciare un segno importante nella storia della musica italiana.

Vero e proprio animale da palcoscenico, Giuliano gigioneggia a non finire, tra performance soliste con chitarra o pianoforte (confinato nelle rigide geografie teatrali sfoga sugli strumenti, con dinamiche umorali e quasi violente, le sue leggendarie movenze pelviche) e falsetti che rimbalzano tra il pubblico con l'aiuto dell'elettronica.
Attorno a lui la band, a geometria variabile, si scompone e ricompone a seconda delle necessità, fra strumenti etnici, mediterranei e d'oltreoceano, fantasie percussive o pezzi d'antiquariato sperimentale (come il theremin con cui si cimenta il tastierista), il tutto condito da un utilizzo a volte straniante dell'elettronica.

È la contaminazione per eccellenza, ingrediente fondamentale nella produzione dei Negramaro: se nei dischi passa attraverso la fusione della miglior tradizione cantautoriale italiana con il più ampio catalogo del pop rock contemporaneo, supportati dalla voce di Sangiorgi l'uno, e dall'abilità della band l'altro; così nello spettacolo il suono acustico viene filtrato e mescolato a quello elettronico, mentre nei loro brani si inseriscono, a sorpresa, citazioni di brani "altrui" in un divertente gioco di rimandi.
Al tempo stesso, come per magia, la contaminazione passa dal palco alla platea, e il pubblico si emoziona grazie ad un campione di voce su cui il chitarrista gioca con un delay lungo, o sull'intervento classico al pianoforte, spesso con dinamiche e forme sonore distanti da quelle abituali dei Negramaro.

Due ore e mezza di spettacolo, durante il quale ai più noti successi come Mentre Tutto Scorre - messa nel cassetto a inizio scaletta in una scarna versione chitarra e voce, Estate - con Sangiorgi in platea, Cade La Pioggia, L'Immenso, si alternano brani meno noti su cui si scatenano le sperimentazioni.
È il caso de La Distrazione, in uno straniante 2/4, Nuvole e Lenzuola, amputata della parte ritmica affidata al pubblico, Giuliano Poi Sta Male, in cui si passa dal suono della taranta al levare del reggae passando attraverso un violino dalla spiccata sonorità irlandese.

Un omaggio particolare alla città di Genova: dopo un rapido accenno de La Canzone di Marinella, Sangiorgi ha regalato un'emozionante versione al pianoforte de Il Cielo In Una Stanza e Vedrai, in omaggio alla grande tradizione della scuola genovese. Ma anche un passaggio di Genova 22, brano del loro primo disco, dedicato alla città all'indomani del G8.
Con l'evolvere della serata lo spettacolo aumenta di intensità sonora, forse per assecondare la pancia delle adolescenti che, d'altronde, un po' di gridolini li devono pur fare. Qualche capello bianco in platea è un po' perplesso, ma dei due cinquantenni accanto a me, uno se n'è andato a metà spettacolo, l'altro saltava sulle note di Parlami d'Amore.

I Negramaro, comunque, con questo spettacolo hanno dimostrato che non è a questo che si vogliono fermare e che, dunque, è possibile coniugare il successo commerciale con una produzione artistica di qualità. Si può fare, di sicuro, con il coraggio che serve per decidere di stupire, e non assecondare soltanto, l'orecchio del pubblico. Questi sei ragazzi del sud ci stanno provando e, al di là dei gusti personali, è un merito che va loro riconosciuto da tutti quelli che amano la buona musica.
 
 
 
 
 
 
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